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Commemorazione di Januariaus Aloysius MacGahan (1844-1878)

06.08.2008 - New Lexington (Ohio, USA)

Riceviamo e volentieri pubblichiamo. Ringraziamo l'autrice Dimitrina Aslanian* ed il traduttore Gavrail Nenov per la gentile concessione.

Il giornalista americano MacGahan ha lasciato negli annali storici un’impronta molto più forte nei suoi servizi dai paesi esteri che in quelli dal suo paese natale. È il caso della Bulgaria dove, centotrenta anni dopo la sua morte, egli è molto conosciuto e rispettato. In sua memoria vengono celebrati servizi religiosi nella chiesa del monastero di Shipka, situato nella parte centrale della catena del Balkan, molto lontano dal luogo dove MacGahan cavalcava nell’avanguardia dell’esercito del generale Gurko. I suoi ritratti e i suoi monumenti sono venerati a Pazardzhik e Batak. Da parte bulgara MacGahan è visto come uno dei migliori giornalisti del XIX secolo. I suoi servizi dalla Bulgaria dopo il soffocamento dell’insurrezione di aprile 1876 e durante la guerra russo-turca del 1877-1878 sono importanti documenti storici ed un evento nella letteratura giornalistica europea. Egli non è stato solo un distaccato osservatore degli avvenimenti, ma è stato spesso in prima linea e li ha descritti con simpatia e compassione. All’alba dell’era delle comunicazioni, quando iniziava l’uso del telegrafo e il cavo transoceanico diventava realtà, MacGahan serviva l’opinione pubblica in un secolo che fortemente cambiò le società.

Prima di descrivere il dramma crudele del popolo bulgaro, MacGaham ha solcato la terra incaricato da straordinarie missioni giornalistiche. Come corrispondente del giornale NewYork Herald egli ha osservato la guerra franco-prussiana nel 1870 e descritto la Comune parigina nel 1871. Inviato dallo stesso giornale, egli fece un viaggio pericoloso seguendo la campagna dell’esercito russo in Asia per la conquista dell’antica roccaforte Kiva. MacGahan è stato l’unico giornalista straniero che nel 1873 arrivò fino alla città di Kiva. L’anno seguente egli fu in Spagna per descrivere la guerra carlista e in seguito, nel 1875, partecipò alla spedizione polare con la nave “Pandora”.

Punto culminante della vita giornalistica di MacGahan sono stati i servizi dalla Bulgaria insanguinata e umiliata dopo l’insurrezione di aprile 1876.

MacGahan, insieme al diplomatico americano Eugene Schuyler, visitò le città e i villaggi bulgari ridotti in cenere: Batak, Perushtitsa, Panagyurishte, Klissura. Egli eseguì questa missione come corrispondente del giornale londinese ”Daily News”. Solo grazie alle sue corrispondenze l’intera Europa prese conoscenza delle inimmaginabili atrocità turche in Bulgaria. I dettagli di questi avvenimenti diventarono un tema ricorrente di conversazione.

La redazione del Daily News pubblicò un opuscolo col titolo Le atrocità turche in Bulgaria. L’opuscolo includeva anche il rapporto di Eugene Schuyler, confermando ufficialmente i resoconti di MacGaham. La redazione del giornale fu inondata da lettere di persone di ogni classe sociale e tendenza politica, arrivate da ogni angolo dell’Inghilterra.

L’immagine dei martiri bulgari in questi scritti non possono essere dimenticati: «…Piccole teste ricciolute apparivano nella massa purulenta, schiacciate sotto le pesanti pietre. Piccoli piedi, lunghi quanto un dito, con la carne seccata dal terribile calore prima di aver avuto tempo di decomporsi; piccole mani di bimbi, tese come se invocassero aiuto; bambini il cui ultimo sguardo stupito ha visto lo scintillio metallico della sciabola tenuta da mani insanguinate di un uomo crudele; bambini che sono morti fra grida di paura e orrore; giovani ragazze, perite singhiozzando, gemendo, chiedendo grazia; madri morte cercando di salvare con i loro corpi esili i loro piccoli bambini… Tutti giacciono insieme decomponendosi in una massa terrificante. Ora, si sono zittiti per sempre. Non ci sono più pianti, né grida acute e penetranti, né preghiere di grazia… Il frumento marcisce nei campi, ma i vendemmiatori marciscono qui nel cortile della chiesa…”.

