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Il freddo inverno nucleare di Enel

25.10.2007

Ancora poche settimane e sapremo se Enel avrà vinto la gara d'appalto per la costruzione di una centrale nucleare sul terreno sismico di Belene, in Bulgaria. Nel settembre scorso, infatti, il colosso energetico italiano ha messo sul piatto della bilancia circa sette miliardi di euro per garantirsi il successo nella corsa all'acquisizione di Power Company Belene - società che avrà la gestione della centrale - senza badare minimamente al fatto che tutta l'operazione presenta evidenti fattori di rischio per l'ambiente e per la sicurezza.

L'impianto nucleare di Belene è stato concepito all'inizio degli anni ottanta con una tecnologia obsoleta di tipo sovietico e si trova, per di più, su un sito ad elevato rischio sismico, dove nel 1977 si è verificato un terremoto devastante che ha ucciso circa 150 persone. La società civile bulgara, investita direttamente da queste minacce, si è mobilitata in massa e ha creato la coalizione «BeleNè» (no a Belene), chiedendo a gran voce che si fermi la costruzione della centrale. Persino due colossi bancari europei come Deutsche Bank e Unicredit hanno fiutato il forte rischio sia economico che d'immagine nel finanziare un simile progetto e si sono ritirati da ogni possibile coinvolgimento.

Nonostante questi evidenti segnali d'allarme, Enel continua con fermezza nella sua strategia di espansione nel mercato energetico dell'Europa dell'Est. Belene è soltanto uno dei gradini nella scalata nucleare dell'azienda italiana, segue di poco l'acquisizione della slovacca Slovenské Elektràrne, ex azienda di stato e maggior produttore di energia elettrica del paese. In questo caso, Enel ha già stanziato 1,8 miliardi di euro per il completamento di due reattori della centrale slovacca di Mochovce. Anche qui la tecnologia utilizzata presenta forti rischi alla sicurezza per la mancanza di un sistema di contenimento in caso di incidenti gravi e per l'assenza di una seria valutazione di impatto ambientale. Ma per Enel evidentemente è più importante fare acquisti al mercato d'occasione del nucleare piuttosto che considerare le possibili ripercussioni a livello ambientale o l'effettiva sicurezza degli impianti.

E così si scopre la doppia strategia dell'azienda italiana: all'estero si muove in modo spregiudicato, effettua grossi investimenti sul nucleare, cerca di inserirsi in qualsiasi gara per l'acquisizione di fette del mercato energetico in Europa orientale; in Italia, invece, tiene un profilo basso, investe milioni di euro per rifarsi un'immagine «verde», sbandierando i propri finanziamenti alle energie rinnovabili e cercando passo dopo passo di sdoganare il ritorno al nucleare come «unica soluzione».

Sono passati venti anni da quando l'Italia ha deciso a larga maggioranza - attraverso un referendum popolare - di non volere il nucleare entro i propri confini, e ventuno dall'incidente di Cernobyl. Un lasso di tempo non ancora sufficiente a far emergere in tutta la sua portata il disastro radioattivo, ma sufficiente invece a farci comprendere quanto lungimirante sia stata la scelta dei cittadini italiani. Per ricordare l'esito del referendum all'Enel e al governo italiano (che ne detiene una significativa quota azionaria), è nata la Campagna «Stacca la Spina», che invita i cittadini italiani ad attivarsi affinché venga ribadito il no al nucleare e vengano convertiti gli investimenti Enel dal nucleare alle energie rinnovabili. Stacca la Spina è stata lanciata dalla Campagna per la Riforma della Banca Mondiale lo scorso 17 settembre e ha già visto l'adesione di diverse associazioni quali Equoconsumo, Amici della Terra, Servizio Civile Internazionale, Fair, Carta, Un Ponte per. Anche i singoli cittadini possono aderire o partecipare attivamente alla campagna. L'8 novembre prossimo, dalle ore 9.00, davanti al Parlamento, la campagna promuove un sit in per ricordare ai parlamentari italiani l'esito del referendum popolare sul nucleare. Sul sito www.staccalaspina.org tutte le informazioni.


Autore: Carlo Dojmi di Delupis
Fonte: Il Manifesto


Per approfondire: Notizie di Economia



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