Home | Notizie | Forum | Club | Cerca  Bulgaro

Subscribe
Share/Save/Bookmark
     




           Utente: non registrato, entra

Follow Bulgaria-Italia on Twitter  Follow Bulgaria-Italia on YouTube   Follow Bulgaria-Italia on LinkedIn
    Notizie


 
Partecipazione bulgara alla Biennale d'Arte di Venezia
Presentazione del libro di Terzani "La fine è il mio inizio"
Gli studi Cirillometodiani in Italia e nel mondo ieri, oggi ...e domani?
Bulgaria: Biennale dell'umorismo e della satira
Europee in Bulgaria, sotto il segno della corruzione
   
Tutte le notizie

    Conoscere la Bulgaria
  Arte e Cultura
Arte in Bulgaria
Biblioteca
Cinema bulgaro
Lingua e cultura italiana
Storia della Bulgaria
Letteratura
Lingua Bulgara
Monasteri
Musica
Poesia
Teatro
Traci

Città e Località
Sofia
Plovdiv
Varna
Burgas
Koprivshtitza
Bansko
Borovets
Pamporovo

Economia
Agricoltura
Banche e Finanza
Energia
Fiere
Infrastrutture
Investimenti
Telecomunicazioni

Folklore
Cucina bulgara
Fiabe
Nestinari
PopFolk e Chalga
Valle delle Rose
Vampiri

Informazioni
Mappa
Inno Nazionale
Scheda Paese
Dizionario IT-BG

Notizie

Ambiente
Cultura
Cronaca
Economia
Esteri
Lavoro
Immigrazione
Politica
Sport

Bulgaria e ...
Iraq
Libia
NATO
Basi USA
Unione Europea
Monografie

Politica e Governo
Ambasciate
Ambasciata di Bulgaria
Ambasciata d'Italia
Istituzioni
Politica ed Elezioni
Legislazione italiana

Società
Bulgari in Italia
Diritti umani
Informazione
Radio Bulgaria
Sindacati
Sport
TV Bulgaria

Turismo
Alberghi
Appunti di Viaggio
Fai da te
Informazioni Valutarie
Montagna
Viaggio in Aereo
Viaggio in Auto
Viaggio in Bici
Viaggio in Camper

  
Julia Kristeva: “Freud, linguista taumaturgo. Capì che solo la parola ci può salvare”

13.10.1997

Professoressa Kristeva, a partire da quali aspetti attuali della psicoanalisi possiamo, rileggendo Freud, cercare le sue concezioni del linguaggio?

Effettivamente, oggi è possibile leggere Freud a partire dall’attualità dell’esperienza analitica. Mi sembra che questa attualità si caratterizzi per l’apparizione di ciò che ho denominato - come nel titolo di un mio libro - “le nuove malattie dell’anima”. Con ciò voglio intendere l’idea che l’analista si confronta con qualcosa che è dell’ordine dell’irrappresentabile, con qualcosa che è al di qua del linguaggio. Intendo con questo, per esempio, le diverse sintomatologie che vanno dall’autismo alle varie affezioni psicosomatiche, ma anche i “borderline”, i ”falsi Self”, le “personalità come se”, ed altri disturbi narcisistici. Dall’altra parte esiste anche un altro aspetto di attualità che interessa molto le scienze umane di oggi: si tratta di una spinta cognitivista che esige di affrontare l’esperienza psichica imponendo sulla materialità del linguaggio delle strategie logiche, con o senza soggetto. Quindi, partendo da questa doppia attualità possiamo cercare di vedere quali siano state le concezioni freudiane del linguaggio di cui spesso si ha un’idea schematica, per cui, ad esempio, si pensa che ci sia un’unica concezione freudiana del linguaggio.

E quali sono le diverse concezioni del linguaggio di Freud?

