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A Est il fronte per l'applicazione "morbida" del protocollo di Kyoto

20.08.2008

Romania, Bulgaria e Polonia sostengono, in ambito comunitario, la posizione dell’Italia sulla necessità di ridurre le emissioni inquinanti nell’atmosfera al fine di calmierare gli effetti del cambiamento climatico dell’ultimo decennio, conseguenza dell’allargamento del buco nell’ozono.

 Varie sono le motivazioni che alla fine hanno portato Calin Popescu Tăriceanu a sostenere le posizioni già espresse dal Presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi all’ultimo vertice europeo della settimana scorsa. “Problemi di costi” dicono all’unisono i capi di stato o di governo dei paesi che vorrebbero un’applicazione più morbida della direttiva Ue rispetto al rigoroso scadenziario impresso dal presidente di turno dell’Unione, il francese Nikolas Sarkozy. “In uno scenario molto preoccupante di crisi economica generale che, mentre fino ad ora aveva interessato solamente i mercati finanziari adesso pare inizi ad affettare pure l’economia reale, un paese manifatturiero, costituito in gran parte da piccole e medie imprese, come l’Italia non può permettersi gli alti costi che il piano Sarkozy prevede” sostiene il Premier italiano Silvio Berlusconi.

“Pur non essendo la Romania un paese finanziariamente molto sviluppato, e quindi non avendo ancora patito molti effetti negativi a causa della crisi economica globale, considerato l’ancora alto numero di emissioni inquinanti nel nostro paese preferiremmo un’applicazione più soft del piano al fine di permettere alle nostre finanze statali di ammortizzare senza danni le spese richieste” gli fa eco da Bucarest Tăriceanu. Sulla stessa lunghezza d’onda del premier romeno anche Polonia e Bulgaria mentre pare che Cechia, Slovacchia, Ungheria e Repubbliche baltiche, sino a ieri con l’Italia, ora intendano attestarsi sulle posizioni tedesche. L’Ungheria soffre però una crisi finanziaria ed economica gravissima, il paese è sull’orlo della bancarotta, tanto che si pensa sarà costretto a chiedere un prestito al Fondo Monetario Internazionale, per cui non si comprende bene come possa far fronte alle ingenti spese che il piano Sarkozy richiede. In genere un po’tutti i paesi dell’ex Patto di Varsavia, entrati a far parte dell’Unione europea tra il 2004 ed il 2007, hanno impianti industriali obsoleti ed anche se qualcosa negli ultimi quindici anni è stato fatto la strada per raggiungere l’abbattimento completo delle emissioni inquinanti, in Romania come in Polonia od Ungheria, è ancora lunga.

Un’applicazione dolce della direttiva Ue che recepisce gli accordi di Kyoto invece avrebbe il pregio di non gravare drammaticamente sull’economia di queste Nazioni, evitando che molti industriali abbandonino queste terre, che abbisognano di un costante sviluppo manifatturiero, alla ricerca di lidi più ospitali, magari nel terzo mondo.

Lo stesso discorso però può valere anche per un paese sviluppato come l’Italia ove il pericolo di una migrazione verso l’estero di molte industrie avrebbe conseguenze drammatiche sull’occupazione. La proposta del governo italiano di un’applicazione “dolce” della direttiva Sarkozy, che preveda l’immediato ottemperamento ai suoi obblighi da parte di un certo numero di paesi europei che già si sentono pronti mentre agli altri dovrebbe essere concesso un maggiore margine di tempo per adeguarsi. Sarebbe una soluzione di compromesso vantaggiosa per tutti: in caso contrario qualche stato tra Italia, Romania o Polonia potrebbe porre il veto.


Autore: Sergio Bagnoli
Fonte: Il Legno Storto




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