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"Business friendly" per la Banca Mondiale, una minaccia per i lavoratori

19.09.2008

Nel rapporto annuale Doing Business della Banca Mondiale, pubblicato nei giorni scorsi, la Bulgaria si è collocata al 45° posto fra i 181 Paesi esaminati, superando così nell'Unione europea la Romania (47° posto), la Slovenia (54°), l'Italia (65°), la Polonia (76°), la Repubblica Ceca (75°) e la Grecia (96°). Ma al di là del mero dato numerico può essere utile chiedersi come vengono redatti questi rapporti, quali sono i parametri considerati. Sul sito Doing Business troviamo alcune risposte. Se prendiamo ad esempio quelli relativi alle condizioni di lavoro vediamo che alcuni paesi civili ed economicamente avanzati sono relegati, relativamente ai criteri proposti in questo settore, nelle retrovie: Svezia (114° posto), Finlandia (129°), Germania (144°), Francia (148°), Spagna (160°). Ma non sembra che i lavoratori dei paesi sopracitati provino alcuna invidia, da esempio, per quelli di Italia e Bulgaria, che per la cronaca si piazzano al 75° e al 60° posto. Quest'articolo di Liberazione propone alcune riflessioni sul tema. [Bulgaria-Italia].

Azerbaigian, Albania, Kirghizistan, Bielorussia, Senegal, Burkina Faso, Colombia, Repubblica Domenicana: sono alcuni dei paesi che la Banca Mondiale ha elogiato nel suo ultimo report Doing Business 2009, presentato lo scorso 10 settembre a Washington. L'istituto ha premiato le performance industriali di questi paesi definendoli business friendly. Peccato che molti di loro non siano, o non siano stati friendly (amichevoli, Ndr) nei confronti dei diritti internazionali, dato che non hanno ratificato le convenzioni Ilo (International Labour Organization).

Il rapporto misura la competitività e l'apertura all'impresa di 181 paesi sulla base di 10 criteri tra i quali: la facilità nell'avvio di un'impresa, la pressione fiscale, la flessibilità del mercato del lavoro, la rigidità degli orari, le difficoltà e i costi legati al licenziamento di manodopera in esubero, la facilità nel commercio con l'estero. Vengono esclusi fattori chiave per il business, ovvero: stabilità macroeconomica, sicurezza, corruzione.

Secondo l'Icftu (International Confederation of Free Trade Unions) «il rapporto considera gli istituti giuslavoristici degli ostacoli allo sviluppo dell'impresa che devono essere soppressi. Non sono business friendly i paesi che stabiliscono per legge una settimana lavorativa inferiore alle 66 ore, che istituiscono un salario minimo superiore al 25% del Pil procapite, se limitano il ricorso al part time, o ancora se prevedono una qualche procedura a tutela dei lavoratori in caso di licenziamento».

Doing business premia paesi noti per le loro continue violazioni dei diritti dei lavoratori. La Colombia, uno dei best performer, è ritenuto il paese più pericoloso per i sindacalisti. Secondo dei rapporti di Amnesty International e della scuola nazionale sindacale, un organizzazione non governativa colombiana, tra il 1991 e il 2006, sono avvenuti 2245 omicidi, 3400 minacce e 138 sparizioni forzate di sindacalisti.

Un rapporto dell'Oil (l'Organizzazione internazionale del lavoro) sui diritti sindacali nel mondo, mostra che le violazioni evidenti della libertà di associazione comprendono casi di bando totale dei sindacati in Oman, Arabia Saudita e negli Emirati Arabi. Altre violazioni comprendono: aggressioni fisiche in diversi paesi, tra i quali Colombia, Ecuador, Etiopia, Guatemala, Haiti, Mauritius, Sudan e Zimbabwe; arresti e detenzioni in oltre 20 paesi, tra i quali Cina, Costa d'Avorio, El Salvador, Repubblica Democratica del Congo, Gibuti, Etiopia, Gabon, Repubblica di Corea, Marocco, Pakistan, Paraguay, Senegal e Sudan; esilio coatto, da Bahrain e Myanmar; violazioni di sedi e proprietà dei sindacati in paesi tra cui Repubblica Centroafricana, Costa d'Avorio, Etiopia, Libano, Nicaragua, Federazione Russa e Senegal.

Azioni contro i sindacati sotto forma, ad esempio, di vessazioni, schedature e licenziamenti sono state compiute nelle cosiddette Zone di esportazione per la lavorazione (Export Processing Zone, Epz) ad esempio in Bangladesh, Repubblica Dominicana, Filippine e Sri Lanka.

Le Epz spesso limitano la libertà di associazione nel tentativo di attirare investimenti stranieri. In numerosi paesi, tra cui Algeria, Azerbaigian, Lituania, Pakistan, Filippine, Romania, la partecipazione ad azioni di sciopero può avere gravi conseguenze come, ad esempio, sanzioni penali e licenziamenti.

La Banca Mondiale utilizza il Doing Business per influenzare le politiche economiche e sociali di quei paesi che più dipendono dai finanziamenti del Fondo monetario internazionale, affinché deregolamentino il mercato del lavoro.

Secondo Guy Ryder, segretario generale dell'Ituc «se la Banca mondiale ritiene che i principi fondamentali del lavoro stabiliti dall'Oil, siano benefici per lo sviluppo, non può allo stesso tempo elogiare, come "best performer" nelle relazioni industriali, paesi che non fanno parte dell'Oil e non ne rispettano gli standard più elementari».

Titolo originale: Azerbaijan, Colombia, Senegal, Albania... “business friendly” per la Banca Mondiale una minaccia per lavoratori e sindacati


Autore: Daniela Bernaschi
Fonte: Liberazione




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