Io sostengo che ve ne sono almeno tre. Il primo modello di linguaggio, così come Freud lo ha formulato, si trova nei suoi primi testi; penso in particolare a testi come “Zur auffassung der aphasien” (Per una concezione delle afasie) del 1891, penso anche al “Progetto di una psicologia” del 1895, e a qualche altro testo dello stesso periodo. Tutti questi testi procedono dalla constatazione di una inadeguatezza tra il sessuale e il verbale. Freud pensa che il desiderio sessuale non sia colto dal linguaggio: non solo il desiderio trova difficoltà ad entrare nel linguaggio ed è difficilmente interpretabile, ma si può dire che intelligenza e linguaggio da una parte, e desiderio sessuale dall’altra, siano asintotici.

Questa divergenza è forse dovuta, secondo lui, alla nevrosi, ma forse- andando indietro nel tempo a un dato somatico proprio dell’immaturità del bambino. Noi siamo degli esseri immaturi, e il linguaggio viene “après coup”, posteriormente.

Sempre a partire da questa inadeguatezza tra corpo e linguaggio - tra desiderio sessuale da una parte, ed intelligenza dall’altra - Freud constata un’assenza di traduzione o persino una traduzione lacunosa tra la rappresentazione inconscia e le parole. Questa idea lo condurrà ad approntare un modello - il primo, dal mio punto di vista - che chiamo modello “eterogeneo” del linguaggio, e che comprende due strati, di cui non si parla molto oggi; esso riguarda la sfasatura tra rappresentazione di parole e rappresentazione di cose”.

Può spiegarci la differenza tra queste rappresentazioni?

Questa distinzione si trova in un testo di Freud, l’“AppendiceC” alla Metapsicologia, anche se egli la elaborava già in Zur auffassung der aphasien. Nell’”Appendice C” egli parla di “rappresentazioni di parole”, che sono un insieme di rappresentazioni che riguardano essenzialmente l’immagine sonora della parola. Io pronuncio una parola, e lo psichismo registra un’immagine sonora;ma questa immagine sonora - che è l’essenziale della parola - non è la sola perché la rappresentazione di una parola comprende anche un’immagine di lettura, un’immagine di scrittura e un’immagine di movimento. La parola, come vedete, è un insieme complesso, ma è un insieme chiuso. La rappresentazione di parole è legata alla rappresentazione di oggetti oppure di cose; è l’altra componente, vale a dire un insieme aperto che comprende l’immagine visiva della parola: quando dico “tavolo” o quando dico “televisione”, vedo l’immagine visiva della televisione. Ma non c’è solo l’immagine visiva: ci sono anche le immagini tattili, posso toccare un televisore, esso ha un volume; e poi c’è l’immagine acustica, dato che dei suoni provengono da questo televisore, ecc. Quindi vediamo che l’apparato psichico, secondo Freud, centrato sulla rappresentazione di cose e sulla rappresentazione di parole, procede verso una rappresentazione eterogenea dello psichismo: perché ci sono due componenti essenziali, che sono le parole da una parte e le cose dall’altra.

Quanto al “Progetto di una psicologia”, esso è oggi un testo molto commentato, perché è legato alla neurobiologia, la quale fa oggi grandi progressi.

In questo “Progetto” Freud abbozza due sistemi: un sistema ”phi” - che è un sistema esterno e che mette l’essere umano in contatto con il mondo esterno - e un sistema “psi”, che è un sistema interno. Egli postula che ci sia una carica quantitativa, l’energia biologica, che può essere o ormonale, umorale o elettrica (oggi, a seconda dello sviluppo della neurobiologia, possiamo riempire queste proposte di Freud). Ora, questa carica quantitativa diventa qualitativa o psichica passando da un sistema ad un altro.

Dove si trova quindi il linguaggio?

Esso si situa tra la carica energetica e la percezione da un lato, e l’attività logica dall’altro. Quindi il linguaggio, situato tra questi due sistemi - l’attività logica e la percezione – favorisce la conoscenza e la coscienza.

Questo è molto interessante, perché si vede come il linguaggio, in Freud, sia situato tutto d’un tratto in una posizione cruciale tra la percezione e la logica; quindi esso non si riduce alla percezione, né alla logica, ma serve da intermediario tra le due. In questo primo modello freudiano appare una duplicità che io chiamo una concezione “sfogliata” ovvero stratificata del linguaggio.

