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L'europarlamento boccia la direttiva orari

17.12.2008

Il parlamento europeo ha bocciato oggi la direttiva orari che prevedeva 65 ore di lavoro settimanale. La sessione plenaria del parlamento di Strasburgo ha approvato oggi a larga maggioranza la relazione dello spagnolo Alejandro Cercas [Pse], secondo cui tutte le clausole di «opt out» [deroga] dal principio delle 48 ore, attualmente applicate dalla Gran Bretagna e, in modo meno generalizzato, da un’altra dozzina di Stati membri (inclusa la Bulgaria, ndr) [un meccanismo sostenuto dal Consiglio europeo] , dovranno essere abolite entro tre anni dall’entrata in vigore della direttiva. Gli eurodeputati hanno ribadito che la durata media di lavoro settimanale va limitata a un massimo di 48 ore.

Il parlamento ha inoltre ribadito che i periodi di guardia vanno considerati come orario di lavoro. L’Assemblea ha anche respinto le disposizioni che avrebbero eliminato l’obbligo del riposo compensativo immediatamente dopo il periodo di guardia.
Il parlamento si era già pronunciato in prima lettura nel 2005, ma il Consiglio europeo non era stato in grado di definire una propria posizione in materia fino allo scorso mese di settembre, quando l’intervento della Francia e dell’Italia a favore dell’allungamento del tempo di lavoro ha «sbloccato» i negoziati. Il segretario del Prc Paolo Ferrero ha infatti sottolineato quanto la direttiva fosse «fortemente spinta dal governo italiano e dal ministro del Welfare Sacconi fin dall’insediamento del governo delle destre.Tale richiesta, che fa il paio con quella di detassare gli straordinari e con il tentativo di smantellare le difese e i diritti dei lavoratori nei luoghi di lavoro, è stata sonoramente bocciata, dal parlamento europeo».

La bocciatura del testo del Consiglio Ue da parte del parlamento europeo è stata accolta con grande entusiasmo dal relatore Alejandro Cercas, che ha dichiarato in conferenza stampa: «Le sole battaglie sicuramente perse sono quelle che si decide di non combattere». La proposta di direttiva sarà adesso negoziata in procedura di «conciliazione» fra l’europarlamento e il Consiglio Ue, in presenza della Commissione che dovrebbe svolgere una sorta di ruolo arbitrale. Nel negoziato è possibile rivedere tutto il testo. Se entro 90 giorni il comitato di conciliazione non sarà riuscito a trovare un nuovo compromesso, la proposta di direttiva cadrà e la Commissione dovrà presentarne una nuova.

Dopo la manifestazione convocata dalla Confederazione europea dei sindacati che ha riunito circa 15 mila persone ieri a Strasburgo, c’è molta soddisfazione sull’esito del voto. Secondo il segretario confederale della Cisl Giorgio santini, «si tratta di un’ottima notizia per la ripresa della costruzione di un’Europa sociale. E’ stata bloccata la decisione di esportare e istituzionalizzare l’opt out individuale sull’orario di lavoro che avrebbe potuto costringere i lavoratori europei a orari settimanali di 60-65 ore. La mobilitazione europea del sindacato è stata decisiva, ora vigileremo sul negoziato di conciliazione tra parlamento, consiglio e commissione».


Per l’eurodeputato del Prc-Sinistra europea Vittorio Agnoletto, si tratta di una «grande vittoria». «E’ stato bocciato il tentativo di distruggere gli accordi collettivi e quindi di portare un profondo attacco alle organizzazioni sindacali. Ora il testo così emendato sarà sottoposto alla discussione congiunta della Commissione, del Consiglio e del Parlamento rappresentato dal relatore. In quella sede la Commissione e il Consiglio accetteranno un testo che tiene conto degli emendamenti votati dal parlamento, oppure, in assenza di un accordo sarà destinata a decadere; anche in previsione della conclusione della legislatura».


Autore: Sarah Di Nella
Fonte: Carta




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