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Lanciamissili e opere di bene

24.09.2008

Napoli. Alcuni puliscono i gabinetti, altri spazzano, altri ancora preparano i pasti per i senzacasa: sono marinai americani della nave da guerra San Antonio, che - comunica la Us Navy - si sono «offerti volontari» per aiutare le suore missionarie di carità, poiché «vogliono lasciare una buona impressione a Napoli».

È dunque per questo che è arrivata qui dagli Stati uniti la San Antonio, la più avanzata nave da da sbarco mai costruita, con a bordo 700 marines con i loro armamenti. La nave fa parte del gruppo di spedizione da attacco Iwo Jima, con a bordo 6.000 marinai e marines, entrato nel Mediterraneo pochi giorni fa. Lo guida la Iwo Jima, la più potente nave da assalto anfibio, lunga oltre 250 m, con a bordo 1.100 marinai e 2.000 marines, che vanno all'attacco con decine di elicotteri, aerei a decollo verticale, mezzi da sbarco su cuscino d'aria e veicoli da combattimento.

La Iwo Jima è accompagnata da due navi da sbarco (San Antonio e Carter Hall), tre unità lanciamissili (Ramage, Vella Gulf e Roosevelt) e il sottomarino da attacco rapido Hartford. Sono le più moderne unità della Us Navy. Il gruppo Iwo Jima è stato dislocato nell'area della Sesta flotta, con base a Gaeta, dipendente dal Comando delle forze navali Usa in Europa, il cui quartier generale è a Napoli.

Vi è quindi la possibilità che alcune sue unità siano inviate a portare «aiuti umanitari» alla Georgia, come ha fatto la Mount Whitney, ammiraglia della Sesta flotta. Ma allo stesso tempo il gruppo di spedizione da attacco opererà nell'area della Quinta flotta, nel Golfo persico. Qui, di fronte all'Iran, vi sono già tre portaerei: la Abraham Lincoln, la Theodore Roosevelt e la Ronald Reagan, ciascuna con 90 aerei ed elicotteri da attacco, e con il rispettivo gruppo di battaglia di 6 navi da guerra. È stata dislocata nella stessa area la nave da assalto anfibio Peleliu, con un gruppo di battaglia di 6 unità.

Intanto la Iwo Jima ha fatto scalo a Haifa, in Israele, e alcuni marinai e marines «volontari» sono andati ad aiutare il centro rifugiati africani di Tel Aviv: hanno pitturato le stanze, spazzato i pavimenti e spostato mobili. A questa notizia ha dato grande rilievo il Pentagono. Ha invece ignorato la notizia, data dal Jerusalem Post , che il Dipartimento Usa della difesa ha deciso di fornire a Israele 1.000 bombe Gbu-39 anti-bunker, le quali «sarebbero usate in caso di attacco militare agli impianti nucleari iraniani»: sganciate a oltre 100 km di distanza, sono in grado di colpire l'obiettivo con precisione, penetrando per circa un metro in strutture di cemento armato rinforzato con acciaio.

E poiché l'Iran, se attaccato, cercherebbe di colpire Israele, il Pentagono prepara la sua difesa. Ad Haifa, insieme alla Iwo Jima, è arrivato il cacciatorpediniere lanciamissili Ramage, facente parte dello stesso gruppo: è dotato del più avanzato sistema di difesa anti-missile balistico, un piccolo «scudo» che accresce la capacità di attacco del gruppo di spedizione. Come informa la US Navy, esso può essere usato anche per «difendere altre aree». Dislocata nei pressi di un determinato territorio, la Ramage lo copre con uno «scudo» anti-missili, mentre lancia i suoi missili Cruise contro gli obiettivi terrestri nemici. Nello stesso modo il Pentagono si muove sul fronte orientale.

In Bulgaria, la Joint Task Force-East statunitense è impegnata in uno «sforzo umanitario». La sua squadra dentistica cura gratuitamente gli abitanti di alcuni villaggi: effettua estrazioni e igiene dentale, e regala ai pazienti spazzolini e pasta dentifricia. Non è però qui per questo la Joint Task Force-East, formata da truppe aviotrasportate Setaf: attraverso la loro rotazione, il quartier generale della Setaf, situato nella Caserma Ederle di Vicenza, mantiene ormai una presenza militare permanente in Bulgaria.

In Romania, altro paese di importanza strategica sul Mar Nero, il battaglione 4 di costruzioni della Us Navy è impegnato a ristrutturare la clinica del villaggio di Sinoe, alla quale fornirà anche attrezzature mediche. È impegnato allo stesso tempo a riparare le strade, soprattutto quelle che collegano le basi militari. In una di queste, a Campia Turzii, sono arrivati da Aviano per una esercitazione dodici F-16 del 510th Fighter Squadron: la squadra aerea pronta per l'attacco nucleare, con le bombe tattiche B-61 stoccate ad Aviano. Una capacità ben illustrata dall'emblema del 510th Fighter Squadron: l'aquila imperiale, unita al simbolo dell'atomo con tre fulmini che colpiscono la terra.


Autore: Manlio Dinucci
Fonte: Il Manifesto


Per approfondire: La Bulgaria e la NATO | Le basi militari USA in Bulgaria



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