Perché qui il linguaggio non viene ridotto ai nostri modelli attuali, basati sull’opposizione tra significante e significato; esso infatti, da una parte tocca verso il mondo esterno attraverso la sensazione, e dall’altra verso il mondo dell’intelligenza, perché trasmette il ricordo, la memoria - fino al sistema complicato delle concatenazioni logiche e, più oltre, metafisiche. Possiamo considerare estremamente interessante l’eterogeneità di questo modello, il quale va in una direzione opposta rispetto ad una certa corrente linguistica, - una corrente soprattutto lacaniana - la quale cerca di recuperare quel primo Freud all’interno del modello saussuriano del linguaggio.

C’è chi obietta che quelle teorie di Freud erano ispirate alla limitata neurologia del suo tempo?

In effetti, quel primo modello si basa su una teoria oggi superata, nel senso che Freud non disponeva di sufficiente precisione neurobiologica per raffinare il funzionamento della cellula cerebrale o delle sinapsi. Oggi invece, con i progressi delle neuroscienze, abbiamo delle concezioni molto più raffinate del funzionamento del sistema cerebrale o dell’insieme del sistema nervoso. Eppure, in tutte queste direzioni molto più moderne, e molto più nette di quelle dateci da Freud, è evidente uno iato che appare tra tutto quel che si può dire a livello neuronale da una parte, e il linguaggio dall’altra parte. Non riusciamo a colmare lo iato, la divergenza tra il substrato biologico e la manifestazione linguistica; quindi ci troviamo confrontati a questa doppia determinazione di fronte alle manifestazioni psicologiche, e in particolare di fronte ai sintomi psichiatrici o psicoanalitici.

Prendete il caso della depressione: se avete un fenomeno depressivo, è evidente che un certo numero di sintomi depressivi possono essere eliminati grazie all’intervento di neurolettici o persino di elettroshock: questo vuol dire che un certo funzionamento mentale è correggibile, manipolabile, attraverso il livello biologico. Questo tuttavia non esclude l’intervento a livello del linguaggio: tutto il lavoro che facciamo noi psicoanalisti è tale che esso può avere degli effetti fin nella cellula biologica. Per esempio, certe interpretazioni possono portare ad un funzionamento accelerato del cervello, ad una conduttibilità della sinapsi, e persino a cambiare il tasso della serotonina. In altri termini, qualunque sia il raffinamento del modello attuale, c’è in esso qualcosa che fa pensare al primo Freud: siamo sempre di fronte ad un modello doppio, stratificato. Quindi, cerco di resuscitare l’ambivalenza del modello freudiano, perché senza di essa si appiattisce il funzionamento mentale: o lo si riduce aduna biologia pura e semplice eliminando il fattore “significante”, oppure ci si accontenta unicamente di quest’ultimo e si dimentica la base biologica.

Passiamo a quello che lei chiama il secondo modello freudiano del linguaggio. Come si articola questo modello?

“Tale modello è più vicino al modello strutturale che poi svilupperà Lacan. Esso, in effetti, è un modello, direi, “ottimista” perché presuppone che l’associazione libera ci possa permettere di cogliere tutti i sintomi, e dunque che nel linguaggio potremo far apparire i traumi, la pulsione, e tutti i disturbi della vita sessuale e della vita psichica. Freud si accosta a questo modello “ottimistico” man mano che appronta il dispositivo della cura psicoanalitica, quando abbandona insomma la neurologia di cui parlavamo. Tra il 1892 e il 1900, infatti, Freud si convince in modo sempre più preciso che il racconto associativo è capace di tradurre i contenuti traumatici. Quindi egli baserà i dispositivi della cura nella narrazione, e partendo da questa cercherà di produrre un altro modello, considerato come il modello centrale di Freud sul linguaggio. A mio avviso, questo modello si caratterizza per il fatto che il linguaggio“ è costituito- cito Freud - da termini intermedi preconsci che permettono di porre l’inconscio sotto la dominazione del conscio”.

