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Esplosione di Chelopechene: i primi danni

04.07.2008

Delle fortissime esplosioni scuotono la quiete di Sofia, a causa della detonazione dei depositi militari di Chelopechene, nel distretto di Kremikovtzi, dove venivano smantellate armi e munizioni obsolete. Un nuovo incidente si abbatte nella regione dell'Est Europeo, dopo che, solo tre mesi fa, una grave esplosione ha raso al suolo un villaggio dell'Albania, Gerdec vicino Valona. Le indagini della strage di Gerdec hanno portato alla luce operazioni di traffico di armi e strane transazioni di denaro, coinvolgendo contractor del Pentagono e l'ex Ministro degli esteri Fatmir Mediu. Si attende ora che sia fatta luce anche su questo caso per indagare sulle cause di una fatalità o di un sabotaggio.

Dopo le esplosioni del deposito di munizioni di Chelopechene, nei pressi dell’aeroporto internazionale di Sofia, cominciano le indagini e le ispezioni del Governo volte ad accertare del cause della detonazione e le eventuali responsabilità. Al momento circa 15 squadre speciali stanno ispezionando il luogo dell’incidente a partire dalle 9 di questa mattina, i cui rapporti saranno esaminato dal Servizio della Protezione Civile per valutare l’esatto ammontare dei danni.  Subito dopo l’incidente, non è stato possibile per le autorità individuare la causa della detonazione, e il Ministro Nikolai Tsonev ha precisato che non vi era un pericolo immediato né di grandi esplosioni né di emissioni nocive. La Bulgaria sta custodendo nei suoi depositi, tonnellate di munizioni che dovevano essere smaltite e trasformate, secondo gli standard Nato del Patto di Varsavia. "Per distruggere le munizioni non necessarie e obolete l'Esercito bulgaro ha bisogno di fondi finanziari e personale specializzato - ha dichiarato l'ex Ministro della difesa Nicolay Svinarov - ma a causa della scarsità di fondi, le operazioni stanno andando a rilento e questo è un problema enorme", afferma Svinarov. "Dopo tutto, va bene se almeno una volta accade un incidente senza danni, in maniera che possiamo tirare le nostre conclusioni".

Svinarov, Ministro della Difesa nel 2001-2005, ha individuato il Corpo Generale dell'Esercito bulgaro come responsabile della gestione dei magazzini. Infatti, nelle prime ore del pomeriggio, i media bulgari, comunicano che un'ispezione ordinata dal Ministro della Difesa Nikolay Tsonev aveva scoperto dei problemi nell'utilizzazione delle munizioni di Chelopechene. Un primo allarme su così comunicato dal capo del Corpo Militare della Logistica al Generale Boyko Rabadzhiiski, che aveva seguito le operazioni di controllo. "Se le esplosioni fossero il risultato di un errore umano, commesso da una persona che sapeva ciò che era custodito in quel magazzino, allora ci troveremmo di fronte ad un uomo arrabbiato o ad un piromane", spiega Rabadzhiiski. "Probabilmente le munizioni esplosero a causa del calore o perchè ormai troppo vecchie", commenta il Generale sottolineando che alcune delle munizioni custodite avevano 18 anni e non erano stati stanziati abbastanza soldi per la loro utilizzazione. Il Consiglio del Ministro della Difesa Bulgaro, dinanzi a tale evidente ha accettato le dimissioni del Vice Capo del Personale e delle Risorse dell'Esercito Generale, il Tenente Rumen Tsokov che si è fatto carico della responsabilità per l'incidente di Chelopechene.Comunque, il Ministro Tsonev ha annunciato le dimissioni senza spiegare le cause dell'esplosione. "Le cause possono essere stabilite solamente attraverso un'investigazione completa che non può cominciare fino al prossimo lunedì", afferma Tsonev. Il Consiglio ha comunque deciso di creare una Commissione per far luce sulle cause delle esplosioni .

La situazione, nel frattempo sta lentamente tornando alla normalità, dopo che già nel pomeriggio di giovedì è stato riaperto l'aeroporto di Sofia, chiuso immediatamente dopo l’esplosione con l’annullamento e la deviazione dei voli verso tratte adiacenti. Secondo gli esperti, anche oggi potrebbero avvertirsi ulteriori piccole esplosioni nei pressi del deposito militare, considerando che la maggior parte della munizioni immagazzinata è già esplosa. Allo stesso tempo, la protezione civile aveva evacuato circa 1700 persone dalle aree residenziali prossime alle installazioni militari presenti nelle periferie di Sofia, su ordine del Ministro delle Situazioni di Emergenza Emel Etem nel corso della riunione con il sindaco di Sofia Boyko Borisov ed i Sindaci del Distretto di Chelopechene per fare il punto della situazione e chiedere il massimo impegno per assistere la popolazione. Secondo Etem, i danni si sono limitati ai vetri e alle mura delle abitazioni, localizzate nel raggio del 6-km dall'esplosione, che saranno comunque compensati. "Le 200 persone che abitano nelle immediate vicinanze saranno assistite in qualsiasi modo affinchè ritornino alle loro", ha dichiarato Etem. Infatti il Ministero della Difesa ha già annunciato che verranno stanziati dei fondi per ricompensare i danni subiti dal quartiere circostante,mentre sono anche partiti i primi autocarri contenenti uomini e mezzi per riparare i danni alle abitazioni nelle immediate vicinanze di Chelopechene.

Quello di Chelopechene rappresenta comunque un nuovo incidente che si abbatte nella regione dell'Est Europeo, dopo che, solo tre mesi fa, una grave esplosione ha raso al suolo un villaggio dell'Albania, Gerdec vicino Valona. Le indagini della strage di Gerdec hanno portato alla luce operazioni di traffico di armi e strane transazioni di denaro, coinvolgendo contractor del Pentagono e l'ex Ministro degli esteri Fatmir Mediu. Si attende ora che sia fatta luce anche su questo caso per indagare sulle cause di una fatalità o di un sabotaggio.


Autore: Fulvia Novellino
Fonte: Rinascita Balcanica




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