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Uno straniero su dieci Ŕ a rischio. Pi¨ del doppio rispetto agli italiani

20.01.2004 - Roma

Adrian ha perso due dita facendo il proprio mestiere. é un sarto. Al suo paese lavorava in modo tradizionale, come molti artigiani. Poi é arrivato in Italia e l'hanno messo a cucire con una macchina moderna. Solo che non gli hanno spiegato come funzionava la macchina e adesso Adrian si ritrova senza l'indice e il medio della mano destra. Non é un fatto episodico. Stando a una ricerca sul rischio infortunistico tra i lavoratori immigrati, presentata oggi dall'Istituto italiano di medicina sociale e dalla Caritas, nel nostro Paese uno straniero su 10 incorre in un incidente di lavoro. Proporzione più che doppia rispetto agli infortuni tra i lavoratori italiani, che colpiscono una persona su 25. L'indagine é stata realizzata sui dati Istat e Inail del 2001 ed é il frutto di un lavoro approfondito svolto da un'equipe di ricercatori. Un dossier di più di 200 pagine che dimostra come gli immigrati, delegati alle mansioni più pericolose o, come nel caso di Adrian, non adeguatamente formati, siano esposti a un rischio infortunistico molto più alto rispetto agli italiani. E questo in tutti i settori e in tutte le regioni.

Nel 2001 - informa la ricerca - in Italia sono stati indennizzati nel totale 641.106 infortuni. Di essi 58.494 hanno riguardato lavoratori nati all'estero con questa ripartizione: agricoltura 5,5%, industria 57,3%, servizi 28%, altri settori 9,2%. La ricerca stima che gli immigrati occupati regolarmente (assunti, interinali, collaboratori) siano stati, sempre nel 2001, 677.304. Il rapporto tra le due entità numeriche restituisce un'incidenza infortunistica tra gli stranieri superiore al 9%. Di molto superiore, come detto, rispetto al 4,2% degli italiani. E non bisogna dimenticare che si tratta di dati sottostimati, visto che, data l'incidenza del lavoro nero tra gli immigrati, molti infortuni, specie nelle piccole imprese e nel settore agricolo, non vengono denunciati.

Gli immigrati - sostengono i ricercatori - "non solo vivono sulla loro pelle poco meno di un decimo del totale degli infortuni indennizzati (a fronte però di una forza lavoro complessiva di appena il 3%) ma, al loro interno, sanno che in un caso su 10 sono destinati ad infortunarsi". I casi mortali (111) sono stati uno ogni 500 infortuni indennizzati e “ciò attesta un'incidenza altamente drammatica”.

I settori più a rischio per i lavoratori stranieri sono l'edilizia (dove si é verificato il 14,5% degli infortuni), l'industria dei metalli (14,3%), le attività immobiliari (6,8%), i trasporti (6,1%), l'agricoltura (5,5%) e l'industria meccanica (5,3%). Ma, avvertono i ricercatori, il dato sull'agricoltura é ampiamente sottostimato, a causa appunto dell'alto livello di irregolarità del lavoro straniero nelle campagne: non a caso é l'unico settore in cui il dato generale sugli infortuni, comprendente quindi anche i lavoratori italiani, é superiore a quello specifico degli immigrati (8,5% contro, appunto, il 5,5%).

La regione col più alto numero di incidenti di lavoro tra gli stranieri é la Lombardia (13.063), seguita dal Veneto (11.010) e dall'Emilia Romagna (10.823). A distanza le altre regioni: Piemonte con 3.658 incidenti, Toscana con 3.379, Marche con 3.130, Friuli Venezia Giulia con 2.979, Trentino Alto Adige con 2.259, Lazio con 1.650, Umbria con 1.602 e Abruzzo con 1.162. Tra le province la prima é Milano con oltre 3500 infortuni. Seguono Treviso, Vicenza, Brescia, Bologna, Modena e Bergamo con un numero di infortuni compreso tra mille e 2 mila.

Tra le aree territoriali la più a rischio é il Nord Est, con un'incidenza degli infortuni pari al 13,6% (ricordiamo che il dato, a livello nazionale, é del 9,1%). Seguono il Nord Ovest col 9,2%, il Centro col 7,7%, il Sud col 3,4% e le Isole col 2,6%. Le regioni sopra la media sono il Friuli Venezia Giulia (15%), il Trentino Alto Adige (13,3%), le Marche (11,4%) e la Lombardia (11,3%). La ricerca ha invece riscontrato valori più contenuti in regioni di grande immigrazione come la Toscana (6,5%) e il Lazio (5,1%).

Un sesto degli incidenti denunciati ha riguardato lavoratrici donne (tre quarti delle straniere sono occupate nel settore della collaborazione domestica, notoriamente a più basso rischio). In relazione ai paesi di origine, risultano più a rischio i lavoratori provenienti da Senegal, Jugoslavia, Tunisia, Marocco. Più bassa invece la percentuale di rischio per i romeni e gli egiziani.

"Si tratta di dati molto gravi e dalle conseguenze sociali ed economiche altissime", ha spiegato Franco Bentivogli, sindacalista di lungo corso e redattore del "Dossier statistico immigrazione" della Caritas. "È come se ogni anno scoppiassero due o tre guerre all'Iraq. Dati che in futuro dovranno diminuire - sostiene Bentivogli - tramite una adeguato sforzo di prevenzione, non solo perché é un "dovere morale" impegnarsi perché ciò avvenga, ma anche perché "nessun paese con un tasso di infortuni alto come quello dell'Italia é competitivo a livello internazionale".


Autore: Davide Orecchio
Fonte: rassegna.it




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