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Parco Delta del Po: le valli ed il pilastro garibaldino

29.04.2007 - Sofia

Intervento della corrispondente Elena Chahanova durante la trasmissione “Horizont za vas” della Radio Nazionale Bulgara

Uno dei parchi fluviali più grandi in Europa è il “Parco Delta del Po”, riconosciuto dall’ Unesco come patrimonio mondiale, è così grande, che è stato diviso in due: il “Parco Regionale Veneto del Delta del Po” di 786 chilometri quadrati ed il “Parco Delta del Po Emilia Romagna” di 188 chilometri quadrati. Parte di quest’ultimo sono “Le valli di Comacchio”. Volendo fare una visita di queste valli e tutto quello che è legato a loro, prendiamo da Venezia la “via Romea” direzione Ravenna, l’ultima capitale del Impero Romano d’Occidente, attraversando la parte “veneziana” del Parco per arrivare alla cittadina di Comacchio e le sue valli. Queste valli a differenza dell’ uso generale del significato “valle” è che queste sono acquatiche. Per meglio dire, sono avvallamenti pieni di acqua, e, fanno parte di fiumi, canali e lagune. Comacchio è sulla riva di una laguna così grande, che si fonde con l’orizzonte e, al di là, da qualche parte c’è il mare Adriatico. Le “Valli di Comacchio” cominciano in questa laguna e, la omonima graziosa cittadina è attraversata da un paio di canali. Volendo, il turista può farsi portare a “passeggio” così come fanno a Venezia con le gondole, ma qui lo si fa con la barca “lagunara”. Il piatto tipico è legato all’anguilla.

I pescatori locali la vendono in modo molto artistico nel mercato coperto del pesce e dicono che è il pesce più gustoso. Il simbolo della città è il “Ponte dei tre ponti”, perché unisce tre ponti in uno, sotto i quali archi scorrono cinque canali. Un idea architettonica molto originale realizzata nel XVII secolo. Da qui è passato anche Giuseppe Garibaldi, costretto a nascondersi nelle valli del delta, perché perseguitato per le sue idee patriottiche dai dominanti austriaci. A pochi chilometri al sud di Comacchio si trova la sua Capanna – oggi museo, recondita in mezzo a canali, canti di uccelli e bassa vegetazione. Per arrivarci lo si può fare tramite i percorsi delle “Valli di Comacchio”. La strada costeggia la distesa dolce – salina dell’acqua, profonda dal mezzo metro per arrivare al massimo di due metri di profondità; con la flora attorno è un vero paradiso per gli uccelli acquatici e quelli migratori. Nella parte più meridionale trova il piacere di stanziare il bel fenicottero rosa. E’ stata una fortuna poter vedere alcuni stormi di fenicotteri anche se abbastanza lontano dalla riva e ciò presumibilmente è dovuto alle acque basse ed alla calura. Questo felice angolo delle valli di Comacchio è diviso dal fiume Reno da un argine. Per andare sull’altra sponda, sul fiume c’è una zattera a motore. Una realizzazione originale e contemporaneamente un’attrazione per attraversare il letto del fiume largo di 35-40 metri. Due euro per la macchina, 0.50 centesimi a persona, il che improvvisamente fa venire voglia di trasformarsi in un bambino che vuole giocare un pò di qui e un po’ di lì sulle sponde del Reno, in mezzo a questa divina mistura di uccelli, fiori, farfalle, acqua, azzurrità e immensità verde per potersi divertire spensieratamente. Non a caso, si dice per le zone turistiche poste tra il mare ed “incollate” ai parchi e agli avvallamenti acquatici, con le parole degli antici romani, che sono posti per “Otium”- il riposo spensierato.

E, il desiderio di apprendere, dal quasi spensierato divertimento, porta verso l’eccezionale foresta immersa nell’acqua nominata “Punte Alberete”, il regno dell’airone in tutte le sue diversità. Ci sono anche vari tipi di anatre, picchio, falco palustre e cormorani. Questa è solo una parte della fauna che è possibile vedere ad occhio nudo. Ci sono anche tante altre specie rare di volatili, che sono interessanti per gli studiosi e per i fotografi che pazientemente passeggiano di qua e di là alla ricerca del “tesoro”. Anche il semplice turista, può incontrare il “tesoro” e sicuramente potrà rendersi conto di aver visto una cosa molto rara. E’ una grande delizia la passeggiata in questo parco palustre sotto i salici veramente piangenti, con il sambuco odorante ed il giaggiolo della palude. Per il suo colore giallo lo chiamano anche “l’iride del parco” in quanto “guarda” affabilmente da ogni angolo della foresta, mettendo in guardia il turista di seguire solamente il percorso predefinito, altrimenti rischia il lugubre abbraccio palustre.

Da “Punte Alberete” verso la “Capanna di Garibaldi”. La strada attraversa canali e fiumi dove sulle loro rive sono “appollaiate” palafitte: casette di pescatori che hanno reti da pesca come enormi amache appese sopra l’acqua, pronte all’arrivo del buio e sotto la luce del fanale, per poter pescare pesciolini e gamberetti molto gustosi, così come le minutissime acciughe fritte dette bianchetti, condite con un po’ di aceto balsamico. E’ impressionante come per la causa dell’inverno caldo e secco il livello dell’acqua nei canali sia molto basso. Ancora più impressionante però è la strada che passa in mezzo a due mondi: quello di destra con le sue valli acquatiche con l’unicità della flora e della fauna lottanti per rimanere intatte; e quello di sinistra, dove dopo la fine delle pinete mediterranee, si apre lo scenario del nuovo, con le colossali industrie ravennati. Ed in questo sparti-mondo, c’è la “Capanna di Garibaldi”. Sembra che questa vegli che questi due mondi non si unifichino mai, e che piuttosto, il “nuovo” abbia il rispetto per il “vecchio”.


Autore: Elena Chahanova
Fonte: Radio Nazionale Bulgara




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