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L’Ue congela 486 milioni di euro destinati a Sofia: troppa corruzione

25.07.2008 - Sofia

La prima a pagare è la Bulgaria, ma sulla lista nera della Commissione europea ci sono anche altri nomi, come quello della vicina Romania. Mercoledì Bruxelles ha annunciato la sospensione dell’erogazione di 486 milioni di euro destinati a Sofia. Motivo: l’alto livello di corruzione riscontrato nel paese, la scarsa trasparenza nella destinazione dei fondi europei e la grande forza della criminalità organizzata. «Le amministrazioni e la giustizia non hanno ancora saputo contrastare efficacemente il problema», sta scritto nel rapporto.

E’ il secondo blocco, dopo i 121 milioni di euro già congelati all’inizio dell’anno. I fondi oggi sospesi erano stati stanziati prima che la Bulgaria entrasse nell’Ue ed erano destinati all’agricoltura, alle infrastrutture e ai programmi di assistenza tecnica. Si tratta della misura più severa mai presa contro un paese membro. La Commissione ha precisato che i fondi non sono cancellati. Rimangono a disposizione
della Bulgaria e saranno sbloccati quando il governo del premier socialista Sergei Stanishev introdurrà un controllo finanziario adeguato. Per Victor Alistar, direttore della sede locale di Transparency Internetional, in Romania «la lotta alla corruzione è diventata uno strumento politico nella conquista del potere». L’opposizione conservatrice ha chiesto, mercoledì, il sesto voto di sfiducia.

Bucarest per ora si è guadagnata solamente una dura reprimenda, ma la minaccia di una sospensione dei fondi aleggia per i palazzi di Bruxells. Anche in Romania - dove sono stati aperti 70 indagini di frode tra giugno del 2007 e marzo del 2008- manca ancora quell’unità d’intenti tra i partiti politici per fronteggiare adeguatamente il problema della corruzione. Bulgaria e Romania sono i paesi più poveri tra i 27 membri dell’Ue, con un pil pro capite pari a un terzo della media europea. L’Unione Europea, secondo i critici, ha la sua parte di responsabilità, avendo spinto sull’allargamento prima che Romania e Bulgaria avessero contrastato efficacemente i loro problemi. I due paesi sono entrati nell’Ue nel gennaio del 2007, tra le diffidenze dei vecchi paesi membri.

Oggi la Commissione, per bocca di un portavoce del presidente Barroso, rivendica quella scelta: «Era convinzione di tutti che l’ingresso in Europa avrebbe accelerato la risoluzione dei problemi». Lo scarto tra la durezza dei rapporti e la relativa morbidezza delle azioni della Commissione sono lo specchio della difficoltà reale di far scontare misure severe ai paesi membri in un’Europa organizzata come una “famiglia di uguali”, ha scritto il Financial Times. Le difficoltà Bulgare e Rumene potrebbero oggi pesare sulla Croazia e sugli altri paesi balcanici che bussano alla porta di Bruxelles.


Autore: Matteo Alviti
Fonte: Liberazione




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