Home | Notizie | Forum | Club | Cerca 
Subscribe
Share/Save/Bookmark

Bulgaro
     
         Utente: non registrato, entra
  
UE-27: Londra, Bruxelles, l’idraulico polacco e il bracciante bulgaro

29.08.2006 - Roma

“Non sempre il diavolo è così nero”, recita un vecchio proverbio rumeno. Rispecchia bene il clima di questi giorni a Bucarest, giunta la notizia che a Londra sta pensando di limitare l’afflusso di lavoratori da Romania e Bulgaria dopo l’ingresso di questi in Europa, previsto il primo gennaio 2007. Avanza l’euroscetticismo?

“Non dobbiamo sorprenderci – si legge sul sito rumeno Nine o' clock - se gli inglesi si mostrano scettici verso l’allargamento. È la loro posizione sull’Europa da sempre: A bit more than kin, a little less than kind, direbbe Shakeaspeare”. Mentre in Albione si scatenava il dibattito tra protezionisti e liberalisti su una ipotetica invasione dall’est (“degenerato in isteria” secondo l’Independent), a Bucarest la reazione è stata tiepida. La scorsa settimana il tg nazionale ha dedicato alla questione un’apertura dai toni molto pacati. “La Gran Bretagna in fondo ha diritto a scegliere quale politica adottare” spiega Adrian Niculescu, storico rumeno in esilio in Italia negli anni di Ceausescu. “Dopo l’ultimo allargamento è stato il paese europeo più accogliente, ma ha fatto un errore di valutazione, e oggi soffia sullo yogurt dopo essersi scottata con la minestra”. Un altro detto locale.

La “minestra bollente” per gli inglesi è stato l’afflusso di 500.000 lavoratori dal 2004, quando Londra, unica in Europa con Svezia e Irlanda, scelse la politica delle “porte aperte” verso i nuovi membri dell’est. Il 60% arrivò dalla Polonia, uno dei paesi più popolosi d’Europa con 60 milioni di abitanti. Tuttavia, metà di loro è già tornato o sta tornando a casa. “Romania e Bulgaria insieme non arrivano a 30 milioni di abitanti”, precisa Niculescu, “e le statistiche indicano che i rumeni che lavorano all’estero (due milioni su un totale di 22) preferiscono paesi affini per lingua e cultura come Spagna, Italia, Francia, dove vige un sistema di quote in accordo col nostro governo”. Idem per i bulgari, ha rilevato un po’ piccata in tv la ministra per l’integrazione europea Meglena Kouneva, che scelgono semmai Usa e Germania. In questi giorni a Berlino – che non ha ancora ratificato il trattato di adesione per i due paesi –, alcuni parlamentari socialdemocratici stanno premendo per far slittare l’ingresso della Bulgaria al 2008 per “lentezza nelle riforme”. Ma Sofia è fiduciosa: il sì dei riluttanti arriverà probabilmente all’ultimo minuto, magari accompagnato da qualche riserva formale.

Non proprio un festoso benvenuto, certo. A ovest si teme che crescano gli illegali. In Italia gli immigrati bulgari sono molti nel sud ma “invisibili”, ha rivelato un’inchiesta di Medici senza frontiere, sfruttati come manovalanza agricola a costi infimi. Il mercato del lavoro della vecchia Europa fa da magnete per paesi dove la disoccupazione è ancora alta (specie quella giovanile), nonostante la percentuale dichiarata sia intorno al 6,2% (la media europea è 8%), e gli standard di vita più bassi che nei paesi ex comunisti dell’est che entrarono in Europa due anni fa. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, a dispetto dei progressi anche dopo l’accessione la Bulgaria – che oggi annaspa nella lotta a mafia e criminalità - resterà per decenni tra i più poveri della Ue. La Romania invece in due anni è riuscita a sorpassare Sofia nell’avvicinamento agli standard: ma restano problemi irrisolti, corruzione in testa.

Dal Mar Nero la minaccia di Londra appare legata più che altro a sollecitazioni elettorali interne. “Certo, se tutti i paesi europei adottassero misure protezionistiche ci sarebbe da preoccuparsi”, ammette Niculescu. Venerdì Budapest ha ipotizzato provvedimenti analoghi: “Sarebbe un guaio. L’Ungheria è il paese europeo più prossimo alla Romania, ed è il più toccato dall’immigrazione rumena”.

