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Rom: quale integrazione?

18.09.2008 - Parigi

Rappresentano la più grande minoranza etnica transnazionale presente sul territorio dell'Unione europea e continuano ad essere segregati in bidonville insalubri, spesso prive di servizi, intorno alle città dell'Europa occidentale

Proposta dalla Francia, presidente di turno dell'Unione nel secondo semestre 2008, in questi giorni si è svolta a Bruxelles la prima conferenza sui Rom organizzata dalla Commissione europea, dalla quale fra i 7 ed i 12 milioni di cittadini (tanti sono i Rom censiti, o meglio, stimati dal Consiglio d'Europa, data la scarsità di statistiche etniche) sperano esca un impegno degli Stati a sviluppare politiche nazionali di integrazione. Chiamati Gitanos, Gypsies, Gitans quando si pensava venissero dall'Egitto (o dalla regione del Peloponneso detta Egitto Minore) oppure dall'Asia Minore, Zingari, Tsiganes, Zigeuner, Ciganie o Cikani dal nome di una setta manichea di preti, Athiganoie - Atsiganos, l'origine indiana dei Rom ( da Rama, leggendario eroe indiano che dovette andare in esilio per cui i Rom, esuli come Rama, si sarebbero chiamati Romané Chavé, cioè i figli di Rama) è stata provata solo nel 18° secolo, sulla base della somiglianza della loro lingua con quella malabar ma anche dallo studio di taluni loro costumi, strutture sociali e dalla tecnologia del trattamento dei metalli.

I Rom, arrivati in Europa verso il 10° - 11° secolo, sono 1800000 in Romania (su 22 000 000 di abitanti), 650 000 in Bulgaria (su 8 000 000 di abitanti), 700 000 in Spagna (su 40 000 000 di abitanti), 200 000 in Italia (su 58 000 000 di abitanti) e soltanto 6 000 in Francia (su 61 000 000 di abitanti), dove il 90% di essi (Gitans, Tsiganes, Manouches) sono stati integrati. I Rom rappresentano la più grande minoranza etnica transnazionale presente sul territorio dell'Unione europea e continuano ad essere segregati in bidonville insalubri, spesso prive di servizi, intorno alle città dell'Europa occidentale, da Parigi a Napoli, da Roma a Marsiglia, con la conseguenza che - tanto per fare un esempio - per loro la vita media è dieci anni inferiore a quella degli altri cittadini dei paesi dove risiedono.

In Francia, una deroga a quanto previsto dalle legge europea esclude dal mercato del lavoro i cittadini bulgari e quelli romeni fino al 2012 e con grande difficoltà i Rom hanno accesso all'assistenza sanitaria o possono ottenere l'assegnazione di un alloggio popolare, mentre la scolarità dei loro bambini viene assicurata solo dopo lunghe trattative fra le associazioni che ne proteggono gli interessi e le amministrazioni locali. Dei progetti di integrazione esistono già: dal 2005 in 9 paesi europei è stata avviata, con risultati diversi, un'esperienza nata dalla collaborazione fra diverse organizzazioni, fra le quali la Banca Mondiale e l'Open Society Institute del finanziere George Soros - il Decennio d'integrazione dei Rom - nel quale sono impegnati la società civile, le comunità Rom ed i governi.

Il Decennio d'integrazione dei Rom, di cui si spera la presidenza francese proponga l'estensione a tutti i 27 Stati dell'Unione, consiste nella realizzazione di progetti nazionali per la loro integrazione (educazione, sanità, lavoro, alloggio) finanziati dagli Stati e dal Fondo sociale europeo. In Europa, le norme informali dei Rom, che vivono da sempre in gruppi chiusi anche in conseguenza dell'atteggiamento nei loro confronti, non sono sempre in armonia con il sistema di norme e di valori della popolazione maggioritaria e l'approccio ostile dei "gadge" ha incoraggiato la solidarietà fra i diversi gruppi della comunità. In Italia, il governo attuale preferisce usare i Rom per "giustificare" la sua politica repressiva - una politica applicata spesso anche dalle amministrazioni locali - orchestrando, in collaborazione con alcuni mass-media, campagne allarmistiche sull'onda di fatti di cronaca che fanno risuonare in molti antiche corde legate a pregiudizi, superstizioni, luoghi comuni vecchi di secoli.

La realtà è che da mille anni questa minoranza etnica, costituita dagli ultimi arrivati della grande migrazione indoeuropea, viene perseguitata, ghettizzata, quando non viene addirittura sterminata (chi ricorda che il Terzo Reich, oltre a 6 000 000 di Ebrei, a un numero imprecisato di oppositori politici, di omosessuali, di "diversi" dal modello ariano, ha eliminato ben 500 000 Rom?). Tutto quello che chiedono i Rom è che una modesta aliquota delle enormi spese che gli Stati affrontano per garantire la "sicurezza" dei cittadini venga spesa per permettere loro di godere, come tutti gli altri, dell'assistenza sanitaria, del diritto ad un alloggio decente, a un lavoro "regolare" e della possibilità di mandare i loro bambini a scuola senza dover rinunciare alla loro lingua ed alla loro cultura, in una parola, alla loro identità.


Autore: Giustiniano Rossi
Fonte: AprileOnLine




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