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Il 3 Marzo: Festa nazionale bulgara - 130 anni dal Trattato di Santo Stefano

03.03.2008 - Sofia

Il materiale è tradotto da diverse interviste pubblicati dalla agenzia Focus con Plamen Mitev – docente, vice-preside della facoltà di Storia preso l’università Sv.Climent Ohritski di Sofia.


Quale è la storia che precede il Trattato di pace di Santo Stefano?

Se parliamo della storia antecedente il trattato preliminare di Santo Stefano, bisogna tornare indietro nel passato prima della guerra e dello scoppio della crisi d’Oriente dalla primavera del 1875. Si tratta di un lungo preambolo di eventi e processi storici collegati con il destino della questione d’Oriente. Gli stessi storici polemizzano sull’avviamento della questione d’Oriente. Alcuni lo legano alla caduta di Costantinopoli nel 1453, altri alla meta del XVIII secolo, terzi alla fine del XVIII secolo. La più diffusa è la tesi che dopo il crollo dell’impero di Napoleone, le grandi potenze dell’epoca si sono accordate su un nuovo status quo europeo, come conseguenza del quale si pone l’inizio della moderna questione d’Oriente, legata al destino dell’impero Ottomano ed in particolare alla sorte delle province balcaniche dell’impero Ottomano. Le grandi potenze dimostrarono un interesse altrettanto verso il Vicino e il Medio Oriente, però per noi bulgari, ha un’importanza strategica il fatto che la soluzione della questione politica bulgara si trovava in diretto rapporto con gli interessi delle grandi paesi europei sui Balcani.


Quali sono state le cause e i presupposti per il 3 marzo?


La risposta a questa domanda deve essere ricercata in tutti quei eventi che segnalano l’evoluzione politica dei Balcani durante il periodo della crisi d’Oriente, che comincia nella primavera del 1875 e inizialmente è legata alle ribellioni spontanee in Bosnia e Erzegovina, dietro le quali, certamente, si possono intravedere le influenze giunte sia dall’Austria–Ungheria, sia dalla diplomazia russa che agiva dietro le quinte.

Pero questi avvenimenti danno il via ad una ondata rivoluzionaria che gradualmente si trasferisce ai popoli balcanici, rimasti sotto l’ombra del padiscià. Da parte bulgara, questi eventi sono alla base della decisione presa dall’emigrazione rivoluzionaria bulgara, guidata da Hristo Botev, di preparare una insurrezione nazionale nel settembre 1875. Il fiasco di questa azione porta alla preparazione dell’insurrezione d’Aprile. Tutti quelli eventi dalla primavera del 1876, legati all’insurrezione d’Aprile e le conseguenti crudeltà relative alla sua repressione, portano verso un forte inasprimento delle relazione fra i popoli balcanici e le grandi potenze, le quali sono costrette di cercare una uscita dalla crisi in atto.

Inoltre, bisogna aggiungere che come sequenza degli avvenimenti, gli sconvolgimenti politici in Costantinopoli dai mesi di maggio e agosto 1876, così come la guerra tra l’Impero Ottomano e la Serbia ed il Montenegro, scoppiata nel giugno 1876. Tutti questi eventi portano verso una crescente intensificazione della crisi balcanica e il coinvolgimento delle grandi potenze nella ricerca dei mezzi per la sua risoluzione.

Generalmente, siamo abituati di accettare la tesi che l’intervento russo alla ricerca di una via d’uscita della crisi è stato causato dall’insurrezione d’Aprile, però bisogna essere più precisi con la realtà storica e considerare che in fin dei conti quello che ha spinto la diplomazia russa ad agire è piuttosto correlato al destino della Serbia, in quanto essa subisce una serie di sconfitte dall’esercito turco nei mesi di settembre e ottobre, ed esiste un concreto pericolo di caduta di Belgrado. Nella situazione creatasi, Pietroburgo decide il suo intervento per poter salvare in qualche modo la Serbia, dunque l’intromissione russa in favore della Serbia porta all’attivazione degli altri grandi potenze.

Inizialmente si fa strada l’idea di una conferenza di pace a Costantinopoli; il fallimento di questa conferenza pacifica è determinato prima di tutto dai turchi e dai rappresentanti delle diplomazie tedesca ed inglese, le quali non voglio una soluzione pacifica della crisi per vari ragioni. Tutto questo alla fine costringe la Russia ad un intervento militare nei Balcani, per salvaguardare il suo ruolo politico, così come la sua autorità politica.

Così il 3 marzo si presenta come la fase conclusiva di ciò che iniziato già nel corso della primavera del 1875 e che inevitabilmente spinge la diplomazia russa di impegnarsi sempre più apertamente per la soluzione di questa crisi, che include la soluzione del problema politico bulgaro.


Fonte: Focus-News
Traduzione: D.P.




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