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"Romania e Bulgaria, non sarà invasione"

30.12.2006 - Roma

Massima libertà per chi viene a cercare lavoro, rigore con chi ingrosserà le schiere della criminalità e dell'illegalità. Niente più visti sul passaporto, nessun confine, libera circolazione negli Stati membri come per ciascun cittadino dell'Unione europea. Ma l'"invasione" di romeni non ci sarà. Il governo non ci crede. «Realisticamente potremmo avere un aumento, forse anche significativo, degli arrivi di questi nuovi cittadini comunitari - afferma Cristina De Luca (Margherita), sottosegretario alla Solidarietà sociale con delega all'immigrazione - tuttavia non credo che ci troveremo di fronte a ondate di persone».

Nei due ministeri competenti (quelli dell'Interno e, appunto, della Solidarietà sociale) si ricordano le cifre dell'attuale presenza româneasca nel nostro Paese: poco più di 270mila persone, tra cui le 60mila badanti che accudiscono anziani e infermi. Altre stime non ufficiali, che riportano numeri assai più elevati (addirittura un milione), non vengono considerate attendibili.

Nessuno azzarda previsioni su quanti ne arriveranno da lunedì in poi, con l'ingresso della Romania (e della Bulgaria) nell'Unione europea. Ma Giuseppe Silveri, direttore generale per l'immigrazione del ministero della Solidarietà sociale, ricorda il precedente del 2004, quando l'Ue accolse Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Slovenia, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta e Cipro: «Tanti, specialmente in Francia, erano terrorizzati dall'arrivo dei famosi "idraulici polacchi" - dice il dirigente -. Be', sa quante persone arrivarono in Italia da quei dieci Paesi? Circa 60mila nel 2004, con un picco di 67mila l'anno successivo, per lo più polacchi e slovacchi, e il 70% erano stagionali che si concentrarono nelle regioni del Nord Est».

Forse anche in base a quell'esperienza, mercoledì scorso il governo ha deciso di operare una maggiore apertura sotto il profilo occupazionale: «Sarà completamente libera la circolazione, e quindi i rapporti di lavoro, per le assi stenti domiciliari, le cosiddette badanti, e i lavoratori dell'edilizia, gli stagionali in genere, i lavoratori del settore agricolo e turistico, i metalmeccanici», ha annunciato il ministro per la Solidarietà sociale Paolo Ferrero (Prc).

Ciò significa che da dopodomani queste categorie di lavoratori romeni e bulgari saranno equiparati a quelli italiani e di tutti gli altri Paesi Ue. Stesso discorso per i mestieri e le professioni altamente qualificati (per esempio gli infermieri, che erano già considerati fuori dalle quote dei flussi migratori) e per gli imprenditori e i lavoratori autonomi. Restano invece restrizioni per l'accesso al mercato del lavoro di altre categorie di subordinati, come i tessili e i chimici. I vincoli resteranno in vigore per un anno, al termine del quale il governo deciderà se mantenerli o meno.

In ogni caso, gli ingressi per lavoro (e, ovviamente, per turismo) non destano preoccupazione. I timori riguardano invece il fronte della legalità e della sicurezza, come indicano le cronache di ogni giorno e il caso del campo Rom di Opera. Tra i romeni, i Rom sarebbero il 2,5%, ma diverse organizzazioni non governative dicono l'8%. Ieri il vice-sindaco di Milano Riccardo De Corato (An) ha lanciato l'allarme di «migliaia e migliaia di persone in arrivo in cerca di lavoro, alloggio, assistenza sanitaria e altro», che non trovando una rete di sostegno potrebbero «creare disagi ai residenti e dare origine a problemi di sicurezza e fenomeni di criminalità».

Fenomeni che il Viminale ha ben presenti perché «purtroppo già esistono», assicura Marcella Lucidi (Ds), sottosegretario all'Interno con delega all'immigrazione. La quale, però, vede nell'arrivo nell'Ue di Romania e Bulgaria «un'opportunità che produrrà una maggiore facilità di collaborazione in materia di ordine pubblico e di sicurezza». Insomma, sarà più semplice perseguire i delinquenti e magari prevenirne i crimini? «Certamente ci sarà una spinta positiva al dialogo tra i nostri Paesi - repli ca la Lucidi - come dimostrano le visite che dieci giorni fa il ministro Giuliano Amato ha compiuto in Romania e in Bulgaria, proprio in vista dell'ingresso nell'Unione. È già stato sottoscritto un "protocollo di cooperazione" tra il nostro ministero dell'Interno e quello dell'Amministrazione e dell'Interno di Bucarest, mentre con la Bulgaria è stata avviata una collaborazione che ci auguriamo conduca presto a un'intesa analoga».

L'attenzione del governo, spiega il sottosegretario alla Solidarietà sociale De Luca, è rivolta soprattutto «a monitorare e affrontare i fenomeni d'illegalità, i problemi dei minori non accompagnati e dei campi nomadi». Sono temi che ricorrono nel «giro di ascolto» che lei e il ministro Ferrero stanno facendo in tutte le Regioni. Il timore più diffuso, tra governatori e sindaci, è quello di doversi far carico di nuove emergenze sociali con i bilanci ridotti al lumicino. «Ma la Finanziaria ha aumentato di 500 milioni il Fondo sociale - sottolinea il sottosegretario De Luca - che ora ammonta a 970 milioni ed è destinato alle Regioni, mentre altri 50 milioni sono riservati all'immigrazione e vorremmo usarli per le donne e i minori. Per nomadi e sinti, poi, un mese fa abbiamo aperto un tavolo di lavoro al Viminale, mentre qui da noi ne abbiamo istituito un altro per la loro integrazione, con le associazioni di volontariato e alcuni Comuni particolarmente interessati al fenomeno. L'obiettivo - conclude - è quello di evitare lo scontro sociale e privilegiare il ragionamento».


Autore: Danilo Paolini
Fonte: Avvenire




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