Durante l’estate del 1878 questi avvenimenti furono oggetto di inchieste da parte di commissioni governative e di persone private. Sotto la pressione dell’opinione pubblica e della polemica che ebbe luogo nel parlamento, il governo inglese scelse Walton Bering, segretario dell’ambasciata d’Istanbul, per eseguire una nuova indagine. Conclusa l’inchiesta, Bering offrì una descrizione esatta dei massacri di Batak e di altri luoghi e confermò i fatti pubblicati da MacGahan.

L’inchiesta condotta da Eugene Schuyler ebbe un effetto importante. Il suo rapporto preliminare fu pubblicato il 29 agosto nel “Daily News” e, nonostante lo stile non polemico, confermò le lettere di MacGahan e aumentò l’indignazione della società. L’inchiesta ufficiale da parte russa fu condotta dal kniaz Tseretelev. Essa fu coordinata con quella di Schuyler e i risultati furono pubblicati in un rapporto comune, firmato a Kazanlak. Da parte tedesca, invece, l’inchiesta fu condotta dal Dott. K. Scheider. La Francia inviò Ivan de Westin.

Grazie a MacGahan, il mondo civilizzato diventò testimone della sorte dei Bulgari. MacGahan, nella sua ultima corrispondenza, accusò Disraeli e l’ambasciatore inglese a Costantinopoli, Sir Henri Elliot, di avere coscientemente disinformato la società inglese sulla situazione in Bulgaria. William Gladstone, capo del partito liberale, ritiratosi dall’attività politica nel 1875, seguì attentamente la situazione in Bulgaria e si rese conto che aveva ancora battaglie politiche da intraprendere. Egli scrisse uno dei più famosi libelli di tutti i tempi, un capolavoro su “Gli orrori bulgari e il problema dell’Est”. Questo libello, pubblicato il 6 settembre, fu esaurito con sorprendente velocità e, a capo d’un mese, ebbe un’edizione di 200.000 copie. Senza indugio Gladstone riunì un gran numero di personalità influenti che si dichiararono per la causa bulgara.

La pressione diplomatica aumentò. Una conferenza convocata il 20 novembre 1876 nella capitale turca terminò il 18 gennaio 1877 senza successo. I rappresentanti europei lasciarono la città con la convinzione che era prossima una guerra fra la Russia e la Turchia.

Il governo russo intraprese di nuovo dei passi presso le Grandi Potenze per evitare la guerra. Le nuove proposte inviate alla Sublime Porta furono rigettate e la Russia, il 12 aprile 1877, a Kishinev, per mano dell’imperatore Alessandro II, dichiarò guerra alla Turchia.
MacGahan restò con l’esercito russo fino all’attraversamento del Danubio. A cavallo o su una carrozza a noleggio visitò i paesi sulla costa bulgara del fiume cercando informazioni dai fronti di guerra per informare i lettori del Daily News .

Dopo aver attraversato con successo il Danubio, i russi sfondarono, con poche vittime, la prima linea di difesa turca. La meta successiva dell’armata del Sud fu di oltrepassare il Balcan attraverso il valico di Shipka. Due brigate di cavalleria, sotto il commando del generale Gurko, occuparono la vecchia capitale Tarnovo, senza incontrare grande resistenza turca.

