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I bulgari sono diventati brasiliani

03.12.2006

Intervento della corrispondente della Radio Nazionale Bulgara Elena Chahanova durante la trasmissione “Horozont za vas”

Lo sport regala emozioni inusuali rispetto la quotidianità ordinaria, la pallavolo emozioni ancora più diverse dal calcio ed è questo il fatto che spiega l’interresse di bulgari e italiani per i mondiali di pallavolo in Giappone. Soltanto, che noi abbiamo preso l’attimo fuggente, la squadra azzurra no e maledice ancora la prima partita persa contro i bulgari. Loro sono diventati quinti, noi abbiamo vinto il bronzo. Noi abbiamo un giocatore di classe mondiale – Matei Kaziyski, loro d’ora in poi dovranno trovare un elemento simile. Il futuro davanti a loro è poco chiaro, per noi invece è più illuminato e ottimistico per il potenziale di cui disponiamo.

La Bulgaria con il bronzo, la Polonia con l’argento, sono la sorpresa del mondiale appena concluso. I bulgari che hanno stupito il mondo arrivando a questo risultato che poteva essere anche una medaglia di argento, visto che i brasiliani sono su un altro pianeta, hanno meravigliato per la concordia collettiva della squadra, e per l’aria ispirata, una cosa rara per le nostre terre: “I bulgari sono diventati brasiliani”- è stato il commento degli specialisti italiani. “Che metamorfosi sarebbe?”- avrebbe esclamato qualsiasi tifoso, senza neanche accorgersi che si tratta di una trasformazione semplicemente umana. Cerchiamo di spiegarla con due esempi molto vicini alla realtà quotidiana, ma con fini differenti per un scopo comune, perché lo sport come attività umana insegna e forma determinate qualità necessarie anche per la vita di ogni giorno.

Esempio 1: Durante il riscaldamento prima di una partita della World League di quest’anno a Mosca, il palleggiatore brasiliano Riccardino si è arrabbiato con il compagno Giba, un personaggio non qualunque, in quanto non gli passava la palla in modo preciso. Riccardino si è voltato in fretta sedendosi sulla panchina. Giba impassibilmente ha terminato il riscaldamento con altri due compagni. L’allenatore Bernardino non ha dato nessuna importanza all’accaduto e i due giocatori hanno disputato la partita così come se niente fosse successo prima. Il Brasile ha vinto, portando a casa l’ennesimo trionfo nella World League pensando alla preparazione del Giappone 2006.

Esempio 2: La semifinale mondiale a Tokio tra Bulgaria e Polonia. Terzo set. 22:21 per noi; il palleggiatore Andrey Zekov sembra dimenticare che in prima linea in attacco c’è anche Plamen Konstantinov, molto sicuro ed efficace. Andrey ha fatto delle scelte tali che ha messo in difficoltà i propri compagni facilitando l’avversario che se si è portato sul risultato di due set a uno. Durante il cambio di campo, Konstantinov irritato per l’accaduto ha parlato in modo molto animato con Zekov. I commentatori stranieri che conoscono la pallavolo bulgara sono rimasti colpiti, notando che dopo tutto ciò la squadra bulgara ha giocato come se non fosse successo niente e sarebbe bastato poco per far girare le cose a proprio favore. Questo vuol dire un salto di qualità morale nello sviluppo collettivo; non solo della squadra, ma anche dell’ambiente circostante. E, questo è stato l’atteggiamento durante tutto il mondiale.

Inoltre gli attaccanti bulgari hanno smesso di lamentarsi – un classico questo – con i palleggiatori; hanno dimostrato stabilità morale e capacità tecniche di grande livello nel realizzare le palle ricevute. Ecco perché abbiamo vinto contro i serbi nella gara per la medaglia di bronzo in una partita molto equilibrata! Per questi motivi ci hanno paragonato ai campioni del Mondo del Brasile, perché senza una tale mentalità non si va da nessuna parte. Le meschinità, gli intrighi e tanto altro è stato lasciato fuori dalla palestra. Comunque, tra il morale, la mentalità e lo stile di gioco del Brasile e le altre squadre c’è un abisso. Non che sia invincibile, ma è veramente molto difficile vincere contro di loro. E, anche un’altra cosa dimostra la classe di questa squadra: i giocatori gioiscono di più verso quel compagno, che ha effettuato il gesto tecnico che ha permesso, nelle circostanze del gioco, la conquista del punto. Questo non è necessariamente quello che ha schiacciato più forte, ma è quello dal quale, dopo un difficile, combattuto oppure lungo scambio di gioco, e partita l’azione fondamentale per raggiungere la meta desiderata: il punto. La capacità collettiva di poter valorizzare, incentivare e sottolineare queste capacità individuali o di un gruppo di compagni, vuol dire grande cultura e conoscenza degli stessi atleti, qualcosa che non possiedono tantissimi allenatori di pallavolo al mondo. Bravo il Brasile, perché non ce niente di più difficile che vincere consecutivamente due titoli mondiali! Bravi i nostri, perché la Bulgaria ha la quinta medaglia mondiale. Dopo il bronzo del 1949, 1952, 1986 ed il argento nel 1970, i pallavolisti bulgari hanno qualcosa in più rispetto ai suoi predecessori – la morale di un gruppo che vuole ed è capace di essere ai vertici per l’avvenire.


Autore: Elena Chahanova
Fonte: Radio Nazionale Bulgara




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