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La festa della mamma: "La magia dell’eredità dei valori nel tempo"

14.05.2006

Intervento della corrispondente della Radio Nazionale Bulgara Elena Chahanova durante la trasmissione “Horizont za vas”

Oggi, che in Italia è la festa della mamma, vorrei raccontare le mie impressioni legate all’ultimo libro di Paulo Coelho “Sono come un fiume che scorre”. Un libro che lui ha presentato durante la trasmissione televisiva “Che tempo che fa” ed anche alla fiera del libro a Torino prima di partire per la Bulgaria. Questo suo libro raccoglie pensieri e riflessioni sue, storie raccontate da altri che lo hanno impressionato. Una di queste storie è un saggio cinese, più che una favola, raccontatagli da una pellegrina di Santiago.

E’ una di quelle favole che mi hanno fatto riflettere sulle mamme e la loro festa. La favola racconta che “intorno al 250 a.C., nell’antica Cina, per un certo principe della regione di Thing – Zda si stava avvicinando il giorno dell’incoronazione come imperatore. Secondo la legge, però, prima avrebbe dovuto sposarsi”. Il principe desiderava una donna della quale potesse fidarsi ciecamente e per poterla scegliere ha deciso di convocare tutte le giovani donne della regione. Una vecchia serva del palazzo sentendo delle intenzioni del principe, fu pervasa da tristezza, perché sua figlia nutriva un amore segreto per lui. Decise comunque di raccontare tutto alla figlia dicendogli che ci sarebbero state tutte le belle e ricche fanciulle della regione consigliandole di non presentarsi per non trasformare la sofferenza in follia. La ragazza però aveva l’intenzione di presentarsi all’incontro e disse alla mamma: “Mamma cara, io non sto soffrendo, e tanto meno sono impazzita. So che non verrò mai scelta, tuttavia questa è la mia unica opportunità di stare accanto al principe almeno per alcuni istanti”.

Al ricevimento si presentarono tutte le bellezze, sontuosamente vestite e con i gioielli più ricchi, pronte a tutto per poter conquistare i favori del principe. E lui alla fine della serata disse: “Darò un seme a ciascuna di voi. Colei che mi porterà il fiore più bello entro sei mesi, sarà la futura imperatrice della Cina”. Anche la figlia della serva ebbe il suo seme; passa un mese, passano due, tre, ma dal seme della povera fanciulla non sbocciò nulla. Chiese anche dei consigli ai giardinieri – ma niente ancora. Passano sei mesi ed ecco di nuovo l’annunciato giorno del ricevimento. La figlia della serva sapeva di non avere niente nel suo vaso da far vedere al principe, ma decise di andare all’incontro per poter vedere il principe per l’ultima volta. Arrivando al palazzo vide tutte le altre ragazze portare dei fiori uno più bello dell’altro. Il principe entrò e osservò ciascuna giovane con grande diligenza e attenzione e annunciò che la futura imperatrice sarebbe stata la figlia della serva, spiegando cosi la propria scelta: “Questa fanciulla è stata l’unica ad aver coltivato il fiore che l’ha resa degna di diventare un’imperatrice: il fiore dell’onestà. Tutti i semi che vi ho consegnato erano sterili, e da essi non sarebbe mai potuto nascere nulla.”

Qualcuno potrebbe dire: la solita favola per educare virtù e dignità. Non è proprio cosi! Perché, se tutte le mamme educassero virtù e dignità sarebbe una cosa positiva. Però, nel mondo attuale, non solo in Italia, le mamme oltre che educare i figli, creano attorno a loro una tale protezione, da non dare la possibilità ai figli di avere una opinione personale, senso di responsabilità e fermezza. Ecco perché questa favola cinese secondo me ha un significato anche oggi. Perché, se le mamme non danno la possibilità ai figli di realizzare il proprio modo di concepire le cose, di prendere personalmente le decisioni, come possono capire il risultato della propria educazione? Se il figlio sbaglia, imparerà dall’errore stesso e la mamma potrà scoprire nuovi orizzonti per l’educazione. Oppure lei è talmente insicura nel ruolo di mamma-educatrice, che preferisce adottare la protezione totale sui figli, che a sua volta questo porta agli stessi una ulteriore insicurezza con tanti punti oscuri?

La realtà 2006 anni d.C. è questa ed a completamento di quanto sopra esposto vi riporto un mio discorso fatto con giovani allenatori di pallavolo e rugby. Tutti si sono lamentati dal comportamento dei genitori, specialmente di quello delle mamme:” Le mamme mi odiano” - ha detto l’allenatore di rugby. “Noi alleniamo le mamme, non i figli” hanno detto le allenatrici di pallavolo. Alla mia domanda: “dopo questa esperienza di vita e di lavoro, che genitori vorreste essere” loro mi hanno guardato pensierosamente a lungo e uno di loro mi ha risposto:” ai miei figli insegnerò la puntualità, l’ordine ed il rispetto per gli altri; nello stesso tempo prenderò in considerazione le loro idee e decisioni”. Gli altri continuavano a guardarsi dentro senza riuscire a dare una risposta così mi è venuto in mente, che di quella vecchia favola cinese le mamme di oggi potrebbero prenderne tranquillamente l’esempio. Perché, se la vecchia serva non avesse accettato le decisioni della figlia, come avrebbe potuto capire l’importanza della educazione impartitale?


Autore: Elena Chahanova
Fonte: Radio Nazionale Bulgara




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