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Morto Antonov, l'uomo della pista bulgara

01.08.2007 - Città del Vaticano

Se ne va lasciando dietro di sé una scia di misteri il bulgaro Serghei Antonov, l'uomo accusato di aver partecipato all'attentato a papa Giovanni Paolo II, compiuto materialmente dal turco Mehmet Alì Agca il 13 maggio 1981 in Piazza San Pietro. Antonov, che da quell'accusa era stato assolto nel 1986 per "insufficienza di prove", è morto a Sofia, secondo quanto annunciato dal Ministero degli Interni nella capitale bulgara. E' deceduto a quanto pare di morte naturale nel suo appartamento a Sofia, dove viveva da solo, e la sua morte risalirebbe a qualche giorno fa. Aveva 58 anni e viveva in modo ritirato.

Il corpo senza vita è stato trovato nell'abitazione dopo che una vicina aveva segnalato la sua assenza. Antonov, all'epoca responsabile dell'ufficio romano della compagnia aerea Balkan Air, era stato arrestato a Roma il 25 novembre del 1982 dopo che Agca lo aveva accusato di avere partecipato all'organizzazione dell'attentato e di avergli anche fornito la pistola da lui usata per sparare al Papa, ferendolo gravemente. Il bulgaro aveva però sempre respinto le accuse, negando anche di conoscere Agca.

Finché il 29 marzo del 1986 la Corte d'assise non lo ha assolto per insufficienza di prove insieme agli altri due bulgari Teodor Ayvazov e Vassilej Kolev, rispettivamente cassiere e segretario dell'ambasciata di Bulgaria a Roma, anch'essi accusati da Agca ma mai arrestati perché nel frattempo richiamati in patria.

L'arresto di Antonov, tra l'altro, aveva provocato scalpore e tensione inetrnazionale. In sede processuale, alcune circostanze riferite da agca avevano trovato riscontri obiettivi, come la descrizione dell'appartamento di Antonov, altre no. E mntre polemiche e accuse coinvolgevano i servizi sovietici e statunitensi, le prove per condannare Antonov non furono mai trovate. Al rientro in Bulgaria, Antonov aveva continuato a lavorare per la Balkan, andando però incontro successivamente a una vita di ristrettezze e anche a problemi psichici. In seguito ha ricevuto dallo Stato bulgaro, che ha sempre proclamato la sua innocenza, una pensione per "meriti straordinari".

Il nome di Antonov resterà comunque sempre legato alla cosiddetta "pista bulgara" per l'attentato a Wojtyla, legata al sospetto che dietro il tentativo di assassinio ci fosse Mosca, col suo desiderio di eliminare il Papa polacco, visto come un pericolosa spina nel fianco del blocco comunista. All'origine dell'attentato, si diceva, ci sarebbe stato il timore di Mosca per un possibile "contagio" dalla Polonia, dove si era affermato il primo sindacato libero del mondo comunista, Solidarnosc, sostenuto dal Papa. Lo stesso Alì Agca aveva sostenuto che Antonov avesse agito per conto dei servizi segreti bulgari. Ipotesi, queste, che però non hanno mai trovato riscontri definitivi, anche dopo l'apertura degli archivi dei servizi segreti del regime bulgaro nel 1989. Anche Sofia aveva sempre proclamato che quella della "pista bulgara" era "una provocazione della Cia" per screditare il paese ritenuto l'alleato più vicino all'Unione Sovietica.

Durante una sua visita in Bulgaria nel 2002, lo stesso papa Wojtyla dichiarò di non aver mai creduto alla "pista bulgara" per l'attentato che mise a rischio la sua vita perché - disse - "ho troppa stima del popolo bulgaro". Tra i protagonisti della vicenda resta Agca, condannato all'ergastolo prima di ottenere la grazia nel 2000 dalla giustizia italiana su richiesta di Giovanni Paolo II. Attualmente è in prigione in Turchia per diversi crimini commessi nel suo paese prima del tentativo di assassinare il Papa.


Fonte: ANSA




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