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Sofia scatena i carri armati contro i turchi in rivolta

24.02.1985 - Belgrado

È finita nel sangue la protesta della minoranza turca in Bulgaria contro la politica di assimilazione imposta dalle autorità di Sofia: secondo quanto ha riferito ieri l’agenzia di stampa "Tanjug" in una corrispondenza da Ankara, decine di persone sono rimaste uccise dalle raffiche di mitragliatrice e dai cingoli dei carri armati, quando reparti dell’esercito bulgaro hanno attaccato una manifestazione di protesta inscenata da circa duemila persone della comunità turca nel villaggio di Joblanov, nella Bulgaria orientale.

La corrispondenza della "Tanjug" offre una drammatica conferma delle notizie diffuse sin da venerdì ad Ankara da fonti turche, e il fatto che l’agenzia di stampa ufficiale jugoslava le abbia subito rilanciate mette in serio imbarazzo le autorità di Sofia. Secondo la "Tanjug", l’intera zona interessata ai moti della minoranza turca - divampati nei villaggi bulgari al confine con la Turchia - è stata interdetta ai corrispondenti stranieri. "Nuova Macedonia", organo della Macedonia jugoslavia definisce "genocidio amministrativo" la "bulgarizzazione" di circa un milione di turchi che vivono in Bulgaria.

Il problema della denazionalizzazione delle minoranze in Bulgaria è aperto da molti anni. Le prime vittime furono i macedoni, ai quali è stato vietato di manifestare la loro appartenenza nazionale e persino di parlare il macedone e insegnarlo nelle scuole. Questo problema continua da decine di anni ad essere causa di tensioni tra Sofia e Belgrado. Ora il giornale di Skopje precisa che già nel 1971, al decimo Congresso del Partito comunista bulgaro Sofia aveva deciso di "creare un'unica nazione socialista".

Queste genocidio amministrativo secondo "Nuova Macedonia" ha subito un' intensificazione nel '74 dopo le direttive ideologiche del Comitato centrale bulgaro per l’attività dei comunisti tra le minoranze nazionali, che rappresentano circa un quarto della popolazione. Accanto a un milione di turchi in Bulgaria vivono circa mezzo milione di zingari, un notevole numero di romeni, armeni e greci nonchè parecchie centinaia di migliaia di macedoni.

L’Accademia delle Scienze di Sofia si è unita a questa campagna pubblicando sedicimila nomi bulgari che i genitori appartenenti ai gruppi etnici non bulgari dovevano scegliere per i propri figli. Gli adulti invece dovevano aggiungere al proprio nome turco uno di questi nomi "purificati dal partito bulgaro". In quel periodo furono chiuse tutte le moschee, ben milletrecento, e le scuole della minoranza. La stampa jugoslava ha posto ieri in rilievo che il gelo dei rapporti con Ankara, e la resistenza della minoranza turca potrebbero costringere Sofia a frenare questo processo di "bulgarizzazione".


Autore: Dusan Pilic
Fonte: La Repubblica


Per approfondire: Notizie di Economia



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