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Ma l’ingresso in Europa non salverà i clandestini indagati prima del 2007

05.01.2007 - Torino

Clandestini a San Silvestro, comunitari a Capodanno, imputati all’Epifania. È un ottovolante di sensazioni - nonché di differenti status giuridici - quello sul quale hanno preso posto le centinaia di romeni e bulgari illegalmente entrati in territorio italiano fino allo scorso 31 dicembre.

Se ancora nei giorni successivi a Natale c’erano immigrati di Bucarest e Bacau costretti a nascondersi davanti a una volante della polizia o una pattuglia radiomobile dei carabinieri, l’ingresso trionfale del loro Paese (e della Bulgaria) nell’Unione Europea sembrava aver chiuso per sempre i conti con la giustizia. Niente più decreti di espulsione, niente più detenzioni forzate nei container del Cpt di corso Brunelleschi.

Invece per molti romeni e bulgari (che però a Torino sono pochini) la sbornia di Capodanno per festeggiare il nuovo rango di cittadini europei avrà una spiacevole coda giudiziaria. La Procura ha infatti deciso che l’allargamento di Bruxelles agli ex stati dell’Europa comunista non fermerà i processi contro gli «ex extracomunitari» indagati prima della fine del 2006 per violazione della legge Bossi-Fini sull’immigrazione clandestina.

È questo l’orientamento del procuratore capo Marcello Maddalena, che nei primi giorni del 2007 si è a lungo consultato con i colleghi e ha approfondito l’argomento dal punto di vista giuridico. Il dilemma era: che cosa fare delle centinaia di fascicoli ancora pendenti nei confronti di cittadini romeni e bulgari, indagati nei mesi scorsi per violazione delle norme in materia di immigrazione? A partire dal 1° gennaio sono diventate persone equiparate a un qualsiasi turista francese o tedesco, ma al momento del fermo e della denuncia erano solo clandestini, e come tali sono stati trattati da un punto di vista penale.

Che fine faranno, ora, i tanti signor Dumitrescu e signor Petrov che fino allo scorso 31 dicembre non erano in regola con i permessi di soggiorno? Bisogna processarli per un reato ormai superato dall’incedere della Storia, oppure si può far finta di niente e considerarli concittadini europei?

Il procuratore Maddalena non ha dubbi: «Non è che si voglia essere rigidi a tutti i costi - dice - ma sulla base di una precedente sentenza della Corte di Cassazione bisogna procedere con i processi già iniziati, perché l’ingresso di Romania e Bulgaria nell’Unione Europea non ha cancellato le norme che individuano come reato, per esempio, l’inosservanza di un provvedimento di espulsione da parte del questore. Per cui se un cittadino romeno è stato denunciato per aver contravvenuto al decreto di espulsione deve essere giudicato, anche se ora quel decreto non potrebbe più essere emesso perché nel frattempo è diventato comunitario».

La sentenza della Cassazione presa a modello si riferisce a un processo per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina da parte di cittadini lettoni: il 1° maggio del 2004, qualche mese dopo l’apertura del procedimento, la Lettonia entrò nell’Ue. Ma il reato, per i supremi giudici, restava tale per cui gli imputati vennero ugualmente condannati.


Autore: Giorgio Ballario
Fonte: La Stampa




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