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Lettera Da Mosca: Lukascenko contro i negozianti

19.01.2008 - Mosca

Antonio Gramsci jr propone su L'Unità alcune riflessioni sulla transizione dall’economia pianificata a quella di mercato. La Bielorussia ha cercato di percorrere una strada diversa rispetto a quella proposta dal Fondo Monetario Internazionale, ed adottata dalla quasi totalità dei paesi ex-socialisti; secondo l’autore questo approccio avrebbe salvato il sistema produttivo locale.

Cari italiani, calmatevi! Posso immaginare la vostra reazione alla notizia sull'ennesima atrocità dell’«ultimo dittatore dell'Europa», presidente della Repubblica di Bielorussia, Alexandr Lukascenko. Si tratta dell'ultima direttiva 760 che proibisce a partire dal 2008 l'uso del lavoro dipendente per i piccoli imprenditori. La misura dovrebbe evitare che vengano cancellate le imprese a carattere familiare a vantaggio piuttosto dell'importazione di beni di consumo a basso costo da mercati stranieri.

È molto prevedibile la giusta indignazione del direttore di qualche calzaturificio dell'Italia del Nord che Lukascenko contro i negozianti cercherà subito di misurare su se stesso la situazione. Ma pazienza! Questo calzaturificio magari ha la sua storia centenaria, le sue tradizioni, il suo stile unico che lo distingue da un altro calzaturificio che si trova a qualche decina di chilometri. Così è organizzata l'industria leggera in Italia e negli altri Paesi dell'Occidente.

In Bielorussia invece come nel resto dell'Unione Sovietica, dove l'anticonsumismo faceva parte dell'ideologia, tutta l'industria leggera era concentrata in pochi centri industriali. Grazie a sforzi sovrumani, Lukascenko (non dimenticate che il Paese non possiede risorse naturali) ebbe il buonsenso di non dare retta ai consigli distruttivi del Fondo Monetario Internazionale, la cui unica ricetta è la privatizzazione totale, e mantenne l'industria leggera (ma anche quella pesante e l'agricoltura) sotto controllo dello Stato, facendole recuperare non solo il suo potenziale ma favorendone anche una profonda modernizzazione.

Questo permise alla popolazione di evitare tutte le «delizie» del periodo transitorio – inflazione vertiginosa e disoccupazione. Recentemente Lukascenko concesse agevolazioni doganali e fiscali sostanziose alla classe nascente dei piccoli imprenditori sperando di coinvolgerli nel processo produttivo, lasciandogli spazio per le iniziative appunto nel settore dell'industria leggera, conservando il controllo dello Stato sui rami strategici-industria pesante ed energetica, più o meno sul modello cinese.

Invece successe esattamente quello che prima era successo in Russia all'inizio degli anni 90. Questi capitalisti neofiti appresero subito che invece di investire nella produzione nazionale, il guadagno più facile e immediato si sarebbe ottenuto vendendo a basso prezzo la merce di largo consumo di produzione cinese e turca. Si stava per verificare la tragedia della Russia quando era crollata l'industria di intere città (per esempio la produzione tessile di Ivanovo). La trappola consisteva nel fatto che dopo un certo periodo necessario per far fuori la merce locale i prezzi sarebbero risaliti di nuovo e la mafia che si sarebbe occupata del traffico dei «commercianti-navetta» avrebbe creato ostacoli insormontabili per la rinascita della produzione locale.

Su questa tendenza pericolosa tendenza lo stesso Lukascenko, dotato di un certo intuito, si è espresso in modo molto preciso: «Le merci a prezzi sottocosto hanno cancellato centinaia dei posti di lavoro». Ci voleva la determinazione dell'ex-direttore del Kolcos per far marcia indietro e non perdere il controllo della situazione. Lo stesso coraggio Lukascenko dimostrò alcuni anni fa quando scartò un'altra idea del periodo di transizione - le ditte mediatrici. In Russia questo mostro ha occupato tutti gli spazi possibili - perfino tra i produttori delle armi ed i corrispettivi acquirenti si incastrano sempre le catene interminabili di mediatori.

La direttiva 760 non ha carattere irreversibile e assoluto, ma piuttosto limitativo. Per esempio non è proibito ingaggiare i parenti. Oltre tutto è previsto per il prossimo futuro che i dazi doganali diventino uguali per le persone giuridiche e per i piccoli imprenditori dopo di che la direttiva 760 sarà abolita. Così si spera che l'interesse della gente si sposti di nuovo dall'attività dei commercianti-navetta alla produzione. Speriamo anche noi che questo popolo, che subì le perdite più gravi durante la Seconda guerra mondiale, riesca a evitare il profondo marasma in cui da sedici anni stanno le altre repubbliche ex-sovietiche.


Autore: Antonio Gramsci jr
Fonte: L'Unitΰ


Per approfondire: Notizie di Economia



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