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I trafficanti di bambini hanno caccia facile nell'Europa sud-orientale

30.08.2006 - Londra

E’ stato pubblicato oggi il rapporto Unicef-Terre des Hommes sul traffico di minori dall’Europa sud-orientale, un triste fenomeno che riguarda anche la Bulgaria, citata nel rapporto ma non in questo articolo, probabilmente perché in altri paesi dell’area il fenomeno è più acuto. In calce sono riportati alcuni passaggi relativi alla Bulgaria contenuti nel rapporto.

Le attività sporadiche di prevenzione nell'Europa sud-orientale non bastano a proteggere i bambini che cadono preda dei trafficanti, e si basano troppo su una generica presa di coscienza del fenomeno, secondo un rapporto presentato oggi dall'UNICEF, il Fondo delle Nazioni unite per l'infanzia, e dalla ONG Terre des hommes, in cui si sottolinea anche la necessità di concentrarsi non più sulla repressione ma sulla prevenzione.

«I bambini dell'Europa sud-orientale cadono vittime del traffico perché le attività di prevenzione sono troppo scarse e troppo tardive» - afferma Maria Calivis, Direttore regionale UNICEF per l'Europa centrale, orientale e i paesi dell'ex URSS, aggiungendo che «e piccole vittime rimangono intrappolate in un labirinto senza vie di fuga».

Il rapporto "Agire per prevenire il traffico di bambini in Europa sud orientale: uno studio di valutazione preliminare" prende in esame diverse strategie e iniziative per prevenire il traffico di bambini nell'Europa sud orientale e include le voci e le opinioni di piccole vittime di Albania, Moldova, Romania e della Provincia sotto amministrazione ONU del Kosovo, dove è stata condotta la ricerca.

«Si può fermare il traffico prima che inizi» dice Christian Hafner, vice Presidente della Fondazione Terre des hommes a Losanna (Svizzera) «ma anche se perseguire i colpevoli e liberare i bambini già presi nelle maglie del traffico contribuisce a sconfiggere il crimine, non basta a fermarlo. Ora occorre concentrare gli sforzi sulla prevenzione per impedire, anzitutto, che il crimine avvenga».

Il rapporto rileva che le campagne di sensibilizzazione sono spesso sbagliate, fuorvianti e non sistematiche.

Alcune usano immagini stereotipate di uomini in agguato nell'ombra, mentre in realtà i trafficanti sono spesso familiari o amici; altre trascurano le forme di traffico a fini diversi dallo sfruttamento sessuale, per esempio per il lavoro domestico, l'elemosina o il furto.

La maggior parte dei messaggi sono rivolti agli adulti anziché ai bambini e quindi danno poca o nessuna informazione su come i bambini possano proteggersi, a chi rivolgersi o dove chiedere aiuto.

Il traffico di bambini può essere combattuto solo affrontando le cause alla radice del problema e i modelli di domanda e offerta che governano il ciclo, afferma il rapporto.

«Povertà, abuso, esclusione ed emarginazione: conosciamo le cause alla radice del fenomeno, sappiamo chi sono i bambini a rischio e da dove vengono. È chiaro che per costruire una rete di protezione per i bambini solida ed efficace dobbiamo andare alla fonte, ascoltare cosa i bambini hanno da dire sulla questione e colmare i nostri vuoti di conoscenza sulle modalità del traffico e le carenze di approcci e messaggi» sottolinea Maria Calivis «Più di una volta si sono perse occasioni per prevenire o fermare il traffico. Per contrastare i predatori dobbiamo velocemente diventare organizzati e flessibili quanto loro».

Il rapporto chiede la realizzazione di una rete di servizi e sistemi armonizzati tra loro, sincronizzati e senza falle o sovrapposizioni, sia internamente sia tra stati diversi, per proteggere i bambini, e sottolinea gli obblighi in tal senso per gli stati e per genitori, tutori e personale che abbia rapporti professionali coi bambini (funzionari di dogane, polizia di confine, insegnanti, operatori sociali e sanitari, ecc.), ai sensi della Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia e di altri strumenti normativi internazionali.

Occorre inoltre raccogliere e condividere estesamente, al di là dei confini nazionali, indicatori e dati standardizzati e comparabili.

«L'accento posto su sensibilizzazione e prevenzione ha contribuito alla mancanza di risorse disponibili in molti paesi per la raccolta di dati e l'analisi delle modalità e delle tendenze» afferma Christian Hafner «Ma il punto è che senza dati lavoriamo al buio, ed è difficile prevenire che qualcosa avvenga se non sai cosa succede là fuori».

UNICEF e Terre des hommes chiedono che ci si concentri urgentemente sulla prevenzione:

- affrontando le cause alla radice del traffico
- con approcci basati sui diritti (anziché sulla sicurezza e sulla repressione)
- con sistemi coordinati e senza sovrapposizioni e flussi di informazioni tra tutti i soggetti
- raccogliendo dati con procedure standardizzate
- consultando i bambini stessi su questi problemi
- formando gli operatori che nel loro lavoro interagiscono con i bambini
- con messaggi calibrati che indichino chiaramente i canali di aiuto per i bambini, ad es. linee telefoniche, numeri dei servizi sociali, contatti con i garanti per l'infanzia...
- sostenendo le famiglie in difficoltà per mantenerle unite
- con programmi scolastici creativi che prevengano l'abbandono
- con l'educazione sulle competenze di base per dare ai bambini i mezzi - conoscenze e capacità - per auto-proteggersi

UNICEF e Terre des hommes operano in stretta collaborazione sul campo, con un lavoro complementare e vantaggioso per entrambe le organizzazioni, per impedire che i bambini cadano vittime dei trafficanti.


General reports about human trafficking in South Eastern Europe have noted changes in the number of women and girls trafficked from particular countries on the basis of the numbers of victims who receive assistance. IOM (International Organization for Migration, ndr) noted that Albania, the Republic of Moldova, Romania and, to a lesser extent, Bulgaria and the UN Administered Province of Kosovo accounted for the largest number of trafficking victims receiving assistance in South Eastern Europe during 2003 and 2004.  [p.38]

Child rights organizations in Bulgaria and Romania are not reported to have called for the reintroduction of visas or other checks at borders to protect children. However, in view of the vast disparities in income between households in countries on track to join the EU (Bulgaria and Romania) and those in Western Europe, large numbers of vulnerable children are likely to continue travelling to EU countries. Some and maybe many will end up being exploited unless more efforts are made at the frontiers of Bulgaria, Romania and EU countries to check the age of young travellers and to clarify whether they have their parents’ authorization to travel abroad.  [p.60]


Fonte: Unicef



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