MacGraham arrivò a Tarnovo il giorno dopo la partenza dell’armata verso Shipka. Raggiunse a cavallo le retrovie dell’esercito il 15 luglio e scrisse un lungo articolo sull’attraversata di Shipka: ”È notte. Il dolce velo delle tenebre circonda gli alberi, gli scogli e la foresta. Il silenzio è quasi assoluto e le grida occasionali di un uccello risuonano chiare e spaventose. Se si ascolta attentamente si possono cogliere anche altri suoni: un mormorio umano, il battere impaziente di uno zoccolo di cavallo. In effetti, una batteria di cannoni si trova giusto sotto la casetta dove mi sono riparato e a tre o quattro miglia nella vallata rocciosa riposa tutta l’armata… Ci troviamo nella valle più inaccessibile di Stara Planina, all’inizio del colle che i turchi lasciarono senza difesa, e noi speriamo di attraversarlo presto domattina. Questa è la ragione del silenzio assoluto e del divieto di accendere fuochi, senza mangiare, senza il rumore abituale di un bivacco militare”.

Le truppe del generale Gurko ripresero la marcia alle sei di mattina e arrivarono nella valle dove si trovava l’accampamento turco. Alla loro apparizione, i Turchi spaventati si ritirano verso la valle di Kazanlak, lasciando le loro provviste ed il loro equipaggiamento.

MacGahan aveva avuto la disgrazia di rompersi una caviglia cadendo da cavallo; in seguito, la caviglia non guarì. Continuò a cavalcare energicamente, ma la mala sorte lo perseguitò, cadde una seconda volta sullo stesso piede ed aggravò la situazione. Questo fatto tuttavia, non gli impedì di essere l’unico corrispondente che attraversò il Balcan contemporaneamente all’armata del generale Gurko.

Kazanlak fu occupata dai Russi il 19 giugno. MacGahan riuscì a scrivere dalla città un testo lungo e dettagliato che fu portato a Tarnovo da un corriere e da lì inviato a Bucarest. L’avanzamento russo e la così debole resistenza incontrata meravigliò sia i comandi russo e turco, sia il governo britannico.

Dopo l’occupazione di Kazanlak, il generale Gurko decise di chiudere la giornata prendendo anche il paese di Shipka, centro di produzione dell’olio di rose, situato a circa 600 metri di altitudine sul fianco del Balkan. Verso le ore 15 del 10 luglio, i Russi occuparono il villaggio e chiusero l’accesso al colle ai Turchi. Il successo del generale Gurko ebbe conseguenze importanti: la popolazione turca nella zona di azione russa cominciò a scappare verso la capitale turca.

Durante la terza settimana di luglio 1877 una nuova battaglia, quella di Pleven, nella quale persero la vita decine di migliaia di soldati, fermò l’avanzata vittoriosa dei Russi. Questa città fu occupata dall’armata di Osman Pashià immediatamente dopo la discesa dei Russi sul territorio bulgaro. Qualche attacco senza successo e le tante perdite della colonna occidentale imposero al quartier generale russo una revisione della strategia. In Bulgaria fu inviato uno dei più eminenti ingegneri militari russi, il generale Totleben, che fece interrompere tutte le vie di rifornimento turco. L’armata del generale Gurko fu spostata e posta al lato ovest della città. MacGahan, che restò tutto il tempo vicino al generale, visse questa guerra come “una sua storia” e fu, in effetti, un osservatore attento fino alla fine. Fu testimone del grande attacco di Pleven e riuscì a telegrafare migliaia di parole. Il telegramma, inviato nella notte del 10 dicembre da Bucarest, conteneva cinque mila parole. Non esistono descrizioni più precise e dettagliate sugli ultimi tentativi di Osman Pashià di mantenere la città, come pure sulla sua capitolazione.

Durante il grande attacco il Daily News usciva ogni sera con un’edizione militare straordinaria. Le edicole di Londra furono piene di piani dettagliati della Bulgaria e di Pleven. Uno dei teatri londinesi presentò un’opera dal titolo L’eroica difesa di Pleven e il museo Madame Tussaud aggiunse la statua di cera di Osman Pashià.