Se la politica delle porte aperte comincia a destar dubbi, non va meglio per chi come Francia e Germania nel 2004 optò per ingressi controllati e permessi di lavoro. Qui la disoccupazione è aumentata - nota il Financial Times - mentre il mercato del lavoro britannico mostra un numero record di lavoratori: “significa che l’economia ha beneficiato di questo afflusso”. Parigi del resto è da sempre tra i più refrattari all’allargamento: dirigista per vocazione, teme il dumping fiscale dei nuovi membri, fatto di bassi salari, poche tasse, delocalizzazione. Piace poco anche il filo-atlantismo dell’Europa orientale, dall’appoggio dato alla guerra in Iraq alla probabilità che Romania e Bulgaria ospitino presto basi Usa. Una visione atlantista e ultraliberista che avvicina i nuovi membri proprio a Londra.

Di certo a Bruxelles il vento è cambiato. L’euroscetticismo tra i 25 è in ascesa, anche a est. Dopo idraulici polacchi, infermieri ungheresi e cuochi cechi, l’ipotesi di una nuova ondata di lavoratori stranieri sul mercato preoccupa. A est le economie continuano a crescere, ma lo slancio riformistico stagna, mentre avanza la concorrenza di Cina e India. Cresce anche l’instabilità politica da Praga a Vilnius, dove molti governi che non riescono a raggiungere la maggioranza. “L’effetto è quello di un gruppo di centometristi che scatta con le scarpe slacciate. Gli incidenti son dietro l’angolo”, ironizzava l’Economist a luglio.

A Bucarest e Sofia invece l’euroscetticismo è un lusso che non ci si può permettere. “Ora per noi ciò che conta più di tutto è esserci” - afferma Niculescu. “La leadership politica ha optato per un ingresso a bassa quota, rimandando a dopo ogni problema o contestazione”. Uno spirito ben diverso dalla Polonia del 2004, che combatté fino all’ultimo momento sulle condizioni d’ingresso. Ma Sofia e Bucarest sanno già di appartenere alla serie B dell’Europa: per loro la “doppia velocità” è scontata, almeno all’inizio. Così come l’esclusione da Schengen, dall’area euro e dalla piena libertà di movimento che subisce ancora il gruppo del 2004. “Siamo consapevoli – conclude lo storico – che questo sarà l’ultimo allargamento, almeno per i prossimi 10 anni a venire, per questo ci sentiamo fortunati”.

Nonostante le candidature di Croazia, Macedonia e Turchia infatti, a Bruxelles non c’è volontà politica di far procedere speditamente i colloqui di adesione. L’opinione pubblica non è pronta ad accogliere 70 milioni di turchi, musulmani e mediamente poveri. La tendenza attuale è usare il potere di attrazione della Ue come leva per democrazia e sviluppo. È il caso di Ucraina, Moldavia e Bielorussia: se Varsavia spinge per l’inclusione, Francia e Germania temono di irritare la Russia. Infine, il vero buco nero della geografia (e della coscienza) europea resta la ex Jugoslavia: per una eventuale accessione si parla di 2025.


Autore: Lucia Sgueglia
Fonte: Il Riformista




Commenta questa notizia



Notizie

30.08.2006Kureischi: "Il multiculturalismo, promessa mancata"
30.08.2006Il Pm libico: "Pena di morte per le 5 infermiere bulgare"
30.08.2006I trafficanti di bambini hanno caccia facile nell'Europa sud-orientale
29.08.2006UE-27: Londra, Bruxelles, l’idraulico polacco e il bracciante bulgaro
29.08.2006Strandzha, terra di lotta e di mistero (1/2)
28.08.2006Bulgaria: il festival degli studenti di cinema
27.08.2006Multiculturali non si nasce...



Follow Bulgaria-Italia on Twitter  Follow Bulgaria-Italia on YouTube   Follow Bulgaria-Italia on LinkedIn

Ultime Notizie
 

Conoscere la Bulgaria
  Arte e Cultura Città e Località Economia Folklore Informazioni Politica e Governo Società Turismo

Notizie
  Temi Speciali Autori News Feeds (rss) Media bulgari (english)