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Voto agli immigrati, la finta apertura di Fini

04.09.2008

Ci ha pensato per un paio di giorni. Ha annunciato, l'altro ieri, che alla lettera di Walter Veltroni avrebbe risposto dal palco della Festa del Pd di Firenze, e alla fine Gianfranco Fini mantiene la promessa («non ho difficoltà», giura), cercando di salvare capra e cavoli. La richiesta, rivolta al presidente della camera dall'ex sindaco di Roma, di accelerare l'iter di una imminente proposta di legge costituzionale, targata Pd, per dare il voto agli immigrati nelle elezioni amministrative? Il voto agli stranieri residenti, anche se non ancora cittadini, «non va vista come un'ipotesi sciagurata, come qualcuno continua a fare», o un'idea «criminale», concede Fini. Ma «pensare che l'integrazione sia garantita solo dal diritto di voto è illusorio».

Avendo lui stesso avanzato, già nel 2003 quando era vicepremier, la proposta del voto amministrativo agli immigrati (tornata subito nel cassetto, dato che la Lega minacciò immediatamente la crisi di governo, ma sbandierata anche in altre occasioni), il cofirmatario della Bossi-Fini non può certo fare mea culpa dandosi dello sciagurato. Ma il presidente della camera - dopo che ancora la Lega, ma anche il Pdl, ha risposto picche a Veltroni - prova anche a rassicura i suoi mantenendo saldamente la barra a destra: «Va ricordato che alcuni stranieri hanno già il diritto di voto e sono quelli appartenenti ai 27 paesi dell'Unione Europea, compresi quelli che, come Bulgaria e Romania, non hanno dimostrato una reale volontà di integrazione».

E se la proposta di Veltroni e Livia Turco, che Fini attende di leggere, non è da ritenere «criminale», il presidente della camera chiede altrettanta considerazione per le idee partorite dal governo, come «l'obbligo di certificazione dell'identità anche per i minori stranieri», cioè prendere le impronte digitali ai bambini rom. Il tutto compreso nel classico «diritti e doveri vanno insieme», e «i doveri sono avere un lavoro, un domicilio, rispettare le leggi e pagare le tasse». La discussione, insomma, anche per Fini va «approfondita».

Ma, complice la presenza del suo interlocutore alla Festa democratica, Giuliano Amato, con il quale dialoga amabilmente sul palco della Fortezza da basso, il nazional-alleato aggiunge anche che si deve ragionare «non solo sul diritto di voto ma su tutto ciò che è acquisizione della cittadinanza», aprendo allo ius soli (l'acquisizione della cittadinanza per i bambini nati in Italia da genitori stranieri) previsto nel ddl che appunto portava la firma dell'ex ministro dell'interno, ora presidente, tra le polemiche, della Commissione per Roma capitale istituita dal sindaco di An Gianni Alemanno. Cortesie per Amato («è certamente un uomo di parte ma è altrettanto noto a tutti che ha sempre svolto incarichi politici e istituzionali con un equilibrio innegabile»), e condizioni per Veltroni, insomma. Dal Pd il presidente della camera si aspetta anche un avvicinamento sulla riforma della giustizia.

Nonostante tutti i distinguo di Fini, dal Pdl, e dalla stessa Alleanza nazionale, si mette subito in chiaro che la proposta sul voto agli immigrati non ha futuro. E' ancora Maurizio Gasparri a richiamare all'ordine l'ex presidente del partito: «L'opinione di Fini è certamente autorevole e rispettabile. Tuttavia confermo di essere di un'opinione diversa. Sarebbe singolare che concedessimo il diritto di voto e la capacità di essere eletti a queste persone. Del resto in parlamento non ci sono stati in passato e non ci sono adesso i numeri sufficienti, non è un tema in agenda», taglia corto brutalmente il capogruppo del Pdl al senato.

E da Montecitorio si leva la voce di Fabrizio Cicchitto: «Confermo la mia valutazione negativa su questa ipotesi, che aprirebbe un problema delicatissimo». Non solo. Perché l'altolà a Finia arriva direttamente dal partito. Prima dell'intervento di Fini alla Festa democratica e al termine della riunione dei coordinatori regionali di An, era stato infatti netto il reggente Ignazio La Russa: «Il diritto di voto agli immigrati non è all'ordine del giorno, oggi la priorità è la lotta all'immigrazione clandestina. Non apriamo un cantiere per il quale per due anni la sinistra non ha messo nemmeno un mattone». Inutile dire che per la Lega, come ripete il capogruppo alla camera Roberto Cota, la questione non si pone neanche lontanamente: «La stragrande maggioranza delle persone è contraria e non è nel nostro programma elettorale».


Autore: Micaela Bongi
Fonte: Il Manifesto




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