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Giovanni Paolo II a Sofia cerca il dialogo con gli ortodossi

24.05.2002 - Città del Vaticano

“Con grande gioia riesco a dare compimento oggi ad un desiderio che da tempo portavo nel cuore. In nessuna circostanza ho cessato di amare il popolo bulgaro”. È stata questa la frase pronunciata dal Papa, visibilmente emozionato, ieri pomeriggio, una volta giunto all’aeroporto internazionale di Sofia in Bulgaria, seconda tappa del suo 96° viaggio apostolico. Anche in questa circostanza è disceso dall’aereo proveniente da Baku “aiutato” da un montacarichi e sorretto dal suo segretario, mons. Stanislao.

In segno di omaggio verso la Bulgaria, il primo gesto compiuto da Giovanni Paolo II è stato quello di chinarsi a baciare una manciata di terra raccolta per lui in un cestino. Parole e gesti che hanno voluto definitivamente cancellare le polemiche sulla presunta “pista bulgara” che avrebbe collegato Alì Agca, l'autore dell'attentato del 13 maggio 1981, al Cremlino. Un gesto distensivo. Ma viste le minacce terroristiche degli ultimi mesi, il governo ha predisposto imponenti misure di sicurezza per la visita del Papa. la cerimonia dei saluti ufficiali si è tenuta nella storica piazza Nevski, dove Giovanni Paolo II è stato accolto dal presidente della Repubblica Georgi Parvanov e dal patriarca Maxim, capo della chiesa ortodossa bulgara, religione maggioritaria del paese.

Nel suo discorso - che non ha concluso di leggere affidandolo ad un suo collaboratore - papa Wojtyla ha voluto rilanciare con forza lo spirito ecumenico. Dalla Bulgaria “terra dei santi Cirillo e Metodio” e paese “ponte tra l'Europa orientale e l'Europa del sud”, ha voluto riaffermare “la convinzione che ogni religione è chiamata a promuovere giustizia e pace tra i popoli, perdono, vita e amore”. Lo ha fatto rendendo omaggio ai martiri “appartenenti alle diverse confessioni cristiane”.

Da Sofia perché molto probabilmente anche Mosca intenda, ha invitato le chiese cristiane a ritrovare la via dell’unità. “L’obiettivo di questa visita è quello di rafforzare la reciproca conoscenza tra le due chiese” ha detto rivolgendosi al patriarca Maxim, affinché “con l’aiuto di Dio e nel giorno e nel modo che a lui piacerà, si possa giungere a vivere “in perfetta unione di pensiero e di intenti”“. Ha avuto anche parole di incoraggiamento per il percorso democratico intrapreso dal paese ex comunista, formulando l'auspicio “che lo sforzo di rinnovamento sociale intrapreso con coraggio dalla Bulgaria trovi l'accoglienza intelligente e il sostegno generoso dell'Unione Europea”.

Nel discorso del “papa polacco” non è mancato l’omaggio a chi è rimasto fedele al Vangelo durante il “freddo inverno del totalitarismo”. Un dramma che Wojtyla ha conosciuto e che è stato il tema dominante dell’omelia pronunciata ieri mattina a Baku, durante la messa celebrata nel palasport prima di lasciare l'Azerbaijan. Ha ricordato il dramma della persecuzione marxista e reso omaggio a chi ha resistito nella fede quando la religione veniva irrisa come “facile superstizione”, quando proclamarsi cristiani significava essere “considerati cittadini di seconda classe” ed essere “in molti modi umiliati ed emarginati”.

Durante la cerimonia un individuo, sorprendendo il servizio di sicurezza, si è avvicinato al pontefice. L’uomo è stato bloccato a tre metri dall’altare, fortunatamente era innocuo. Dopo il rito gli è stato concesso di salutare il Papa. Vi sono stati anche dei significativi scambi di doni. Il capo dello Stato ha regalato al Papa un terreno dove verrà costruita la prima chiesa di Baku, mentre Giovanni Paolo II ha donato centomila dollari per i rifugiati in Azerbaijan provenienti dal Nagorno-Karabak e dall'Armenia e 20 mila dollari alla chiesa ortodossa come suo contributo al riscatto di un pope ortodosso rapito in Cecenia. Un ulteriore gesto distensivo verso la chiesa ortodossa.


Autore: Roberto Monteforte
Fonte: L'Unità




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