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«Fuoco amico» uccide un soldato bulgaro

08.03.2005

Al Zarqawi, dato per morto o prigioniero almeno un centinaio di volte, gode di «ottima salute e dirige le operazioni in Iraq». Attivissimi sul Web i «portavoce» del capo di Al Qaeda in Iraq si sono fatti vivi anche ieri per smentire le presunte rivelazioni di un giornale saudita, al Watan. Per rendere più credibile la loro smentita i terroristi hanno scatenato una vera e propria offensiva nella città di Baquba, popolata sia da sunniti che da sciiti, ma compresa geograficamente nel «triangolo».

Gli uomini di Al Zarqawi hanno attaccato in forze adottando una tecnica da guerriglia urbana. Un commando, armato con fucili mitragliatori e lanciagranate, ha assaltato una postazione dell’esercito iracheno uccidendo cinque soldati e ferendone sei. I governativi hanno chiamato i rinforzi, ma il convoglio della polizia giunto in soccorso è stato fermato da due ordigni fatti esplodere sul ciglio della strada. Almeno tre le vittime dell’agguato. Tra gli undici feriti anche molti civili. L’offensiva degli uomini agli ordini di Al Zarqawi è proseguita a Balad, centro situato sulla strada tra la capitale e Samarra, una delle roccaforte della guerriglia sunnita. Anche in questo caso è stata presa di mira una postazione dell’esercito governativo, ma l’attentatore suicida ha azionato il detonatore prima delle barriere dei militari e gran parte dei 15 uccisi sono civili che si trovavano casualmente sul posto.

Il lungo elenco delle vittime del terrorismo si è così allungato di 25 nomi. Non solo: il comunicato apparso sulla rete Internet non solo annuncia che Al Zarqawi non è stato affatto catturato e «conduce i combattimenti in Iraq» ma lancia oscure minacce affermando che gli iracheni e le forze straniere «sentiranno ben preso i discorsi del nostro sceicco». Il documento fornisce anche una presunta spiegazione sulla diffusione dagli schermi della Cnn di alcune foto che ritraggono Al Zarqawi. Secondo «l’ufficio stampa» di Al Qaeda le immagini appartenevano ad un «martire» ucciso in battaglia e per questa ragione sono finite nelle mani «degli infedeli». Completa il bollettino di guerra una notizia giunta ieri da Samarra dove è stato compiuto l’ennesimo sabotaggio ai danni dell’oleodotto che dall’Iraq raggiunge i porti della Turchia.

Ieri intanto, grazie ad un anonimo intervento su Internet, la Bulgaria è stata costretta ad ammettere che un soldato è stato ucciso dal «fuoco amico» degli americani. Il fatto, probabilmente, non sarebbe mai stato reso noto, ma una e-mail pubblicata dal sito dei militari ha costretto il governo di Sofia a rivelare, almeno in parte, l’accaduto. Venerdì scorso una pattuglia bulgara stava facendo ritorno alla base situata nei pressi di Diwaniyah, nel famigerato «triangolo della morte» a sud di Baghdad. I bulgari erano a bordo di un mezzo blindato; solo un soldato, il mitragliere, sporgeva dalla corazza. All’improvviso, «nei pressi di una postazione americana» i bulgari sono stati bersagliati da alcune raffiche. I colpi hanno raggiunto il mitragliere, Gurdi Gurden, che si sporgeva dalla torretta del mezzo. Messi alle strette dalle rivelazioni apparse sul Web, i dirigenti bulgari, ed in particolare il titolare della Difesa Svinarov, hanno non solo promesso «un’indagine seria» sull’accaduto, ma anche ammesso che l’uccisione del soldato «conferma che tra gli alleati ci sono problemi di coordinamento e di integrazione». Il ministro di Sofia ha anche fatto capire che il governo si aspetta una presa di posizione da parte di Washington dicendo che la Bulgaria «chiederà ai colpevoli di assumersi le proprie responsabilità». Sul fatto che il ministro bulgaro si riferisse agli americani non vi sono dubbi dal momento che Svinarov ha parlato esplicitamente di «fuoco amico». Da Washington però non è arrivato alcun commento.

L’Iraq è insomma ancora in preda alla violenza e le misure adottate dal governo Allawi, come la proroga della legge marziale, non riducono il numero degli agguati e delle sparatorie. La guerra intanto continua a provocare vittime che di solito vengono definite «collaterali» nei bollettini dei comando militari. A Kut, grande centro sciita a sud di Baghdad, un bambino di dieci anni è morto dilaniato da un ordigno nascosto in una casa dove stava giocando. Altri quattro bambini sono stati feriti dalle schegge.
A Baghdad infine il premier Allawi ha fatto sapere che non intende accettare incarichi di secondo piano nel nuovo governo che si insedierà tra breve.


Autore: Toni Fontana
Fonte: L'Unità




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