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A Lubiana, la Ces si aspetta piω di cinquantamila persone Europa, il 5 aprile in piazza

21.03.2008

Lavoratrici e lavoratori provenienti da tutti i paesi europei manifesteranno a Lubiana il 5 aprile. I sindacati si preparano a confermare con forza lo stop alla moderazione delle retribuzioni come principale variabile dipendente in questi tempi di difficoltà economiche. La scelta di Lubiana è in relazione allo svolgimento della riunione dell'Ecofin. Le organizzazioni sindacali nazionali si aspettano una partecipazione di almeno cinquantamila persone.

Dai luoghi di lavoro e dalle fasce meno protette e più esposte alle varie forme di "informalità" o "flessibilità" sale una protesta crescente. Dietro le cifre trionfalistiche agitate dalla Commissione europea, che parla di 6,5 milioni di nuovi posti negli ultimi due anni, si nasconde una realtà dura per molti: nell'Unione Europea sono 31 milioni i working poor , vale a dire coloro che lavorano percependo uno stipendio da fame, e 17 milioni quelli che pur lavorando vivono al di sotto della soglia minima di povertà. Negli ultimi dieci anni i lavoratori con contratto a termine sono aumentati di 10 milioni. I lavoratori part time sono 40 milioni, almeno un terzo dei quali subisce il lavoro a tempo parziale per mancanza di migliori alternative disponibili sul mercato. La precarietà si estende a macchia d'olio, attaccando pesantemente i pilastri del cosiddetto modello sociale europeo, che poggia in un corpo di norme, diritti e garanzie a tutela dei lavoratori europei e che viene evocato come esemplare nel contesto globale. E aggredisce alcuni più violentemente di altri: soprattutto donne, giovani, immigrati e anziani. Nei paesi di nuova entrata, come la Bulgaria e la Romania, sono maggiormente vulnerabili i giovani, le persone con minori qualificazioni professionali o titoli di studio, le donne che provengono dalle zone rurali, le giovani madri, i disabili e chi ha più di 55 anni. Qui, come in molti paesi dell'Europa orientale, l'economia sommersa è diffusissima.

La Ces (Confederazione europea dei sindacati) dimostra - con dati e informazioni elaborati paese per paese - come la flessibilità del mercato del lavoro altro non faccia che precarizzare la società. Alcuni esempi: 6 milioni di lavoratori temporanei in Spagna, che non hanno i requisiti per poter accedere ai benefici di disoccupazione; 5 milioni di lavoratori vulnerabili nel Regno Unito; circa 3 milioni di falsi lavoratori "autonomi" in Italia, che in realtà lavorano alle dipendenze; 6,5 milioni di persone in Germania ricevono salari miseri, meno di due terzi della media, circa un quarto degli occupati lavora part time ed è in aumento la generazione dei "formati gratis", cioè lavoratori che vengono messi in formazione e per questo non ricevono pagamento; l'80% dei nuovi lavori in Francia è a termine, questa è diventata la modalità ordinaria di assunzione, con conseguenti problemi per le ferie, i congedi di malattia, la maternità etc. In Austria, i tre quarti dei contratti atipici riguardano le donne, che vivono esposte a un elevato rischio di povertà. In Finlandia il settore pubblico assume quasi esclusivamente a tempo determinato e con bassi stipendi, ad esempio nella scuola, le università, il comparto sanitario e i servizi sociali.

Imporre lavori part time spesso è solo l'occasione perché l'impresa eviti di assolvere ai propri obblighi sul pagamento degli straordinari. Solo forme "flessibili" a danno dei lavoratori.


Autore: Silvana Cappuccio
Fonte: Liberazione




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