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Il calcio e il fascismo

13.10.2008

La partita Italia-Bulgaria è andata oltre il calcio. Ormai ovunque si guardi l’ondata razzista e reazionaria è sempre più esplicita. Ma non si può dire.

Il calcio e la politica sono per la maggior parte dei commentatori due mondi distanti. Quando si tratta di parlare di violenza negli stadi spesso si sorvola sul fatto che la penetrazione di gruppi organizzati neofascisti tra le file degli ultras è vecchia di anni.

Negli ultimi mesi, poi, l’azione finale di ’sdoganamento del fascismo’ è stata messa in moto da molti uomini del centro-destra.  Tra loro il ministro della Difesa, La Russa, ed il sindaco di Roma, Alemanno.

La partita Italia-Bulgaria ha segnato la prima tappa ufficiale dell’emersione del ‘fascismo calcistico’. In occasione dell’incontro, valido per le qualificazioni ai Mondiali del 2010, le risse, i saluti romani, i cori inneggianti al dittatore Mussolini sono andati in onda in mondovisione, offendo un’immagine sempre più inquietante dell’Italia governata dal centro-destra.

Intervenendo a commento dei fatti, Il ministro della Difesa non si è smentito ed ha dichiarato. “Se fossi stato lì mi sarei vergognato. Non c’è nessuna giustificazione storico-politica per questa gente, sono solo maldestre esibizioni muscolari”.

Il ministro, orgoglioso per l’eroismo delle truppe repubblichine durante la Seconda Guerra Mondiale, ritiene ‘esibizioni muscolari’ le manifestazioni di appartenenza ideologica ad una ideologia criminale che dovrebbe indurre ben altre preoccupazioni. Si vergognerebbe per la rozzezza di protagonisti, non per la gravità dei fatti.

Gli eventi di Sofia non sono affatto casuali. Anche in questo caso si utilizza la stessa ‘tecnica’ adottata per ridimensionare gli episodi di razzismo delle scorse settimane. Si condanna a parole, ma non si inseriscono gli avvenimenti in contesti nei quali le tendenze eversive dei comportamenti sono ben più che preoccupanti.

D’altra parte in un Paese nel quale si ritiene che sia ‘indelicato’ manifestare contro il governo a causa di contingenze internazionali negative , come se fosse possibile definire una specie di ’sospensione’ del diritto al dissenso, i motivi di preoccupazione per lo stato della democrazia crescono di giorno in giorno.

A rafforzare i pericoli di svolta autoritaria nel Paese le parole di Domenico Mazzilli, direttore dell’Osservatorio del Viminale sulla sicurezza delle manifestazioni sportive: “I cori “Duce-Duce” ed il braccio teso durante l’inno di Mameli? In Bulgaria non sono reato… Io non faccio il sociologo, i reati vanno attribuiti nel Paese in cui avviene il fatto. Fino adesso questo gruppo era rimasto in riga, ora vedremo bene cosa è successo e valuteremo per il futuro. Ma parliamo anche dei fischi all’inno di Mameli: anche quelli non sono reato, ma se mi permettete non sono educazione…”.

Il ‘giustificazionista’ Mazzilli dimentica che il fascismo è ancora considerato un periodo drammatico della storia italiana. Nascondersi dietro le leggi straniere, evitando di dover denunciare una situazione di oggettivo allarme, non appare consono alle responsabilità di uno dei responsabili della sicurezza nazionale.  Perchè la saldatura tra eversione fascista e tifo calcistico violento non è argomento sul quale distrarsi.

Marco Minniti, ministro ‘ombra’ del Partito democratico, pur denunciando i fatti non è da meno di la Russa e Mazzilli. “Quello che è successo in Bulgaria è gravissimo e allarmante- sostiene Minniti - e rappresenta un colpo duro all’immagine stessa dell’Italia. Per la prima volta al seguito della nazionale fanno la loro comparsa gli ultrà fascisti. E’ necessario che davanti a quello che è avvenuto vi sia una risposta esemplare. È necessario che i responsabili, gruppetti ben conosciuti, vengano identificati e duramente puniti con la collaborazione della Federazione gioco calcio e con l’impegno delle forze dell’ordine”.

Per l’esponente del Pd il problema è di ‘immagine’ e comunque settoriale. Le manifestazioni di apologia del fascismo non rientrano, secondo Minniti, in un processo più ampio, nel quale la cultura reazionaria si mostra con sempre maggior vigore al Paese.

Pina Picierno, ministro delle politiche giovanili del governo ombra del Pd aggiunge: “Le scene a cui abbiamo assistito sono inquietanti. Svastiche e braccia tese al seguito della nazionale, scontri dentro e fuori lo stadio animati da estremisti nazifascisti italiani e bulgari: uno scenario veramente preoccupante. Sabato sera abbiamo avuto la chiara evidenza che non si tratta solo della presenza di frange o di gruppuscoli politicizzati ma che il tifo calcistico, per sue peculiarità, presenta in maniera lampante dinamiche in atto nella nostra società. Ci troviamo di fronte ad una internazionale nera degli ultrà, un fenomeno davanti al quale non si può fare finta di nulla, e che richiede interventi decisi a cominciare dal divieto di accesso agli stadi. Qui non si parla di singoli tifosi ma di persone e gruppi organizzati che sfruttano il calcio per dar sfogo alla violenza politica e xenofoba che anima i loro atti”.

Nelle parole di Picerno si arriva al movimento ‘internazionale nero degli ultrà’, senza avere la forza di affermare che la politica del governo, il razzismo dilagante, le spinte xenofobe e l’incapacità dell’opposizione del Pd nel coinvolgere la parte democratica del Paese in una azione di difesa della legalità e dell’antifascismo sono parte di un fenomeno non da relegarsi nel pur ampio recinto del calcio.

Raffaele Ranucci, senatore del Partito Democratico, mostra come la tendenza a sottovalutare il consolidarsi di un regime di destra nel Paese sia diventata una scelta politica del suo partito.

Nel condannare gli avvenimenti il senatore insiste nel settorializzare il fenomeno: “Bisogna porre rimedio a quanto è avvenuto e lo si può fare con l’impegno di tutti, cominciando dalla Federazione gioco calcio e dalle forze dell’ordine. Bisogna non minimizzare quanto è avvenuto e colpire duramente i responsabili degli incidenti di Sofia. Vanno identificati, puniti, tenuti lontani dagli stadi e dalla nazionale. E insieme va fatta una seria campagna contro il tifo ultrà che si collega all’estremismo politico specie di tipo fascista. Una campagna che faccia leva sull’impegno civile dei cittadini e insieme sulla passione sportiva dei tifosi della nazionale che sono i primi a condannare quanto compiuto da gruppetti ben identificati che si sono ‘alleatì agli ultrà fascisti della Bulgaria nelle loro disprezzabili gesta”.

Insomma è nel calcio l’anomalia. Non ci sono responsabili, se non i neofascisti ‘tifosi’.

Le parole del ministro della Difesa, mentre ricorda ‘gli eroi’ della Repubblica di Salò, o del ministro degli Interni quando scatena i fantasmi contro gli stranieri, per gli esponenti del Pd sono fatti ‘interni’ al mondo del pallone. Il problema sono gli ultras, mentre i leader di una politica che ha dato loro le giustificazioni per uscire allo scoperto neppure vengono nominati.

Non si comprende questa cautela, ma una cosa è chiara: parlare di pericolo autoritario è sempre più difficile.


Fonte: inviatospeciale.com




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