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La Bulgaria porta in trionfo Simeone II

18.06.2001 - Sofia

Il partito del re stravince le elezioni in Bulgaria. Le prime proiezioni assegnano il 42% dei consensi al “Movimento nazionale Simeone II”, fondato solo due mesi fa dal titolare di un regno che non esiste più, cancellato 55 anni fa da un referendum, svoltosi quando già il paese era entrato nell’orbita sovietica.

Nettamente distaccati sia l’Unione delle forze democratiche, che ha governato il paese dal 1997, e passa dal trionfo elettorale di quattro anni fa ad un modesto 21%, sia il Partito socialista, che ottiene appena il 17%. Gli elettori hanno punito sia la destra sia la sinistra, che dal crollo del comunismo in poi si sono alternati alla guida della Bulgaria, con risultati deludenti.

Il partito del re viene portato al successo sull’onda del malcontento diffuso per la corruzione, la disoccupazione, il basso tenore di vita di gran parte della popolazione. Con il suo carisma di ex-sovrano e con il suo modo diretto di comunicare con la gente, Simeone II ha convinto i concittadini che valeva la pena di credere alle sue promesse di lotta ad oltranza contro la criminalità politico- finanziaria e contro la miseria.

Lui, Simeone, non era candidato. Nemmeno è chiaro se intenda fare il primo ministro, o ritagliarsi un ruolo di eminenza grigia, cioè dirigere il paese restandosene dietro le quinte. Recandosi al seggio, ha ribadito ieri la disponibilità ad un governo di coalizione con l’Udf e con il piccolo partito della minoranza turcofona. Ancora più esplicitamente ieri sera, a seggi chiusi, il suo vice Plamen Panayotov ha ribadito che restava “immutato l’orientamento a formare un governo di coalizione, anche se ottenessimo una netta maggioranza”.

Dopo avere fatto una campagna elettorale ferocemente ostile al Movimento nazionale, l’Udf, di fronte ad una sconfitta annunciata da tutti i sondaggi e confermata dalle prime stime statistiche, è entrato in crisi. Una parte sembra allettata dalle offerte del Movimento nazionale, un’altra preferisce passare all’opposizione. Al primo gruppo appartiene il sindaco di Sofia, Stefan Sofianski: “Il problema principale è che i partiti accettino l’esito del voto e si formi un esecutivo di larga coalizione”.

Ma Dimitar Abadzhiev, vicepresidente del Consiglio esecutivo Udf, ribatte: “È troppo presto ora per decidere. In ogni caso la Bulgaria ha perso l’occasione storica di proseguire lungo il cammino delle riforme. Se è vero che gli elettori hanno usato la scheda per castigare, è l’intera Bulgaria che ne risulta punita”.

Certamente da solo il Movimento nazionale non potrà governare. Stando ai primi calcoli, avrebbe conquistato 107 seggi, cioè meno della metà sul totale di 240. Un’intesa con l’Udf, che dovrebbe averne 54, garantirebbe invece un’ampia maggioranza, che diventerebbe amplissima se si aggiungessero i 21 avuti dal Partito per i diritti e la libertà, votato dalla minoranza turca. Non si può neanche escludere a questo punto un accordo a due fra quest’ultima formazione e il partito di Simeone, che lasci fuori non solo i socialisti (47 seggi), ma anche l’Udf.

Per ora sono solo congetture. L’unica cosa chiara è la sorprendente rapidità con cui un partito nato solo lo scorso aprile abbia spazzato via rivali più collaudati ed esperti. Tra coloro che l’hanno prescelto, i nostalgici della monarchia sono un’esigua minoranza. Lo rivelano gli stessi sondaggi che durante la campagna elettorale avevano pronosticato con buona approssimazione l’esito del voto.

Un certo margine di incertezza permane invece sulle intenzioni del diretto interessato ad un’eventuale restaurazione. Sull’argomento non si è mai pronunciato esplicitamente, limitandosi a definire la questione “non in agenda”. Una vaghezza che gli ha attirato sospetti e accuse di doppiogiochismo. In altre parole, un rovesciamento istituzionale non sarebbe per lui prioritario, ma potrebbe tenerselo come carta di riserva da giocare nell’eventualità di una grave crisi di regime. Ad esempio, se i miracoli promessi (niente tasse sui profitti reinvestiti, imposizione fiscale più leggera per tutti, aumenti salariali per molte categorie, pensioni più alte) non si materializzassero e il malcontento degenerasse in disordine.

Simeone II ha 64 anni. Nel 1943, alla morte del padre Boris III, salì al trono, ancora bambino. Tre anni dopo fu costretto all’esilio, prima in Egitto, poi a Madrid. Ha sposato un’aristocratica spagnola, da cui ha avuto cinque figli. Parla molte lingue, compreso il bulgaro, benché i suoi connazionali sorridano quando lo sentono pronunciare vocaboli che non fanno parte del conversare quotidiano ed appartengono piuttosto ad un idioma letterario, quello che Simeone ha appreso vivendo tanto a lungo lontano dalla patria.


Autore: Gabriel Bertinetto
Fonte: L'Unitΰ


Per approfondire: Speciale Elezioni 2001



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