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Bulgaria: ministro lavoro, presupposti per “rientro cervelli”

09.10.2007 - Sofia

E’ il livello di produttività una delle sfide oggi più pressanti per la Bulgaria, da dieci mesi neomembro dell'UE. A sostenerlo é il ministro bulgaro per il Lavoro e le politiche sociali, la signora Emilia Maslarova, che sottolinea: “La Bulgaria non é in emergenza emigrazione. I lavoratori, anche qualificati, iniziano anzi a tornare”. Un rientro, se accadrà in numeri consistenti, sul quale il governo di Sofia punta molto nella sua marcia verso la riorganizzazione nel settore lavorativo all'indomani dell'ingresso in Europa. Con un tasso di disoccupazione attorno al 7%, nella media europea (che nella sola capitale Sofia scende ulteriormente) la necessità oggi é di avere lavoratori qualificati.

In questa ottica il governo, che da due anni guida la Bulgaria con una coalizione che comprende socialisti, centro-destra e il partito che rappresenta l'etnia turca (Movimento diritti e liberta Mrf), ha avviato programmi di formazione nel tentativo di elevare il tasso di produttività verso livelli europei e anche in risposta ai numerosi investimenti, in parte consistente stranieri per i quali la Bulgaria é oggi meta. “La fuga di cervelli e anche di manodopera poteva essere un fenomeno effettivamente palpabile fino al 2001 spiega il ministro in un incontro con giornalisti italiani a Sofia ma grazie alla stabilizzazione e ai numerosi investimenti gli incentivi a tornare oggi sono molti”.

Può ancora scoraggiare, però, il livello salariale: é proprio sulla retribuzione che in questi giorni si gioca una partita importante che vede gli insegnanti in prima fila, in sciopero da oltre dieci giorni rivendicando aumenti retributivi. “Il nostro impegno va verso un'ottimizzazione del sistema dice ancora la responsabile del dicastero Lavoro abbiamo bisogno di elevare il livello di produttività, a questo seguirà l'aumento dei salari”.

E intanto, dice, passi avanti sono stati fatti: negli ultimi due anni, continua il ministro, “abbiamo fatto il possibile raggiungendo un aumento del 49% per le pensioni minime e del 20% per i salari minimi”. E sulla possibile delusione di chi si aspettava forse 'di piu” dall'ingresso nell'UE, anche nel breve periodo, il ministro risponde: “È naturale una certa euforia e probabilmente, anche in tema di politiche salariali, ci sono state aspettative. Ma bisogna stare con i piedi per terra. Entrare nell'UE comporta anche impegni e sacrifici e sono sicura che la gente capisce che ci vuole anche tempo”.


Fonte: ANSA




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