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La Libia: "Pronti a scarcerare le infermiere bulgare"

29.01.2007 - Tripoli

La Libia è pronta a scarcerare le infermiere bulgare condannate a morte a condizione che le famiglie delle vittime dell'Aids siano risarcite con l'aiuto dei Paesi, soprattutto europei, che ne reclamano la liberazione. È quanto ha affermato in una intervista pubblicata dal quotidiano bulgaro 24 Tchassa, Seif el-Islam, primogenito del leader libico Moammar Gheddafi. Seif el-Islam ha anche chiesto la liberazione di un ufficiale libico condannato all'ergastolo in Gran Bretagna per l'attentato di Lockerbie del 1988.

Nessuna esecuzione

Seif el-Islam ha assicurato che le cinque infermiere e il medico palestinese condannati alla pena capitale con l'accusa di aver inoculato il virus dell'Aids a più di 400 bambini di un ospedale di Bengasi, non saranno giustiziati. "Non ci sarà nessuna esecuzione. La Libia non è l'Iraq", ha detto alludendo all'esecuzione dell'ex presidente iracheno Saddam Hussein. "Abbiamo proposto una 'road map' con una soluzione per tutte le parti: i genitori, il governo libico, la Bulgaria e l'Ue", ha dichiarato, aggiungendo di aver presentato il piano ai ministri degli Esteri tedesco e francese. "Si tratta di risarcire generosamente le famiglie delle vittime", ha precisato Seif el-Islam affermando di essere stato incaricato di lavorare su questo piano dal padre e dalle famiglie dei bambini malati.

Il no di Gheddafi

"Mio padre vuole che sia trovata una soluzione definitiva. Anche lui è contrario all'esecuzione. Non siamo brutali come questo governo iracheno", ha dichiarato ancora Seif el-Islam. Il primogenito di Gheddafi ha sottolineato "l'importanza di stabilire un dialogo fra le famiglie e i rappresentanti europei. Si ha l'impressione - ha aggiunto - che il mondo si interessi solo alla sorte delle infermiere e che nessuno rispetti i diritti dei bambini contaminati e delle loro famiglie. Una particolare attenzione verso di loro da parte dell'Europa aiuterebbe molto", ha spiegato. Seif el-Islam ha anche sottolineato che per Tripoli l'ufficiale libico Abdel.


Fonte: Il GIornale




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