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"Tifosi" bulgari espongono simboli fascisti [Fonte: internet]

Ultrā e fascisti, a Sofia č battaglia

12.10.2008 - Sofia

Rabbia, tensione, botte. E il calcio, come spesso succede, è soltanto un pretesto. Si comincia a metà di un pomeriggio caldo e all'apparenza tranquillo in un bar del centro della capitale, a due passi dal parlamento. Ultrà fascisti, italiani e bulgari del Levski Sofia, si alleano e s'avventano contro i tifosi del Cska (l'altra squadra della città) che invece vantano simpatie comuniste. L'assalto è fulmineo, la rissa gigantesca. Soltanto l'intervento della polizia riporta l'ordine.

Allo stadio il secondo atto, persino più cruento. Gli italiani, sistemati nell'angolo vicino alla curva solitamente riservata agli ultras del Cska, vengono fatti oggetto di insulti e di un fitto lancio di bottigliette e petardi ad altezza d'uomo. Una vendetta dopo la rissa del pomeriggio. La polizia, impreparata, ci mette qualche minuto a reagire. Una cancellata separa le due fazioni, evitando guai più seri. Tre petardi lanciati dai bulgari vanno a segno, ma non ci sono feriti. Gli ultras del Cska rubano una bandiera agli italiani, che però riescono a recuperarla grazie alle forze dell'ordine.

La tensione resta palpabile per una ventina di minuti. Intervengono anche Domenico Mazzilli, nuovo presidente dell'Osservatorio e Roberto Massucci, addetto alla sicurezza della nazionale. Tra i giocatori c'è un po' di preoccupazione: in tribuna ci sono la moglie di Nocerino e il papà di Giuseppe Rossi. Il pubblico bulgaro, l'intero stadio, fischia l'inno italiano. Il presidente della Figc, Giancarlo Abete, ha definito l'atmosfera «un pochino tesa», dichiarando poi che «i comportamenti impropri sono da sanzionare. La vendita dei biglietti ai tifosi italiani viene fatta nominativo per nominativo:i c'è la possibilità di risalire a eventuali colpevoli. La situazione non è preoccupante, ma non bisogna abbassare la guardia».

I cento italiani, protagonisti degli scontri, vengono isolati in alto nel curvino accanto alla tribuna d'onore e protetti da un cordone di poliziotti in tenuta anti sommossa: durante l'inno di Mameli in molti tendono il braccio per il saluto romano al grido di «Duce, duce». Poi insultano Renzo Ulivieri, presente in tribuna, perché «comunista». Questi ultrà fanno parte del cosiddetto gruppo misto, che segue la nazionale ad ogni trasferta e sul quale le forze dell'ordine farebbero bene a indagare. Per evitare guai peggiori la prossima volta. Lo chiede anche Giuseppe Rossi: «Sono brutte scene che non si dovrebbero vedere: bisogna fare qualcosa».


Fonte: Corriere della Sera




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