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E Scarlett tradisce Hollywood per «girare» in Bulgaria

08.10.2008 - Sofia

Un pezzo di Hollywood si è trasferito a Sofia. «M'è appena venuto a trovare Sylvester Stallone: "Qui fate sul serio", mi ha detto. Stiamo vincendo le sue ultime resistenze a fare Rambo V, vuole realizzarlo a Nu Boyana, il nostro stabilimento. All'inizio i divi americani mi chiedevano: dov'è la Bulgaria? Vicino alla Romania. E dov'è la Romania? Ora mi dicono che vogliono girare qui». David Varod è nato 61 anni fa in un kibbutz. Ha tutta l'aria di un post-fricchettone, il codino, un medaglione indiano al petto come amuleto, le scarpe da ginnastica.

Mentre ascolta La Bohème, mostra le foto delle star che hanno girato film a Sofia: Scarlett Johansson e Hilary Swank per The Black Dahlia di Brian de Palma; Morgan Freeman e Antonio Banderas per The Code. Val Kilmer è ora impegnato in Fake Identity. Novanta film in 9 anni, nei prossimi due mesi ne realizzeranno sei. «Lavoravo come scenografo in Sudafrica per Avi Lerner, il grande produttore indipendente». È lui il proprietario di Nu Boyana, David li gestisce mentre Avi è l'uomo che ha creato a Los Angeles la Nu Image Pictures; Sfida senza regole con Bob De Niro e Al Pacino è un film suo. «Troppa criminalità a Johannesburg, in un anno uccisero tre amici miei... Siamo arrivati a Sofia, c'erano 6 teatri scalcinati e Avi mi disse: "Sei tu il filosofo, che cosa ne pensi?". Gli risposi che da quella polvere sarebbe nato un impero».

David ha un occhio cieco come Moshe Dayan, anche lui ha fatto le sue guerre: alla burocrazia dei boiardi di stato, alla corruzione, ai prestanome. Li ha affrontati con caparbietà piratesca. E ha vinto. Si diverte a raccontare l'acquisto di Nu Boyana. «Mi attaccavano dicendo che avrei girato i porno, mi chiamavano gangster o Shylock come il personaggio di Shakespeare. Ho incontrato il primo ministro: ho comprato questi studi, ho i contratti, mi spieghi cosa succede? "Sono tutti contro di te", mi disse. Tutti chi? "I politici". Gli risposi: il 70 per cento dell'industria audiovisiva è mio e di Avi: siamo noi due che stiamo facendo la guerra a noi stessi?». Si parlò a lungo della privatizzazione degli ex Boyana. Fu uno shock per una neo-democrazia dove lo Stato era l'architrave della vita. Erano il fiore all'occhiello della Bulgaria comunista, il simbolo dello statalismo che funziona, «vi girarono tutti i film quando la cinematografia nazionale era al suo livello più alto».

E poi i Muri caddero anche qui. Ma la terra costa in questo quartiere residenziale fuori città alle pendici della Vitosha e nessuno voleva lo straniero con l'occhio cieco. La firma arrivò la notte che precedette il cambio di governo. «Ho fatto la trattativa con quindici bulgari attorno a me. Gesticolavano come matti. Nessuno parlava inglese. Una situazione kafkiana. Se erano politici? Qui tutto è politica. Volevano la terra. C'era la nebbia da quanto fumavano. Dopo sette ore mi hanno detto che ci dovevano ripensare. Il giorno dopo hanno portato i timbri, ma mancavano i francobolli. Si sono ripresi i documenti. Li ho rincorsi, di che maledetto colore li volete i vostri francobolli, blu, rossi? Dimentichiamo il passato. Così ho fatto una coproduzione con i miei ex nemici». Avete rapporti con la cinematografia bulgara? «Producono 6 film all'anno, quando vogliono venire qui, gli faccio lo sconto del 35%». Il Nu Boyana dal suo ufficio è un cantiere: ruspe e seghe elettriche. Si stanno costruendo dieci teatri di posa che si aggiungono ai sei già esistenti, l'area sarà di 300 mila metri quadrati. «Il primo teatro l'ho ricavato dal letto di una piscina all'aperto. Quando sono arrivato c'erano confusione e sporcizia: abbiamo riempito 5000 camion di immondizia ».

Quello che ti lascia senza fiato è la visita guidata con Varod, giri l'angolo e c'è un pezzo di Manhattan ricostruito in modo perfetto. «Abbiamo tutto, la fermata della metro a Noble Street, Brooklyn, i taxi, le macchine della polizia. E sapete chi ho voluto perché le facciate non sembrassero di plastica? Il vostro Ivano Todeschi, un genio. Come gli scenografi Pier Luigi Basile e il premio Oscar Dante Ferretti, che mi danno una mano. Tra poco cominciano i lavori per ricostruire un pezzo di Chinatown e Wall Street a New York». Accanto uno scorcio con le torri di Bagdad. «Noi diciamo che la via più breve per andare dagli Usa all'Iran è Nu Boyana». Disneyland in Bulgaria? Sorride per la prima volta: «Mi piace l'idea». Gli americani vanno nella Cinecittà bulgara per risparmiare. Cosa offrite in più rispetto alla concorrenza in Romania? Afferra la calcolatrice: «Quello che costa 100, da noi costa 40. Una comparsa viene pagata 15 euro al giorno».

Neocolonizzatori? Dice di no, tutto è commisurato allo stipendio medio che corrisponde a 250 euro al mese. Anche in Romania si risparmia. «Ma non hanno la qualità delle nostre maestranze e la nostra attrezzatura. Abbiamo portato una squadra di tecnici da Israele e Usa come trainer». Altro giro, mostra l'elicottero che fa ogni simulazione, il reparto effetti speciali, «ma il computer e la realtà virtuale non avranno mai il sopravvento. Sai che profitto davano prima i Boyana studios? 50 mila euro l'anno. Siamo passati a 2 milioni e 500 mila». David non si ferma più. Ha in progetto un albergo a cinque stelle e condomini dentro gli studi. Perché? «A Sofia il traffico è impazzito, sa quanto costa tenere chiusa in auto una star per due ore?». Impossibile seguirlo nei conti. Dice che sistemando gli attori nell'hotel attiguo alla sua New York finta risparmierà 280 mila dollari al giorno. Di sicuro avrà ragione lui.


Autore: Valerio Cappelli
Fonte: Corriere della Sera




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