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Le operaie: moriamo in fabbrica, oppure rimaniamo senza lavoro

19.01.2006 - Dupnitza

"Moriamo nel reparto oppure stiamo senza lavoro. Le cose stanno così. Non abbiamo altra scelta. Io ho 50 anni, dove altro vado a lavorare? Qui a Dupnitza la gente sopra i 40 anni di età non la vuole nessuno." Le operaie di Euroshoes si guardano attorno per paura di essere viste parlare con i giornalisti dai capi.

In soli 12 giorni nella fabbrica di scarpe sono morte due operaie: Pavlina Liubenova, di 43 anni, è deceduta sul logo di lavoro lunedì scorso dopo la pausa del mattino. E’ stata portata all’ospedale di Kjustendil direttamente per l’autopsia. La donna era tuttofare, incollava le scarpe, raccontano le sue colleghe che non osano dare i propri nomi per paura di perdere il lavoro. I medici del Pronto soccorso di Dupnitza dicono che Pavlina ha avuto un infarto. Non è stata ancora fatta un’analisi patoanatomica che prova un collegamento fra la morte della donna e il suo lavoro.

Il fatto indubbio è che la morte di Pavlina avviene a 12 giorni dalla morte della sorella Rajna, anch’essa dipendente di Euroshoes. Il 4 gennaio alle 16 dalla fabbrica in via Rilski chiamano l’ambulanza per l’operaia che si è sentita male.

"Abbiamo trovato Rajna in condizioni gravi e senza segni di vita. La pressione del sangue era 260 a 120", spiega la dott.ssa Elena Peneva dal Pronto soccorso di Dupnitza. Le analisi dimostrano un forte ictus. Alle 23.15 Rajna è spirata all’ospedale "San Ivan Rilski".

"Da 5-6 anni dalla fabbrica arrivano sempre i casi più urgenti. Quasi non passa turno senza che ci chiamano. Quando il centralinista sente "Euroshoes", i medici partono subito.", dice il capo del Pronto soccorso dottor Pencho Penchev. "Nella zona abbiamo anche la centrale elettrica Bobovdol, uno stabilimento farmaceutico, molte fabbriche di abbigliamento, ma da nessuna parte ci chiamano così spesso. Quando arriviamo e vediamo che qualche donna si è sentita male, le proponiamo 3 giorni di malattia. Rifiutano in massa. Hanno paura.", aggiunge il medico.

In queste condizioni infernali le donne lavorano per 165-170 leva (82-85 euro, NdT) al mese. L’orario di lavoro è dalle 7 alle 16.15. Lavorano 15 minuti in più per recuperare la pausa del mattino di 15 minuti. A pranzo staccano per mezz’ora.

"Facciamo un’ora o due di straordinari durante la settimana, ciascuno quanto vuole. Ce le pagano 1,50-1,60 leva (0,75-0,80 euro). Sabato lavoriamo dalla 6 alle 12", raccontano le donne malvolentieri. Non hanno sentito parlare di indennità per lavoro in condizioni nocive. Non hanno mascherine per evitare di respirare la colla delle scarpe. L’aspirazione c’è, ma non è sufficiente.

Ad un’equipe di Monitor è stato permesso di entrare all’interno della fabbrica per un colloquio con la direzione. Si voleva dimostrare che i capi collaborano con gli ispettori del lavoro. Due italiani della direzione hanno abbandonato la fabbrica a bordo delle proprie automobili, senza dire una parola. Al ministro per gli affari sociali Emilia Maslarova è stato trasmesso un rapporto sull’ispezione che proseguirà fino al venerdì.

Galina Todorova, capo dell’ispettorato del Lavoro di Kjustendil: gli straordinari devono essere pagati

Fino ad ora abbiamo scoperto 20 violazioni della legislazione sul lavoro. Abbiamo constatato che è stato fatto lavoro straordinario tutti i sabati del 2005 e non è stato pagato. Il lavoro straordinario effettuato dal 01/01/2005 al 16/01/2006 dovrà essere pagato e l’azienda verrà multata. Lavorando il sabato, viene anche violata la norma che impone 48 ore di pausa infrasettimanale. Anche qui verrà fatta una multa. Gli intervalli fisiologici dal 1 gennaio dell’anno scorso fino al 16 gennaio di quest’anno sono tutti recuperati alla fine della giornata. Il nostro accertamento li considera come lavoro straordinario che deve essere pagato. Dalla documentazione che ci è stata fornita si evince che le ferie annuali non sono state usufruite totalmente. La maggiorazione delle ferie spettanti per lavoro in condizioni nocive, calcolata in 20 giorni, non è stata goduta dai dipendenti.


Autore: Krassimira Janeva
Fonte: Monitor


Per approfondire: Inchiesta sull'industria tessile in Bulgaria - Clean Cloth Campaign | La morte di due operaie in una fabbrica italiana



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