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Bulgaria: governabilità a rischio

01.08.2005

Una maggioranza relativa

I risultati delle elezioni per il rinnovo del Narodno Sobranje – il Parlamento monocamerale bulgaro – tenutesi il 25 giugno scorso, proclamano vincitrice con il 34,17% la Coalizione per la Bulgaria, che aggrega forze di centro-sinistra ed è dominata dal Partito socialista (Psb). Essa occuperà 82 seggi in Parlamento sui 240 disponibili. Al secondo posto si è piazzato il Movimento nazionale Simeon II, dell’ex premier uscente Simeon Saxe-Coburg Gotha, con il 22,08% e 53 posti in Parlamento. Il Movimento per i diritti e le libertà (Mdl), partito della minoranza turca, ottiene il 14,17% e 34 seggi parlamentari. Seguono la coalizione nazionalista e xenofoba “Ataka” con 21 deputati e l’8,75% dei voti; e fanalini di coda, le tre forze più liberiste: la Coalizione delle forze democratiche unite, guidata dall’ex ministro degli Esteri Mihaylova (8,33%), i Democratici per una Bulgaria forte (7,08%) e l’Unione popolare bulgara del sindaco di Sofia Sofianski (5,42%). Sono dunque sette le forze politiche presenti in seno alla 40esima Assemblea nazionale della Bulgaria e il quadro che è risultato da queste politiche è il più complesso, a partire dal 1990. Innanzitutto, l’affluenza alle urne (56%) ha rasentato il minimo storico raggiunto nei 15 anni dalla fine del comunismo, indice di rassegnazione ma altresì di diffidenza. E ancora, la vittoria del Partito socialista non è stata schiacciante, avendo esso ottenuto una maggioranza relativa per governare necessiterà dell’appoggio di 120 parlamentari più uno.

Il leader del Partito socialista Sergey Stanishev ha scelto come partner di coalizione il Movimento per i diritti e le libertà, che faceva parte del governo uscente. Questo partito – guidato da Ahmed Dogan – vanta una partecipazione attiva alla vita politica del paese, si è apparentato a quasi tutti i partiti di maggioranza relativa che si sono succeduti al governo nella fase post-socialista. Va sottolineato come sia rilevante la presenza in Bulgaria di una consistente minoranza musulmana (quasi un milione) per lo più turcofona, e slavofona come nella comunità dei Pomaki. L’integrazione della minoranza musulmana nel paese ha favorito un clima di distensione e di amicizia nei rapporti turco-bulgari. Un fattore che ha di certo favorito il risultato elettorale ottenuto dal Movimento per i diritti e le libertà è stato il voto dei bulgari residenti in Turchia e in possesso della doppia cittadinanza.

La sorpresa più clamorosa delle elezioni è rappresentata dall’entrata in Parlamento del movimento Ataka (Attacco) – fondato dal giornalista Volen Siderov – la coalizione patriottico-nazionalista che difende i valori della nazionalità slava e della chiesa ortodossa, scagliandosi contro le minoranze come i rom e i turchi. Il movimento sorto dal nulla nel giro di qualche mese e piazzatosi al quarto posto ha raccolto consensi da una parte all’altra dello spettro politico bulgaro, contraddistinta da una forte acredine sociale e da ostilità nei confronti dei partiti esistenti. Ataka è a favore di una Bulgaria mononazionale, fuori dalla NATO, dall’Iraq, dal FMI e dalla Banca Mondiale. Le idee che lo contraddistinguono sono: nazionalismo e patriottismo. Alla base del suo successo potrebbe esserci il forte dissenso e gli incidenti scoppiati di recente tra la popolazione bulgara e i Rom. Si consideri che su una popolazione inferiore ad otto milioni di persone, vi sono quasi un milione di Rom. Essi sono soggetti a discriminazioni sociali, non hanno un lavoro, un alloggio, né diritto all’istruzione, pertanto è molto alto il tasso di criminalità. In seguito ai risultati elettorali, tutti i partiti hanno manifestato disagio ed espresso disappunto e preoccupazione per l’ingresso di Ataka in Parlamento. Esso dovrebbe essere fuori dai giochi delle coalizioni, ma il suo futuro potrebbe includere due opzioni: scomparire come una meteora, sebbene gli altri partiti pur rifiutando le soluzioni proposte dal movimento potrebbero appropriarsi delle idee afferenti le questioni sociali; oppure i partiti, facendo retromarcia, corteggeranno il movimento per ottenere il suo supporto.