Il 10 dicembre 1877, verso mezzogiorno, gli spari cessarono definitivamente. Dopo una breve conversazione, furono fissate le condizioni della capitolazione. Lo zar Alessandro II arrivò lo stesso giorno a Pleven. Il giorno dopo lo zar invitò Osman Pashià ad un pranzo raffinato, preparato dal primo cuoco del palazzo. Entrando nella sala Osman Pashià staccò la spada e la pose al suo vincitore. Alessandro II con un gesto gliela rese. Durante il pranzo tutti e due parlarono tranquillamente. Più tardi, il difensore di Pleven andò a prepararsi per il viaggio a Harkov, in Ucraina, dove fu internato.

Il 10 dicembre 1877, dopo aver inviato col telegrafo il lungo servizio sulla capitolazione di Pleven, MacGahan restò a Bucarest con la moglie e il figlio.

All’inizio del mese di gennaio 1878, il generale Gurko si avvicinò alle fortificazioni turche attorno a Sofia. La città era una vera roccaforte dell’impero ottomano, tanto che nessun esercito cristiano era riuscito a penetrarvi dal 1434. Tuttavia l’armata di generale Gurko riuscì ad occuparla rapidamente. Il 9 gennaio, il generale Radetzky prese definitivamente il colle di Shipka, respinse l’avversario verso sud e riconquistò il paese di Shipka catturando un gran numero di soldati turchi (32.000) e novantadue cannoni. Le perdite russe e quelle dei volontari bulgari furono assai notevoli (5.500 morti).

MacGahan lasciò la sua famiglia a Bucarest e si diresse verso Stara Planina che attraversò con l’esercito vittorioso di Radetzky. Il 19 gennaio, arrivò a Kazanlak e scrisse il suo primo servizio per l’anno 1878.

La rapida avanzata dei Russi verso Adrianopoli provocò un nuovo panico, soprattutto in Inghilterra. Il 26 gennaio il governo inglese ordinò all’ammiraglio Hornbar di dirigere sei corazzate dal Mediterraneo verso i Dardanelli, per segnalare che l’Inghilterra ci teneva ad essere consultata sulle condizioni della pace. L’ordine fu annullato sotto la richiesta insistente dell’ambasciatore inglese a Costantinopoli e le corazzate rientrarono nelle loro basi. Nel frattempo, le truppe russe avanzarono ancora verso sud. Skobelev, con un distaccamento arrivò fino a Chataldzhià, di fronte a Costantinopoli.

MacGaham, che non fu mai abbandonato dal dolore, riuscì a salire sul suo cavallo e arrivò ad Adrianopoli. Trovò la città già occupata da Skobelev, abbandonata dal comandante turco. Le condizioni della pace non erano ancora note ma MacGahan era sicuro che solo una condizione impediva l’accordo: l’autonomia della Bulgaria.

Durante la prima settimana di febbraio, egli si spostò di continuo fra Adrianopoli, Kadikyoj, lo stato maggiore di Muhtar Pascià che comandava le difese di Costantinopoli e lo stato maggiore di Skobelev a Chataldzhà. Skobelev si trovava così vicino a Costantinopoli che “la capitale turca praticamente si poteva considerare in mani dei Russi” annotò MacGahan.

Il trattato di pace fu siglato il 3 marzo 1878 alle cinque del pomeriggio a Santo Stefano. Dopo la firma, il Grande Duca si diresse in carrozza presso la collina vicino al faro di Santo Stefano, dove si trovava il suo esercito. Passò davanti ai soldati, si fermò in un luogo più elevato da dove poteva osservare tutti e lesse solennemente il comunicato sul trattato di pace. Si elevò un possente ”Urrà” con grande sollievo di tutti.

