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Parlamento UE condanna Frattini: non é politica ma informazione

16.11.2007

Il plenum del Parlamento europeo ha approvato ieri una risoluzione sulla libera circolazione dei cittadini comunitari in cui critica duramente il commissario UE Franco Frattini, responsabile di giustizia, libertà e sicurezza, per le dichiarazioni rilasciate alla stampa italiana il 2 novembre scorso sulle espulsioni dall’Italia di Rom e Romeni sprovvisti di mezzi di sussistenza.

L’Osservatorio sulla legalità e sui diritti nota nelle dichiarazioni di Frattini e nei commenti dei politici e di certa stampa una certa disinformazione, e vuole fare chiarezza, sottolineando che Frattini aveva fornito al pubblico una informazione errata su una direttiva europea che dovrebbe conoscere e far rispettare per tutti i cittadini europei, e che alcune affermazioni da lui fatte confliggono con il rispetto dei diritti (anche i Romeni) che egli dovrebbe garantire.

Nell’intervista al "Messaggero", Frattini aveva commentato in questo modo la direttiva europea 38 del 2004: "Quello che si deve fare é semplice: si va in un campo nomadi a Roma, ad esempio sulla Cristoforo Colombo, e a chi sta lì si chiede: tu di che vivi? se quello risponde: - non lo so - lo si prende e lo si rimanda in Romania. Così funziona le direttiva europea. Semplice e senza scampo". Il commissario aveva anche suggerito di radere al suolo i campi nomadi in Italia. Successivamente il portavoce del commissario e poi Frattini stesso hanno fatto alcune precisazioni, mettendo in guardia il governo italiano dall’operare espulsioni di massa e a rispettare tutte le garanzie indicate dalla direttiva europea.

In un’intervista al "Sole 24 ore", pur affermando che "la Commissione Europea e i Governi nazionali non possono identificare un altro Paese membro come un fattore di criminalità. I Rumeni sono in Italia una comunità numerosa: ci sono cittadini che lavorano e si sono integrati e ve ne sono altri che delinquono, che già erano delinquenti nel loro Paese e hanno sfruttato l’ingresso della Romania dell’Ue per esportare i loro traffici in Italia. Ma l’equazione rumeni uguali criminali é da respingere", Frattini aveva ribadito che "Già dal 2006 esiste una direttiva che prevede che quei cittadini comunitari senza mezzi di sostentamento legittimo possano essere riaccompagnati forzatamente nel Paese di origine".

La critica dell’europarlamento, che ha ottenuto 290 voti contro 220 e 21 astensioni, é stata così commentata dall’interessato: "Le famiglie politiche si sono confrontate con ispirazioni diverse attorno a una questione che da mesi preoccupa l’opinione pubblica italiana e che ha provocato un dibattito tra le istituzioni italiane, principalmente i grandi comuni metropolitani e il governo, e dentro lo stesso governo. Si trattava e si tratta di interpretare, secondo il principio dell’efficacia, strumenti giuridici che la Commissione ha offerto agli Stati e che sono messi alla prova dalla gravità dei fenomeni sociali che stiamo attraversando".

E proprio come un regolamento di conti politico é stato presentato dal PPE l’articolo approvato, secondo cui il parlamento europeo "ritiene che le recenti dichiarazioni rilasciate alla stampa italiana dal vicepresidente della Commissione, Franco Frattini, in occasione dei gravi episodi verificatisi a Roma, siano contrari allo spirito e alla lettera della direttiva 38/2004/Ce, direttiva che gli si chiede di rispettare pienamente". Perciò, mentre la destra europea aveva chiesto di non mettere in votazione l’attacco a Frattini, Graham Watson, capogruppo dei Liberali europei (ALDE), criticava il commissario per l’equiparazione tra Rom e Romeni, che ha definito un "equivoco colossale", mentre il capogruppo del Pse ha spiegato che Frattini "su una questione concreta di diritto ha dato una informazione non corretta" al pubblico.

E infatti - sottolinea l’Osservatorio - non é vero che i Rom sono tutti Romeni e i Romeni tutti Rom. Inoltre, la direttiva 38/2004 non prevede l’espulsione in ogni caso per chi sia senza lavoro. Secondo la direttiva, i cittadini dell’Unione e i loro familiari possono soggiornare in uno Stato membro fino a tre mesi senza altra condizione o adempimento che il possesso di una carta di identità o del passaporto in corso di validità. Non é richiesta prova di lavoro o mezzi di sussistenza se non dopo il superamento dei tre mesi.

Peraltro, la direttiva prevede che il provvedimento di espulsione sia convalidato da un giudice e contro i provvedimenti di rifiuto o di revoca del diritto di soggiorno prevede il ricorso presso il Tribunale civile del luogo di dimora del richiedente. Quindi non si può allontanare una persona dopo una risposta inadeguata ad una domanda sul reddito. Inoltre, più della metà dei Rom - nomadi o stanziali - sono Italiani, quindi anche ove rispondessero negativamente sugli adeguati mezzi di sussistenza, avrebbero diritto a restare in Italia come ogni disoccupato o sottooccupato italiano.

Va considerato peraltro che queste persone spesso lavorano in nero, non potendo quindi dimostrare di avere mezzi di sussistenza adeguati, e lo Stato - che dovrebbe impedire il fenomeno del lavoro nero - non può far pagare a queste persone la propria inadeguatezza. La direttiva poi, all’art. 27, stabilisce poi che gli Stati "non possono limitare la libertà di circolazione, che per motivi di ordine pubblico, sicurezza o salute pubblica e che queste e ragioni non possono essere invocate per motivi economici".

E questo per non parlare dell’inopportunità’, in un frangente così delicato, di identificare Rom e Romeni come l’origine del problema sicurezza. Infatti, se é vero che sul Sole 24 ore Frattini ha messo in guardia su questo tipo di identificazione e pregiudizio, sul Messaggero, forse pensando al diverso pubblico che avrebbe letto l’articolo, l’identificazione scatta leggendo l’esempio del campo nomadi in relazione all’applicazione del decreto sulla sicurezza.

Uno dei maggiori problemi delle questioni di immigrazione é infatti che disinformazione e pregiudizi alimentano l’odio per le minoranze, fomentando reazioni sproporzionate e lesive dei diritti umani (prima del permesso di soggiorno viene il diritto alla vita e all’integrità fisica, dovunque uno di trovi) che peraltro certo non garantiscono la sicurezza, che infatti non solo alcuni immigrati, ma anche alcuni nativi sono responsabili di mettere a repentaglio.

In definitiva, é scorretto affermare che il voto del parlamento europeo sia un fatto di contrapposizione politica, e che quella della sinistra (e liberali) europea sia una interpretazione della direttiva, poiché la lettera della direttiva é diversa da quella presentata dal Commissario europeo, che non può permettersi di fornire al pubblico informazioni errate e di parte sulle questioni UE, soprattutto quando queste sono suscettibili di fomentare l’odio.

 

Rita Guma è presidente dell'Osservatorio sulle legalità e sui diritti onlus


Autore: Rita Guma
Fonte: Osservatorio sulla Legalità




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