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Lippi: no al razzismo, ma sul nazismo cala il silenzio

17.10.2008

Gli incidenti di Sofia in occasione dell'incontro tra Bulgaria e Italia sono stati accompagnati da reazioni, polemiche e soprattutto dalla decisione della Federcalcio di stoppare le trasferte organizzate della tifoseria. Se si torna a riflettere sui quei tristi episodi, alla vigilia della ripresa del campionato, é per porre un quesito ai professionisti del pallone: é legittimo o no che un calciatore si occupi di politica?

L'interrogativo è in apparenza, retorico, fuorviante: chi mai potrebbe sostenere il contrario? Qui non si fa politica era un motto che risuonava in altre lugubri stagioni della nostra storia. Sono o non sono i calciatori cittadini a pieno titolo e quindi in grado di avere proprie, sacrosante opinioni?

Eppure ripetute dichiarazioni in opposte direzioni fanno pensare che il calciatore ideale che si propone al pubblico sia un uomo senza opinioni o che le idee se le tiene "tanto per non dispiacere gli uni e gli altri". Forse hanno agito da freno le improvvide uscite di un paio di portieri che rispondono ai saluti romani senza sapere di che si tratta (così dicono) o usano come suoneria telefonica "Faccetta nera" in ricordo dei bei tempi in cui i treni arrivavano in orario.

Tuttavia, castronerie a parte, la regola del non so-non ho visto-se c'ero mi sono girato dall'altra parte, è l'andazzo di questi tempi. Così é successo nei giorni dopo la gazzarra di Sofia, finché la Federcalcio ha imposto un dietrofront che ha generato (tardive) dichiarazioni di condanna dei giocatori.

Non é da meno Lippi. Sui quotidiani di martedì scorso si legge della sua adesione a un'iniziativa promossa da Moni Ovadia. Il ct della nazionale leggerà passi della Shoah per un dvd destinato alle scuole, fa sapere l'intellettuale e attore ebreo. Bene, ma... Il giorno appresso lo stesso Ct si premura di precisare: «C'é un equivoco che voglio chiarire. Sono stato contattato dal regista che mi ha chiesto di dire qualcosa contro il razzismo. Certo, ho risposto subito, essendo io contrario a qualsiasi forma di discriminazione per pelle, razza, religione o altro. Ma non ho detto che parlerò contro nazismo o fascismo: in quarant'anni di calcio non ho mai preso posizione politicamente, né voglio farlo adesso. Quando finirò la mia carriera, chissà».
Insomma qui lo dico e qui lo annego, come direbbe quel tale.

Ci resta difficile da capire come il signor Lippi possa parlare contro il razzismo e non parlare, ad esempio, contro il nazismo, che del razzismo é stata l'espressione criminale più elevata. Quando alle giovani generazioni si spiegano che cosa sono stati i campi di sterminio e uno chiede chi li ha organizzati, non si può rispondere con un omissis.

Il Ct della Nazionale conferma con queste dichiarazioni il dato di cronaca inoppugnabile già rilevato nelle reazioni dei calciatori: 1) mai viene pronunciata la parola "fascismo" quando ad esso inneggiava la pseudo-tifoseria italiana a Sofia; 2) "politica" viene usato quale termine spregiativo, quasi fosse una cosa sporca, di cui si occupano altri.

Torniamo allora al quesito: perché un simile ostracismo, perchè si mette al bando una nobile parola e si finge di non vedere la violenza, l'odio del diverso, il razzismo che alberga sugli spalti non solo della Nazionale? Quella é barbarie e non politica.

La politica é il confronto delle idee, é una delle espressioni più nobili dell'attività umana, anche se a volte alcuni "derivati" di essa sono frutto di degenerazioni che suscitano repulsione. È attraverso la politica che gli uomini raggiungono l'indispensabile mediazione per poter convivere, si danno forme di governo. Senza la politica, l'uomo moderno non esisterebbe. L'evoluzione del calciatore da uomo-oggetto nelle mani del presidente-padrone verso un professionista dello spettacolo con diritti e doveri è una conquista della politica. Avere opinioni é nel pieno diritto di chiunque. È auspicabile purché fatto nel rispetto degli altri, mettendo al bando la violenza e la prevaricazione. Com'é auspicabile conoscere le fondamenta della nostra Repubblica democratica che ha scritto la Carta costituzionale nel ripudio del fascismo.

Noi auguriamo al Ct della nazionale una lunga, lunghissima vita sportiva e densa di altri successi, dopo i fasti mondiali che hanno fatto felici gli italiani appassionati di pallone. Dovremo perciò, con rammarico, attendere anni e anni per sapere che cosa ne pensa il signor Lippi del nazismo, forse sì, forse no, chissà. E allora, magari, la sua opinione potrebbe essere meno significativa.

Viviamo in un Paese senza memoria, che assiste passivo a episodi di intolleranza e razzismo sempre più frequenti, dentro e fuori gli stadi, alimentati dall'odio e da paure irrazionali. Perciò la voce di chi ha influenza sull'opinione pubblica conta, eccome. Non ci illudiamo che una presa di coscienza di sportivi possa arrestare una simile, nefasta spirale. Ma toglie alibi, isola i violenti.

Ci é capitato in questi giorni di leggere sulla Gazzetta un'intervista del "vecchio" Nevdev che parla della sua scarsa dimestichezza con l'iPod. «Ormai é un vizio -dice- nello spogliatoio tutti con quelle cuffiette. Non puoi scambiare due parole prima della partita. Non è più il mio calcio, sono vecchio».

Da inguaribili ottimisti, ci auguriamo che qualcuno si tolga per un istante le cuffiette e ascolti quei lugubri ululati che vengono dalle curve e ne parli con il compagno che gli sta accanto sulla panca dello spogliatoio, ci ragioni, ci litighi, si chieda perché. Questa, signori calciatori, é la politica.



Autore: Giuseppe Ceretti
Fonte: Il Sole 24 Ore




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15.11.2008Commento [pafca]
E'risaputo che Lippi e' amico intimo di Veltroni e quindi di sinistra,ma nel calcio GOVERNATO da GALLIANI uomo del padrone,non puo prendere posizioni... vedi DINO ZOFF dopo gli europei


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