MacGrahan notò che in quel momento i Turchi si trovavano molto vicino e osservavano con interesse la cerimonia. Egli terminò la sua rubrica così: ”Mai un trattato di pace fu siglato sotto condizioni così drammatiche e pittoresche e in un luogo così maestoso. I due eserciti sono di fronte l’uno all’altro, la tempesta si allontana, il giorno declina, il vento e il rumore delle onde si mescolano con il canto dei preti e le risposte dei soldati, il mar di Marmara ondeggia. Il paesaggio, sempre bello, si offre come uno splendido decoro, degno dell’avvenimento. Al di là delle maree, le eleganti cupole dei minareti di Santa Sofia si proiettano sullo sfondo del cielo e dominano il profilo avvincente del lontano Stambul. Ancora più a sud, le isole dei Principi si elevano come montagne enormi nella lontana e tenebrosa parte asiatica, al di là delle quali, come sappiamo, si nasconde la flotta inglese. Dietro, da qualche parte e molto in alto, il monte Olimpo scopre per un attimo la fronte bianca, quando i raggi arancioni del tramonto si riflettono sui suoi fianchi innevati”.

Dopo la cerimonia, MacGahan e il suo collega Miller, che ebbero la responsabilità di scrivere insieme l’ultima importante corrispondenza su questa guerra, andarono a Costantinopoli per inviarla col telegrafo. Così terminò la guerra 1877 -1878.

Le Grandi Potenze si opposero vivamente al trattato del 3 marzo 1878. Contrari ai loro interessi furono la creazione di un grande stato Slavo nei Balcani e l’aumentata influenza della Russia in questa parte dell’Europa dell’Est. Per scongiurare il pericolo di una nuova guerra contro una coalizione europea, la Russia diede il suo assenso per una revisione del trattato.

MacGahan si preparò a seguire questo incontro importante delle Grandi Potenze a Berlino per conto del Daily News e probabilmente anche per l’Herald Tribune. Sapeva che verosimilmente l’arbitrato a Berlino avrebbe cambiato radicalmente il trattato di Santo Stefano e ci tenne a partecipare. Nel frattempo la sua salute peggiorò. Era ancora molto giovane, ma la lunga campagna in Bulgaria aveva minato la sua salute e la sua energia. Zoppicava come un vecchio, le sue tempie si erano spelate e la barba era diventata grigia. Era sfinito e dimagrito.

Prima di partire per Berlino seppe che il suo amico, il giovane luogotenente Francis Winter Green, era malato di tifo. Restò vicino a lui, tentò di alleviare le sue sofferenze, ma si ammalò di questa malattia contagiosa. Il suo amico si salvò, ma l’organismo indebolito di MacGahan non resistette e nel giro di tre giorni morì. Era domenica 9 giugno 1878, tre giorni prima del suo trentaquattresimo compleanno.

Una nave di guerra americana ormeggiata vicino a Costantinopoli trasportò i resti di MacGahan a New York da dove furono traslati nel suo paese natale New Lexington, nello stato di Ohio. Il sarcofago fu inumato in presenza di tutta la sua famiglia e di numerosi personaggi e giornalisti. Grazie agli sforzi degli insegnanti della sua città, nel 1900 un blocco a forma di cuore col suo nome, le date di nascita e morte e una croce incisa fu messo sulla sua tomba.

Il 4 luglio 1911 fu organizzata l’inaugurazione solenne del monumento di MacGahan nella via principale della città. Suo figlio Paul, tolse il velo per scoprire il monumento al padre: il corrispondente è raffigurato in tutta la sua altezza, con una penna in mano e il blocco per appunti nell’altra. È opera dello scultore bulgaro Lyubomir Delcev, su ordine della fondazione MacGahan del Dott. Tabakov.

Il ministro plenipotenziale bulgaro negli Stati Uniti d’America, Simeon Radev, nel luglio 1929 partecipò alla commemorazione di MacGahan a nome del re bulgaro Boris III. Ufficiali del 160° reggimento americano scortarono il ministro e le personalità ufficiali fino alla tomba dove la cerimonia fu aperta dal sindaco di New Lexington. Dopo una breve allocuzione, S. Radev depose dei fiori sulla tomba, mentre l’orchestra intonava gli inni nazionali bulgaro e americano.