Una coalizione di minoranza

Sin da subito dopo le consultazioni, il Movimento nazionale Simeon II (Mns), che ha governato il paese negli ultimi quattro anni, ha osteggiato i negoziati con il Psb. L’Mns, che ha perso più della metà dei voti ottenuti nel 2001 e che oggi dispone di 53 seggi in Parlamento, avendo deciso di rimanere all’opposizione, ha indotto Sergey Stanishev, incaricato di formare il governo, a costituire una coalizione di minoranza esclusivamente con l’Mdl, cercando l’appoggio di almeno cinque deputati delle altre forze politiche per riuscire a ottenere la maggioranza (121 voti) in Parlamento. Il leader del Psb ha visto bocciare il suo governo dai deputati dell’Mns, dai tre gruppi parlamentari di destra e da Ataka. Una volta fallito il primo mandato, secondo la Costituzione bulgara, il Capo dello Stato – Georgi Parvanov – dovrà conferire l’incarico di formare il gabinetto alla seconda forza politica in Parlamento. In tal caso spetta al’Mns. Le probabilità che il movimento del premier uscente riesca a raggiungere i 121 voti necessari sono alquanto esigue. Di certo non potrà contare sul Psb né sull’Mdl, il cui leader ha espressamente dichiarato di non supportare un secondo governo di Simeon. L’eventuale appoggio dei tre gruppi parlamentari di destra gli varrebbe solo 50 voti e Ataka potrebbe non concedergli i suoi 17 voti (quattro voti in meno rispetto ai 21 previsti, visto che quattro deputati hanno abbandonato il gruppo diventando indipendenti ). Se il mandato e le consultazioni non andassero a buon fine, la Bulgaria sarà costretta a tornare alle urne con conseguenze drammatiche di instabilità, considerando il rischio di vedere slittare la data di ingresso nell’Unione europea, fissata come per la Romania per il gennaio 2007. Il Partito Democratici per una Bulgaria forte e l’Unione popolare bulgara hanno proposto un gabinetto di esperti e guidato da una figura estranea ai partiti. Lo stesso ex presidente Jelyu Jelev ha avanzato l’opzione di costituire un gabinetto di tecnocrati, col compito di implementare le riforme necessarie per entrare nell’UE.

Se Stanishev fosse riuscito a costituire il governo, il suo programma si sarebbe basato sulla coesione sociale e lo sviluppo economico e, a livello internazionale, si sarebbe rivolto all’integrazione nelle strutture euro-atlantiche. Sì alle pratiche concertative, alla valorizzazione del ruolo dei tecnocrati, all’individuazione degli elementi parte del governo scelti in base a specifiche competenze. Quanto allo sviluppo economico, l’obiettivo dei socialisti consiste nel garantire concrete misure per diminuire la disoccupazione, potenziare il potere d’acquisto dei salari e dei redditi, migliorare la qualità dell’istruzione, della sanità e dei servizi sociali.

Conclusioni

Probabilmente la crisi politica è iniziata all’interno delle forze di destra precedentemente alle elezioni di giugno, per poi proseguire dopo. Ciò si evince dalla formazione delle tre entità politiche di destra come la coalizione delle Forze democratiche unite, il partito Democratici per una Bulgaria forte e l’Unione popolare bulgara, incapaci di offrire un’alternativa pragmatica al governo del Movimento nazionale Simeon II. L’ex re e premier uscente ha deciso di utilizzare con le forze di sinistra la stessa tattica a cui è ricorso in precedenza con i partiti di destra, vale a dire provocare una spaccatura. E la stessa Coalizione per la Bulgaria e quindi il Psb hanno subito una perdita delle frange più estreme dell’elettorato di sinistra i cui voti potrebbero essere confluiti verso il blocco nazionalista di Ataka, a causa di un programma elettorale, allineato con i programmi elaborati dalle socialdemocrazie europee.


Autore: Angelita La Spada
Fonte: equilibri.net


Per approfondire: Speciale Elezioni 2005



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