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Libia: processo Aids, bulgari ripetono “siamo innocenti”

20.06.2006 - Tripoli

Continuano a proclamare la loro innocenza le cinque infermiere bulgare e il medico palestinese accusati dalla Libia di aver contagiato volontariamente con il virus dell'Aids 426 bambini dell'ospedale pediatrico di Bengasi (Nord Libia), 52 dei quali sono morti e altri 50 si trovano in gravi condizioni. Lo ha fatto a nome di tutti gli imputati, Ashraf Ahmad Jum'a, il medico palestinese, che ha chiesto la parola nel corso dell'udienza di oggi, la terza del nuovo processo ordinato il 25 dicembre dalla Corte suprema annullando in pratica la condanna a morte che pesava sui sei imputati dal 6 maggio 2004. Il medico ha affermato nuovamente di essere stato torturato in una caserma di polizia dove era presente un'unità cinofila, ma é stato immediatamente bloccato dal presidente del tribunale. La difesa ha sempre sostenuto che gli imputati, in carcere dal 1999, hanno confessato sotto tortura ma i poliziotti accusati sono stati processati e assolti.

L'udienza di oggi, aggiornata al 4 luglio, é stata incentrata sulla richiesta della difesa di nominare una commissione di esperti internazionale per valutare le reali condizioni dell'ospedale di Bengasi, vera causa del contagio secondo le testimonianze giurate del professore francese Luc Montagnier, uno degli scopritori del virus dell'aids, e dell'italiano Vittorio Colizzi, presentate da tempo dagli avvocati degli imputati. Il pubblico ministero ha respinto tale richiesta affermando che “una commissione nazionale é assolutamente all'altezza”. Uno degli avvocati della difesa, Othmane al Bizanti, ha contestato la presenza nella commissione libica di un membro di quello stesso ministero della sanità responsabile della situazione igienico-sanitaria degli ospedali libici.

Le famiglie libiche reclamano un risarcimento di 10 milioni di dollari per ogni bambino contagiato, stessa cifra pagata dalle autorità libiche per le vittime dell'attentato di Lockerbie di cui Tripoli si é assunto la responsabilità dando al via a quel miglioramento dei rapporti internazionali, in particolare con gli Stati Uniti, che ha portato al recente annuncio di Washington ad un ritorno a “piene” e “normali” relazioni diplomatiche con la Libia. L'ipotesi di un risarcimento é stata respinta ufficialmente dalle autorità di Sofia, visto come un'ammissione di colpevolezza delle infermiere, ma un fondo internazionale destinato ad aiutare la Libia nella lotta all'Aids é stato costituito in dicembre dalla Bulgaria, in partenariato con l'Unione Europea, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna.


Autore: Antonella Tarquini
Fonte: ANSA




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