Il linguaggio possiede il potere di andare più in là del conscio perché si situa tra conscio e inconscio, e dunque ha questo potere straordinario di rendere consce le cose perché - facciamo riferimento al primo modello - è una costruzione eterogenea, dato che è nutrito di sensazioni, di percezioni, e si radica anche nel corpo. Dunque, anche qui abbiamo un modello intermedio tra inconscio da una parte, e coscienza dall’altra; per questo è il livello favorito, benefico, su cui si fonderà la cura. Questa concezione risponde al desiderio di Freud di estendere all’insieme dell’esperienza umana la portata di ciò che si potrebbe credere ristretto o addirittura patologico. Quindi in questa fase - lo si vede benissimo ne L’interpretazione dei sogni, quando cerca di comprendere quale sia la logica dell’inconscio - Freud opera una specie di assimilazione della logica inconscia alla logica del linguaggio primitivo: entrambi sarebbero logiche che, in particolare, disconoscono il ”no”, non conoscono la contraddizione.

Allora il contributo di Lacan secondo cui l’inconscio è strutturato come un linguaggio - mi pare essere una lettura più che mai attenta e fedele di questo secondo Freud; Lacan esplicita ciò che mi pare essere l’obiettivo essenziale di questo secondo Freud”. Ma questo non è l’ultimo modello del linguaggio elaborato da Freud. Vi è ancora quello derivato dalla sua fase “filogenetica”. Di che cosa si tratta?

Penso che possiamo datare dal 1912, o 1914, una svolta del pensiero freudiano. Questa svolta si radicalizzerà con la guerra, e con le sue risonanze sullo sviluppo della personalità e della teoria di Freud. “Totem e tabù” è un libro del 1912, ed insiste su qualcosa che ci appare molto affascinante ancora oggi. Freud suppone che ci sia un’orda primitiva, vale a dire l’umanità ad uno stadio arcaico, costituito dal raggruppamento dei fratelli, dato che le donne, in questa ottica, sono sempre oggetti di scambio; e questi fratelli desiderano dividersi le donne, ma non riescono a farlo perché il loro padre esercita la tirannia e detiene tutte le donne. In un primo momento, i fratelli, per poter accedere alle donne, non trovano altra soluzione che attaccare il padre - da qui quel desiderio di omicidio, ed anche la ripetizione di questo omicidio.

Poi, ad un dato momento di questa coazione a ripetere, si produce qualcosa di veramente particolare: è l’assimilazione o l’identificazione con questo padre attraverso il pasto totemico. Si mangerà il padre, lo si interiorizzerà, in modo che, per via orale, si installa anche un patto simbolico, e la tirannia del padre cessa di essere una tirannia, essa diviene un’autorità. I fratelli riconoscono che c’è una legge. Qui siamo al passaggio dalla pulsione come irrappresentabile – la pulsione di morte e la sua violenza - verso la costituzione di un patto simbolico. Il pasto totemico, infatti, ci conduce dall’atto alla simbolizzazione: si smette di fare semplicemente dei passaggi all’atto - degli omicidi - e ci si rappresenta qualcuno, ci si identifica con qualcuno. Partendo da qui si è capaci così anche di pensare, di parlare, di entrare nelle elaborazioni logiche- insomma, è la nascita della cultura.

Quello che mi preme sottolineare è che, raccontando questa favola, Freud si sia confrontato con l’”esterno” dello psichico. Questa connotazione caratterizza per l’appunto la terza concezione del linguaggio. Egli ci ha mostrato che non bisogna rinchiudersi in un panpsichismo, e che bisogna aprire la cura ad una dimensione per la quale egli non ha trovato altra parola che “filogenesi”. Ma ciò a cui egli mirava potrebbe essere chiamato con altri termini; prenderei per esempio il termine “storia monumentale” di Nietzsche, o il termine ”essere” di Heidegger. Freud voleva sfuggire insomma al panpsichismo, ad una storia ristretta ad una sola generazione, di breve durata; voleva condurre l’analista a pensare l’”essere”, l’esterno allo psichico. Questo è un avanzamento davvero interessante, il quale è stato purtroppo abbandonato da molti analisti, anche se Lacan lo ha ripreso in una maniera folgorante e senza molti sviluppi, quando indica che l’essere parlante è un “parlêtre”, un “parlessere”.


