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Morto Zhivkov, l’ultimo dittatore

07.08.1998 - Sofia

Todor Zhivkov, uno dei leader più longevi e più fedeli a Mosca nella storia dei regimi comunisti, è morto l’altra sera a Sofia all’età di 86anni, 35 dei quali passati alla testa dello Stato e del partito comunista bulgari. L’ex dittatore - la cui figura al pari del sovietico Leonid Brezhnev, del romeno Nicoale Ceausescu e del tedesco orientale Erich Honecker era stata simbolo dell’oppressione e dell’intolleranza dei regimi filosovietici nell’Europa della Guerra fredda - è spirato per un ictus cerebrale nell’ospedale Lozenetz della capitale bulgara, dove era da tempo ricoverato. Le condizioni di Zhivkov - ultimo sopravvissuto fra i dirigenti comunisti dell’est Europa - erano andate via via peggiorando a partire da maggio, quando i medici gli avevano diagnosticato una grave forma di iperglicemia (eccessivo tasso di glucosio nel sangue). Soffriva inoltre di difficoltà respiratorie, aritmia cardiaca, diabete e arteriosclerosi.

Alleato fedele e “modello” di tutti i leader sovietici - senza dubbio il più “ubbidiente” a Mosca fra tutti i vecchi capi comunisti - Zhivkov rifiutò di accettare la politica di perestroika (ristrutturazione) e glasnost (trasparenza) varata da Mikhail Gorbaciov nella seconda metà degli anni Ottanta. Fu pertanto costretto alle dimissioni nel novembre 1989, sull’onda della protesta che portò alla caduta dei regimi comunisti in tutti i paesi dell’Europa orientale.

Nato il 7 settembre 1911, Todor Zhivkov fu eletto primo segretario del Partito comunista bulgaro il 4 marzo1954. Fu anche primo ministro dal novembre 1962 al luglio 1971, quando assunse anche le funzioni di capo di Stato. È noto - anche sulla base di documenti resi pubblici dopo la sua estromissione dal potere - che Zhivkov mirava a annettere la Bulgaria all’Urss, facendone la “sedicesima repubblica”. Il Cremlino avrebbe sempre detto di no temendo reazioni internazionali negative.

Arrestato nel gennaio 1990, l’ex leader comunista fu posto in domicilio coatto nella villa di famiglia a Boiana, sobborgo lussuoso di Sofia e rifugio di tutti i “papaveri” della nomenklatura locale. Due anni più tardi fu processato e condannato a sette anni di carcere per storno di fondi statali a beneficio di familiari e amici.Nel1996, la Corte suprema lo prosciolse sostenendo che, in quanto ex capo dello stato, poteva rispondere solo di alto tradimento. Riebbe la libertà nel settembre 1997. Nonostante il servilismo verso Mosca, le accuse per l’assimilazione forzata della minoranza turca e la catastrofe economica seguita alla sua uscita di scena, Zhivkov - ultimo “dinosauro” rosso - era rimasto popolare: molti bulgari infatti, alle prese con inflazione, disoccupazione e criminalità, si dichiarano nostalgici di “nonno Todor”.

Con Zhivkov infatti se ne va un ulteriore, ultimo simbolo della Guerra Fredda che per oltre 40 anni ha segnato la spaccatura del vecchio continente. La caduta della cortina di ferro e l’abbattimento del muro di Berlino hanno segnato 9 anni fa l’inizio della fine per tutti loro. Solo il romeno Nicolae Ceausescu tuttavia ha subito una morte violenta: fu infatti fucilato, insieme alla moglie Elena nel giorno di Natale del 1989, all’apice della drammatica rivolta a Bucarest, al termine di un “processo” sommario. Il tedesco orientale Erich Honecker, che governò la ex Ddr per 18 anni, è morto in esilio in Cile, per un cancro al fegato nel maggio1994 all’età di 81 anni. Il leader della vecchia Cecoslovacchia comunista Gustav Husak è morto, invece, nel novembre 1991 all’età di 78anni.L’ex capo del partito comunista ungherese Janos Kadar - che nel 1956 richiese l’intervento dei carri armati sovietici per soffocare la rivolta di Budapest - rimasto al potere per 33 anni, due in meno di Zhivkov è morto a 77 anni, il 16 luglio 1989.


Fonte: L'Unità




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