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Circo degli orrori: lo Stato lo ha finanziato

26.03.2008

Lo Stato ha riconosciuto una funzione sociale anche al circo con gli schiavi bulgari. Grazie a una normativa vecchia di 40 anni, i piccoli impresari circensi arrestati ieri a Petina (Salerno) dai carabinieri, hanno ricevuto quasi 1.000 euro al mese dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, ossia il necessario per permettersi la paga da fame dei suoi lavoratori-schiavi. Lo rende noto l'Enpa in un comunicato che prosegue: "il circo in questione ha percepito nel 2003 la somma di 9.500 euro a titolo di contributo per le attività in Italia; nel 2004 ha incassato, sempre dallo Stato, 9.500 euro, diventati 10.000 nel 2005; nel 2006 invece (ultimo anno per il quale sono disponibili i dati) la struttura ha percepito il contributo di 8.000 euro".

Nella sua nota, l'Enpa puntualizza che pochi anni fa i responsabili di questo circo furono arrestati dai Carabinieri di Arezzo, su mandato della Procura della Repubblica di Bergamo, con l'accusa di avere ridotto in schiavitù dei lavoratori indiani destinati al mantenimento degli animali.
Recentemente è stato condannato in primo grado anche per maltrattamento di animali ma ciò non gli ha impedito di aver presentato domanda per i contributi per l'anno corrente.

L'Enpa denuncia il sistema contributivo italiano che tiene in vita l'obsoleto circo con animali (e non) prigionieri. E' facile notare che tutti questi lavoratori schiavizzati, siano legati al circo “aguzzino”, proprio perché incaricati del mantenimento degli animali. Questi ultimi, schiavi anch'essi, continuano a rimanere nelle gabbie circensi, non per l'afflusso di pubblico (in realtà crollato rispetto a soli pochi decenni addietro) ma bensì per i cospicui contributi pubblici.

“Lo scorso dicembre – ha dichiarato Giovanni Guadagna, Responsabile Ufficio Cattività dell'Enpa – proprio nella stessa provincia di Salerno la Guardia di Finanza bloccò una organizzazione criminale di pugliesi e campani in combutta con elementi malavitosi bulgari, specializzati nella tratta di circa 400 cittadini della stessa Bulgaria. Tra gli imprenditori risultò un altro piccolo circo il quale, appena l'anno prima, aveva avuto riconosciuto dallo Stato una incredibile funzione sociale concretizzatasi in 20.000 euro di contributo per l'attività in Italia.”


Autore: Maurizio Regosa
Fonte: Vita




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