Studiosa di “segni” e inconscio

Julia Kristeva è nata il 24 giugno 1941 a Silven, Bulgaria. Nel 1963 si diploma in Filologia romanza all’Università di Sofia, Bulgaria. Nel 1964 prepara un dottorato in letteratura comparata all’Accademia delle Scienze di Sofia. Dopo il 1965 prosegue gli studi e lavoro di ricerca in Francia. Attualmente è professore all’Università di Parigi “Denis Diderot”.Dal 1978 esercita come psicoanalista. I suoi interessi scientifici vanno dalla linguistica alla semiologia, alla psicoanalisi, alla letteratura del XIX secolo.

Esponente di spicco della corrente strutturalista francese e in particolare del gruppo di “Tel Quel”, che ha sviluppato in Francia le ricerche iniziate dai formalisti russi negli anni Venti e continuate dal Circolo linguistico di Praga e da Jakobson, Julia Kristeva ritiene che la semiotica sia la scienza pilota nel campo delle cosiddette “scienze umane”.

Pervenuta oggi a un’estrema formalizzazione, in cui la nozione stessa di segno si dissolve, la semiotica si deve rivolgere alla psicoanalisi per rimettere in questione il soggetto senza di cui la lingua come sistema formale non si realizza nell’atto di parola, indagare la diversità dei modi della significazione e le loro trasformazioni storiche, e costituirsi infine come teoria generale della significazione, intesa non come semplice estensione del modello linguistico allo studio di ogni oggetto fornito di senso, ma come una critica del concetto stesso di semiosi. Tra le sue opere tradotte in italiano: “Ricerche per una semanalisi”, “Sole nero. Depressione e melanconia”, “Stranieri a se stessi”, “La rivoluzione del linguaggio poetico”, “Poteri dell’orrore”, “I samurai”.


Autore: Sergio Benvenuto
Fonte: L'Unità




Commenta questa notizia



Notizie

30.11.1997La questione macedone prepotentemente alla ribalta
30.11.1997Kostov: "Basta con il gas russo!"
30.11.1997Invece dello stipendio, buoni di privatizzazione
13.10.1997Julia Kristeva: “Freud, linguista taumaturgo. Capì che solo la parola ci può salvare”
07.10.1997Todorov: “Totalitarismo è schizofrenia. Quei carnefici, padri e mariti perfetti”
09.08.1997Un “soffio” musicale per unire la Bulgaria alla Sardegna
31.07.1997UE: allargamento - Dopo il sì a sei nuovi paesi


Ambiente | Cronaca | Cultura | Economia | Esteri | Lavoro | Migrazioni | Politica | Sport
Speciali: Presidenza UE2018 | Iraq | Libia | NATO | Basi USA | Unione Europea | Due operaie morte | 1989-2009
News Feeds: Italiano | Inglese | Bulgaro
Tutte le Notizie | Новини на Български | Parole Famose | RSS
    Notizie
  Temi
Ambiente
Cronaca
Cultura
Economia
Esteri
Lavoro
Migrazioni
Politica
Sport

Speciali
Presidenza UE2018
Iraq
Libia
NATO
Basi USA
Unione Europea
Due operaie morte
1989-2009
Parole Famose

News Feeds
(rss)
Italiano
Inglese
Bulgaro

Media bulgari
(english)
BTA
Sofia News Agency
Sofia Globe

Новини на Български
 
Tutte le Notizie | RSS

Home | Notizie | Forum | Club | Associazione | Annunci | Directory | Biblioteca | Meteo | Foto del giorno | Immagini | Parole famose | Cerca
Turismo | Hotel | Shop | Traduzioni | Appunti di Viaggio | Bulgari in Italia | Cartoline | Sondaggi | Dicono di noi | SocNet  Български English Русский Français Български (Автоматичен превод)
Contattaci Bulgaria-Italia