In occasione del centenario della nascita di MacGahan, il 12 giugno 1944 ci fu una commemorazione commovente su iniziativa dell’organizzazione nazionale bulgaro-macedone. L’8 giugno 1958, un programma consacrato a MacGahan fu registrato e trasmesso dietro la cortina di ferro dalla Voce dell’America.

A sinistra della tomba di MacGahan è posta una scultura della sua testa, dono della Bulgaria alla città di New Lexington. È una copia dell’originale che si trova nel paese di Batak, il piccolo luogo di montagna nei Rodopi dalla storia tragica, da dove MacGahan inviò i servizi più commoventi sulle atrocità dei turchi nel 1876.

Nel 1978 è stata creata da donazioni private una fondazione americano-bulgara. Ogni anno la fondazione organizza all’inizio di giugno, la commemorazione di MacGahan e la celebrazione della cultura bulgara, per la cui salvaguardia egli ebbe un ruolo determinante. L’attuale presidente della fondazione è la signora Carma Jean Raush ed il tesoriere la signora Barbara Mooney. Gli altri membri, tutti americani, sono: Norma Allen, Joanne McGonagle, Jim Orecchio, Mel Smeltzer e Parry Wiley.

Foto di gruppo: la signora Aslanian è la sesta da sinistra

Per l’anno 2008, il festival ha avuto luogo il 6 e 7 giugno, in occasione dei 130 anni della morte di MacGahan e dei 30 anni della fondazione. La sera del 6 giugno i partecipanti sono stati invitati al ricevimento al Knight of Columbus Hall. La mattina del sabato alle 10,30 nel cimitero, davanti alla tomba di MacGahan, è stato celebrato un servizio religioso di commemorazione dal prete bulgaro Vladimir Ivanov. In lingua inglese egli ha pronunciato un’allocuzione molto toccante sul giornalista. Vendi Haeberger della First United methodist Church ha cantato This is My Song e in coro è stata cantata Proshtalniya zov za martvite. La bulgara Krasimira Mihajlova ha declamato una sua poesia su MacGahan. In seguito tutti i partecipanti si sono ritrovati in Main street e davanti al monumento del giornalista sono stati deposti dei fiori. È seguito un pranzo ufficiale con programma dedicato al giornalista. Dopo un resoconto sull’attività dell’organizzazione, la presidentessa ha assegnato i premi MacGahan ai due studenti della città che avevano presentato i migliori progetti per la divulgazione della memoria del giornalista.

Dopo l’allocuzione del primo segretario dell’ambasciata bulgara a Washington, Sig. Dimitar Mihajlov, la parola è stata data al giornalista Mike Harden, discendente della famiglia MacGahan. Egli ha sottolineato l’importante impatto dei servizi del corrispondente e ha fatto notare come il suo monumento sia l’unica scultura di un giornalista negli Stati Uniti d’America. È stato successivamente proiettato un documentario, scritto e prodotto da Rik Sowach su New Lexington e i suoi legami bulgari. I partecipanti hanno infine visitato la libreria MacGahan e la sua importante collezione di libri e di materiale sulla Bulgaria.

Molti cittadini di New Lexington hanno partecipato alla celebrazione, assieme a bulgari venuti da diverse città degli Stati Uniti d’America, da Columbus, capitale di Ohio, da Baltimora, Washington, Chicago, Dallas ed altre ancora, e anche da due persone venute espressamente da Parigi.

I partecipanti bulgari sono stati felici di esprimere il loro ringraziamento a questo eccezionale giornalista, che solo con la penna è riuscito ad influenzare l’opinione dell’Europa e della Russia e ad aprire la strada per la liberazione della Bulgaria.

* Dimitrina Aslanian è autrice della "Storia della Bulgaria dall'antichità ai giorni nostri", Ed. La Casa di Matriona, 2007


Autore: Dimitrina Aslanian
Traduzione: Gavrail Nenov




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