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Salento - Finibus Terrae

21.11.2008

Intervento durante la trasmissione “Horizont za vas” del 16.11.2008

Salento. Questo è il tacco dello Stivale italiano – parte della regione meridionale Puglia. E’ “lungo” quasi 120 chilometri ed è largo mediamente circa 50 chilometri. Quando il viaggiatore comincia a scendere verso Sud da Lecce in poi, sente un’aria diversa, perché da un lato c’è il mare Adriatico ed dall’altro lo Ionio. La punta del tacco non è per niente liscia. E’ formata da un merletto roccioso in color bianco-marrone. Questo merletto crea degli ambienti meravigliosi con le sfumature verdeazzurre del mare Ionio. Le punte più estreme del Tacco sono Punta Ristola e Capo Santa Maria di Leuca. Quest’ultimo la gente lo considera come la Fine della Terra e per questo, Capo Santa Maria di Leuca si chiama anche Finibus Terrea Leuca. La sua protettrice è stata nell’antichità la dea Minerva e dai tempi del cristianesimo è la madonna: Santa Maria; in suo onore è stato costruito un grande santuario.

Lo splendido panorama rende bene la sensazione che questo è realmente il Finibus Terrae con il monumentale faro marino, con l’omonima cittadina di Santa Maria di Leuca con le sue ville in stile greco-romano e arabo; dalla costiera rocciosa decorata dalla natura con i cactus e gli ulivi che salutano l’immensa estensione marina. Un posto, dove lo stressato cittadino non ha bisogno dei centri Spa (termali) per rimettersi in forma.

Tutto il Tacco dello Stivale ha un carattere così salutare dovuto al mare, all’aria pulita, al clima mite ed alla particolare natura mediterranea. Una assoluta sorpresa in questo aspetto per il viaggiatore è la baia che inizia da Punta Pizzo fino a Gallipoli. Questo è un straordinario parco naturale formato da Mare e Terra. Su di lei, i terreni umidi ed il bosco di conifere mediterranee (Pino d’Aleppo) cedono alle bianche dune sabbiose ricche di arbusti, ginepro e pino mugo ed altre piante. Il mare è azzurro e trasparente come nei tropici ed in alcuni tratti sul suo fondo sembra che qualcuno si sia divertito a mettere in ordine lastre di pietre levigate, così come si fa la pavimentazione di una piscina. Fino a una settimana fa la gente veniva ancora in spiaggia. Adesso , sulle scogliere sono rimasti a divertirsi i pescatori solitari, perché queste baie che circondano Gallipoli sono piene di tantissime specie di pesci e di frutti di mare. E Gallipoli è uno dei rari posti dove si possono mangiare frutti di mare crudi. Tradizione secolare ha la ricetta gallipolina di spaghetti con anemone marina verde; altra specialità è la scapece, un piatto dei tempi dell’Impero Romano: piccoli pesci fritti poi messi in mollica di pane con zafferano e aceto. Un cibo di grande delicatezza che non tutti possono degustare ma che è in realtà molto gustoso. Lo usavano i marinai nei loro lunghi viaggi (anche per evitare malattie) e la ricetta si tramanda di padre in figlio.

I cittadini di Gallipoli sono molto orgogliosi della loro storia e dicono che questo orgoglio “è il sangue invisibile di questa terra”. E questa terra nella sua parte antica è un isolotto di poco più di mezzo chilometro quadrato a quasi 150 metri dalla terra ferma. E’ un area sfruttata al massimo per costruire case e chiese in stile tipico proprio di Gallipoli. Oggi l’isola conta 3000 abitanti, ma già da quando l’hanno fondata i greci chiamandola “Kalipolis” – Bella città, sull’isola c’erano ottime potenzialità: l’acqua fresca potabile, ed in seguito furono costruite le fognature, le cantine, depositi per il cibo e ben 35 frantoi per la produzione dell’olio scavati a 5-6 metri sotto terra.

Una cosa unica che attira l’attenzione di circa 25.000 visitatori all’anno. Bisogna sapere che durante il Medioevo e fino alla fine del 1800 Gallipoli esportava in quasi tutta Europa fino alla Norvegia non solo olio di oliva , ma prima ancora l’olio per le lampade. Il poeta italiano Gabriele D’Annunzio lo ha chiamato “l’oro liquido” di Gallipoli. Per questo e per altri interressi commerciali i grandi stati europei hanno avuto a Gallipoli i vice consolati dal XVI secolo fino al 1923.

I cittadini autoctoni di Gallipoli sono molto ben predisposti nei confronti dei forestieri. In qualche modo assomigliano ai bulgari: magnificano lo straniero ma sminuiscono o invidiano il concittadino. Però sono uniti nella difesa della terra patria. Per questo, Gallipoli è conosciuta anche come “città fedele”. E un altro aspetto ancora da sottolineare: la sua intonazione della lingua italiana insieme a quella di tutto il Salento è la migliore dopo quella della Toscana.

Il modo più comodo per il bulgari per potersi godere il Salento è prendere il traghetto in Grecia da Igoumenitsa per Brindisi e da lì via verso Finibus Terrae. E bisogna anche sapere che quando gli italiani vogliono sottolineare nel senso non catastrofico della parola ma nel suo significato positivo che qualcosa è incredibilmente bello o gustoso dicono “è la fine del mondo”, equivalente a “finibus terrae”! Magnifico come la Fine della Terra!

* Si ringrazia per la gentile guida il Prof. Elio Pindinelli; Francesco Fonto Presidente della Associazione Gallipoli Nostra ed il signor Antonello Corciulo proprietario della storica trattoria di Gallipoli “Grotta Marinara”.

Elena Chahanova è corrispondente della Radio Nazionale Bulgara dall'Italia


Autore: Elena Chahanova
Fonte: Radio Nazionale Bulgara




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27.11.2008Commento [lavi57]
la costiera che da Santa Maria di Leuca va verso Otranto ha un mare a strapiombo di un azzuro meraviglioso con grotte marine altrettanto belle quale quella della "Zinulusa". Menzione particolare merita la citta' di Otranto che con le sue viuzze bianche e piene di negozi ci riporta ai tipici paesaggi delle isole Cicladi della Grecia.


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