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Ataka cavalca il razzismo

19.11.2006 - Sofia

Quando il partito Ataka si presentò alle elezioni parlamentari del giugno 2005 sotto lo slogan «Riprendiamoci la Bulgaria», dopo una campagna elettorale basata su una retorica fortemente anti-sistema, condita da razzismo non troppo velato contro le minoranze turca e rom e da un programma politico isolazionista ed autarchico, che prevedeva l'uscita del paese dalla Nato e la rinegoziazione di numerosi capitoli del processo di avvicinamento all'Unione Europea, pochi analisti nel paese pronosticarono un risultato superiore allo sbarramento del 4%, necessario ad entrare nel parlamento di Sofia.

Allo spoglio delle schede, Ataka diventava però a sorpresa il quarto partito bulgaro, collezionando oltre l'8% e portando ventuno deputati in parlamento. Ataka era stato fondato appena un mese prima come coalizione di forze nazionaliste, sotto il controllo del suo leader carismatico, Volen Siderov, ex giornalista di 51 anni, una volta vicino alla destra moderata, poi autore di libri come «Il boomerang del male» e «Bulgarofobia», tacciati da numerosi osservatori internazionali come razzisti e antisemiti. Dopo il successo iniziale, Ataka ha vissuto soprattutto scissioni e scandali, come quello che ha toccato un suo deputato accusato di pedofilia, e quello, mai del tutto chiarito, che ha coinvolto lo stesso Siderov in una storia di teppismo e bugie, con un ragazzo picchiato dall'autista del leader di Ataka sull'autostrada tra Sofia e Plovdiv.

A ridare fiato alla formazione, sull'orlo del collasso dopo aver perduto numerosi deputati, passati ad altri gruppi parlamentari, sono arrivate le elezioni presidenziali dello scorso ottobre. Siderov, aiutato dalle divisioni della destra moderata, incapace di presentare una candidatura comune, é riuscito ad arrivare al ballottaggio con il presidente uscente, il socialista Georgi Parvanov. Nonostante la schiacciante vittoria di quest'ultimo con il 75% delle preferenze, Ataka ha raddoppiato i voti rispetto al 2005, e in conferenza stampa Siderov ha potuto affermare che «da oggi tutti dovranno fare i conti con noi, anche per la formazione dell'esecutivo».
I motivi del successo di Ataka nella società bulgara sono diversi. Si sommano scontento sociale, insoddisfazione per l'attuale classe politica e nazionalismo. Da una parte c'è la rabbia di chi é rimasto tagliato fuori dalla lunga transizione, e che é sensibile alle proposte di Ataka di ri-nazionalizzazione delle industrie privatizzate e di moralizzazione della vita pubblica, dall'altra la paura della classe media di perdere gli ultimi scampoli di sicurezza economica e status sociale ancora non intaccati dai cambiamenti degli ultimi quindici anni.

Collante di queste anime diverse é la voglia di trovare un colpevole, un capro espiatorio responsabile del proprio malessere, che viene veicolata dal partito soprattutto verso gli «stranieri in casa», cioè le comunità turca e rom che vivono da secoli nel paese. Tra i cavalli di battaglia di Ataka, ad esempio, c'è la soppressione dell'unico telegiornale al giorno trasmesso in turco sul canale pubblico e varie misure «educative» nei confronti dei rom, rappresentati attraverso le pagine del quotidiano del partito come una massa di individui dediti soprattutto al furto e all'omicidio.

La retorica razzista del partito ha fatto già abbondantemente parlare di sé al parlamento europeo di Strasburgo, quando, a fine settembre, Dimitar Stoyanov, osservatore bulgaro di Ataka e prossimo deputato europeo a partire dal 1 gennaio 2007, data di ingresso della Bulgaria nell'Ue, ha sconsigliato per e-mail i suoi prossimi colleghi dall'appoggiare la candidatura al premio «parlamentare dell'anno» l'eurodeputata ungherese di origine rom Livia Jarova perché, come ha spiegato «in Bulgaria ci sono ragazze rom più belle, e se ci si trova nel posto giusto al momento giusto, si può anche comprarne una...».


Autore: Francesco Martino [Osservatorio sui Balcani]
Fonte: Il Manifesto




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