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Scioperi in Bulgaria

18.10.2007

Nelle scorse settimane, in Bulgaria si è registrata un’ondata di scioperi che ha coinvolto molti lavoratori, in particolare nei settori sanitario e dell’istruzione. All’avvenimento, passato praticamente (e vergognosamente) inosservato in Europa Occidentale, ha dedicato un commento il settimanale del Partito Comunista Portoghese.

Il più povero Stato-membro dell’Unione Europea, la Bulgaria, è scosso da una persistente ondata di scioperi di protesta contro i salari scandalosamente bassi e le condizioni miserabili di vita in cui versa la maggioranza della popolazione.

Secondo un articolo del giornale basco Gara (04.10), le scuole del paese sono rimaste chiuse per dieci giorni a causa di uno sciopero dei professori. Altri scioperi di lunga durata sono stati annunciati dalle guardie forestali, dai medici e dai professori universitari.

In lotta sono scesi anche i pensionati, la cui pensione media si aggira attorno ai 95 euro, in un paese dove il salario minimo è di 77 euro e la remunerazione media si situa sui 150 euro, e in cui circa metà della popolazione è costretta a sopravvivere con due euro al giorno.

Nel tentativo di dare una spiegazione delle proteste popolari, il primo ministro Sergei Stanishev ha dichiarato che “i sacrifici della transizione sono da tempo giustificati dagli obblighi dell’entrata nell’UE, ma che alcuni speravano in un rapido cambiamento dopo l’adesione”. In ogni caso, Stanishev ha voluto chiarire che la Bulgaria continuerà ad applicare il regime di austerità di bilancio fino alla data della sua adesione all’euro, che non è ancora stata prevista.

A tal proposito, l’uomo di governo ha insistito sulla necessità di ridurre gli effettivi nei settori dell’Educazione e della Sanità.

Ai sindacati, che esigono l’utilizzo delle attuali eccedenze di bilancio per sopperire alle più gravi carenze sociali, Stanishev risponde che questo denaro è necessario per gli investimenti pubblici previsti, in particolare per la costruzione di un ponte alle frontiere del paese con la Romania.

Insensibile alle difficoltà di ampi strati della popolazione, il governo bulgaro si è però rivelato generoso con le imprese, a cui ha ridotto l’imposizione fiscale fino al 10%, il livello più basso dell’UE.

Per dimostrare il “successo” di queste misure, la Banca Mondiale ha inserito la Bulgaria nella lista dei “dieci migliori paesi riformatori”, che è guidata dalla Croazia.

Traduzione dal portoghese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare.


Fonte: resistenze.org




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