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Iraq: abbattuto elicottero bulgaro, uccisi 9 contractor

22.04.2005

Mentre la coltre di misteri che circonda la trattativa per la formazione del governo s’infittisce, guerriglia e terrorismo imperversano in Iraq ed ampie zone del paese appaiono ancora al di fuori del controllo delle forze della Coalizione. Ieri gli insorti hanno compiuto una vera e propria strage di «contractor». L’episodio più grave è avvenuto nei pressi di Tikrit, ex feudo di Saddam ancora oggi santuario della guerriglia. Gli insorti hanno colpito e abbattuto un elicottero di fabbricazione russa, un Mi-8, affittato da una compagnia bulgara. Tra i rottami del velivolo, filmati dai ribelli che hanno diffuso le immagini, undici corpi. Le vittime sono i tre membri dell’equipaggio, sei guardie statunitensi e due contractor filippini.

Nessuno, tra i passeggeri dell’elicottero, è sopravvissuto e gli insorti hanno potuto saccheggiare i resti del velivolo prima dell’arrivo dei soccorsi e dei marines. La strage riaccende i riflettori sul misterioso mondo delle guardie private che hanno in appalto importanti settori della sicurezza. I sei americani infatti erano dipendenti della Blackwater Security Consulting, la società che assicura i servizi di vigilanza all’ambasciata statunitense a Baghdad. L’elicottero però era stato affittato da un’altra società americana, la SkyLink Air and Logistic Support, che si era procurata il velivolo da una ditta bulgara che ha fornito anche l’equipaggio. La tragica spedizione nasconde insomma un fitto intreccio di interessi e patti tra varie centrali, appaltanti o appaltatrici, che gestiscono un’ armata «parallela». La strage è stata rivendicata con un breve comunicato apparso su un sito vicino ai terroristi dall’«Esercito islamico», un gruppo responsabile di innumerevoli sequestri e azioni armate che finora si era dimostrato attivo nel «triangolo della morte» a sud della capitale.


Questa formazione terroristica ha rivendicato anche la paternità del rapimento e dell’uccisione di Enzo Baldoni ed il sequestro dei reporter francesi Chesnot e Malbrunot. L’altro agguato ai danni dei contractor è avvenuto nella strada che conduce dalla capitale all’aeroporto teatro di una lunga serie di atti di violenza. L’esplosione di una bomba posta sulla strada ha provocato la morte di tre guardie private, un canadese, un australiano ed un americano.

Terroristi e guerriglieri stanno intensificando gli attacchi nel tentativo di accrescere la tensione e l’insicurezza che si stanno diffondendo in Iraq a causa della mancata formazione del governo. Ieri infatti il neo-presidente Jalal Talabani ha dovuto smentire se stesso affermando che l’annuncio della formazione dell’esecutivo era stato rinviato. Mercoledì il capo dello stato iracheno, dopo aver appreso del fallito attentato al premier uscente Allawi, aveva annunciato per l’indomani la lista del ministri, ma ieri ha dovuto ammettere che i problemi irrisolti sono per ora insormontabili. Non solo non c’è l’intesa per l’inserimento di ministri sunniti nelle compagine, ma curdi e sciiti non riescono neppure a mettersi d’accordo sulle poltrone da spartire tra loro. Voci, raccolte da giornali di Baghdad, rafforzano il sospetto che il vero problema sia in realtà l’irritazione degli americani per i litigi che paralizzano il negoziato e la pretesa di Washington di dire l’ultima parola sui nomi dei ministri.

A Nassiriya intanto i bersaglieri della Garibaldi stanno abbandonando gli accampamenti e stanno lasciando il posto ai militari della Brigata Folgore. Il generale Pietro Costantini ha preso il posto del pari grado Giovan Battista Borrini. Si è intanto saputo che i carabinieri del Ros hanno raccolto la testimonianza di un presunto terrorista, che si chiamerebbe Said Haraz, incarcerato dal gennaio scorso nella prigione di Abu Ghraib, secondo il quale il 12 novembre del 2003 era in programma un secondo attentato contro il contingente italiano a Nassiriya. Un controllo o un contrattempo indusse i terroristi a modificare i loro piani e a concentrare le loro forze nell’attacco alla base Maestrale dove morirono 19 italiani. Un secondo camion-bomba doveva finire il suo viaggio contro un altro obiettivo, forse la sede della Cpa o un avamposto italiano. Le dichiarazioni del presunto terrorista, legato alla rete di Al Zarqawi, saranno trasmesse ai giudici romani che indagano sulla strage di Nassiriya.


Autore: Toni Fontana
Fonte: L'UnitÓ




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