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La Nato allargata sotto lo «scudo» Usa

05.04.2008

Al vertice di Bucarest i paesi della Nato hanno per la prima volta approvato all'unanimità il «dispiegamento di installazioni statunitensi di difesa missilistica basate in Europa», affermando che esse forniranno un «sostanziale contributo alla protezione degli Alleati da missili balistici a lungo raggio». Di più, la Nato lavorerà per creare un sistema complementare per proteggere anche i quattro paesi (Grecia, Romania, Bulgaria e Turchia) lasciati fuori dall'ombrello protettivo Usa. Benemerito il governo Prodi che non ha neppure atteso la luce verde della Nato e già nel febbraio 2007 ha firmato segretamente al Pentagono un accordo bilaterale sullo «scudo».

Il piano Usa, e ora Nato, prevede l'installazione dei primi 10 missili intercettori in Polonia e, già dal maggio prossimo, di una stazione radar nella Repubblica ceca. La funzione degli intercettori è distruggere i missili balistici nemici una volta lanciati. Un sistema non ancora affidabile, come dimostra il fallimento di diversi test. Ma se un giorno gli Stati uniti riuscissero a realizzare uno «scudo» affidabile, disporrebbero di un sistema non di difesa ma di offesa: sarebbero infatti in grado di lanciare un first strike contro un paese dotato anch'esso di armi nucleari, fidando sulla capacità dello «scudo» di neutralizzare o ridurre gli effetti di una eventuale rappresaglia. Per questo Usa e Urss avevano stipulato nel 1972 il Trattato Abm che proibiva tali sistemi, ma l'amministrazione Bush l'ha affossato nel 2002.

Ufficialmente, l'installazione dei missili intercettori in Europa dovrebbe servire a proteggere Stati uniti ed Europa dai missili balistici della Corea del nord e dell'Iran. Nessuno di questi paesi, né un altro «stato canaglia», ha però oggi missili in grado di rappresentare una tale minaccia. Secondo Mosca, il piano dello «scudo» Usa e ora Nato nell'Europa orientale mira ad acquisire un ulteriore vantaggio strategico sulla Russia. Immediato è il vantaggio che gli Usa possono acquisire installando in Europa stazioni radar, come quella nella Repubblica ceca. Sarà la prima di una rete di sofisticati centri di intelligence, attraverso cui il Pentagono - attuale e prossimo - potrà monitorare, meglio di oggi, sia il territorio russo che l'intero territorio europeo. L'altro vantaggio per Washington sarà di avere in mano un altro strumento per impedire che l'Unione europea diventi militarmente autonoma. L'intero sistema di stazioni radar e postazioni missilistiche in Europa dipenderà infatti dal Centro di comando, controllo, gestione della battaglia e comunicazioni, dentro la catena di comando che fa capo al presidente degli Stati uniti d'America. Inoltre, estendendo lo «scudo» all'Europa, gli Usa possono scaricare sugli alleati parte dei costi (10 miliardi di dollari annui, in aumento) e coinvolgerli nel suo sviluppo tecnologico.

La Russia è pronta a contromisure, adottando «metodi adeguati e asimmetrici». Putin ha già annunciato la moratoria del Trattato sulle forze armate convenzionali in Europa (Cfe). La Russia potrebbe anche ritirarsi dal Trattato Inf del 1987, che ha permesso di eliminare i missili nucleari a raggio intermedio in Europa. L'installazione dello scudo, quindi, non proteggerà gli alleati europei, ma li esporrà a pericoli molto maggiori.

Incassando l'ok della Nato, il presidente Bush torna a Washington con un successo che lascia «in eredità» al prossimo inquilino della Casa bianca chiunque esso sarà, insieme alla pesante spesa militare che ammonta a un quarto del bilancio federale. Rafforzato inoltre dall'aver ottenuto l'allargamento della Nato ad Albania e Croazia, che porta a nove i paesi dell'est entrati nell'Alleanza - cioè sotto la leadership Usa - durante la sua amministrazione («solo» più tre sotto Clinton). Certo non ha ottenuto subito l'ammissione di Ucraina e Georgia, ma sottolinea il comunicato ufficiale che «gli alleati concordano che questi paesi diverranno membri della Nato». Allargando la Nato, gli Stati uniti estendono verso est la loro presenza militare in Europa. E in tempi rapidi. Basta vedere quel che è accaduto per la «protezione» del vertice di Bucarest: in una settimana l'aeronautica Usa, compresa una unità di stanza ad Aviano, ha costruito una base mobile a Campia Turzii, trasferendo in Romania una consistente forza di caccia F-15 ed F-16.


Autore: Tommaso Di Francesco e Manlio Dinucci
Fonte: Il Manifesto


Per approfondire: La Bulgaria e la NATO | Le basi militari USA in Bulgaria



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