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Bulgaria: alla vigilia delle elezioni politiche

04.06.2005

Le nuove regole elettorali

Negli ultimi mesi il gabinetto presieduto dal Primo Ministro Simeon Saxe-Coburg ha stanziato per le prossime elezioni politiche uno ammontare di 8,2 milioni di euro per l’organizzazione elettorale e per la lotta all’astensionismo. In particolare il Governo, all’interno del budget, ha siposto ben 2 milioni di euro per pubblicità e contributi alla diffusione delle informazioni di voto. La presenza internazionale di Sofia ha costretto il paese ad uno sforzo finanziario per l’installazione di 300 sezioni divise in 78 paesi per permettere ai cittadini bulgari di votare all’estero comprese le zone nelle quali sono presenti truppe nazionali in operazioni militari internazionali compresi Afghanistan ed Iraq.

Anche il Parlamento, in previsione delle prossime consultazioni, ha approvato lo scorso 6 aprile, per la prima volta, l’obbligo per i partiti e per i singoli candidati indipendenti di dover pagare una cauzione alla Commissione Elettorale per registrarsi e quindi per potersi presentare di fronte all’elettorato. Formalmente la cauzione verrà restituita solo ed esclusivamente nel caso in cui il partito o l’indipendente ottengano un consenso pari o superiore all’1%. Il costo della registrazione varia da 20.000 euro per le coalizioni, 10.000 per i singoli partiti e 2.500 ed ha lo scopo di evitare che l’intero sistema delle candidature vanga invaso da un’infinita quantità di liste e nominativi che rischierebbero di creare confusione nell’elettorato. Proprio in questa direzione possiamo annoverare i provvedimenti presi dal Parlamento su suggerimento del Governo per immettere tutti i candidati all’interno di un’unica lista invece di consegnare ai votanti liste di colore diverso per ogni singolo partito o candidato. Lo scopo di questo provvedimento è quello di cerare di ridurre i brogli che, secondo le dichiarazioni della Commissione Elettorale, saranno quest’anno notevolmente ridotti.

Il confronto elettorale

La politica interna bulgara si troverà nei prossimi mesi, secondo quanto previsto dai sondaggi elettorali degli ultimi mesi, a dover concludere l’esperienza della coabitazione tra un Primo Ministro di ispirazione centrista e nazionale, Simeon Saxe-Coburg, ed un Presidente eletto tra le fila della coalizione di sinistra guidata dal Partito Socialista, Georgi Parvanov, eletto il 18 novembre 2001 al secondo turno con il 54,1%.

L’istituto di indagine elettorale Alpha ha monitorato costantemente la propensione al voto dei cittadini bulgari ed i dati di maggio sono particolarmente preoccupanti per l’attuale coalizione di governo, il Movimento Nazionale “Simeone II”. La coalizione, infatti, ritrova oggi stimata a raccogliere il 15% contro il 42,7% ottenuto alle generali del 18 giugno del 2001.

I dati di indagine elettorale hanno contemporaneamente messo in evidenza alcuni aspetti considerati preoccupanti dalle autorità e che riguardano il crescente astensionismo o la disaffezione alla partecipazione elettorale. Le dichiarazioni di non voto, che nel gennaio 2005 avevano raggiunto il 38%, quasi 4 volte quanto emerso nel 2001, è oggi sceso al 20%, una percentuale indubbiamente più ridimensionata. Ma a questi dati vanno aggiunti un ulteriore 20% che riguarda coloro che hanno deciso di recarsi alle urne ma che non hanno ancora scelto per quale partito o colazione votare e che in parte potrebbero aggiungersi ai non votanti proprio all’ultimo momento.

La maggiore coalizione di opposizione alla guida della quale si trova il Partito Socialista di Sergey Stanishev non ha tuttavia massimizzato appieno quanto probabilmente ha perso il Movimento Nazionale. Nel 2001 aveva ottenuto il 17,1% con appena 48 seggi su 240 disponibili in Parlamento ed oggi è quotata ad ottenere il 25%, una percentuale largamente superiore all’avversario ma forse troppo esigua per poter governare da sola.

Nel coso dei mesi la strategia del Partito Socialista è stata concentrata soprattutto nei confronti della disaffezione al voto di carattere giovanile. Messaggi di posta elettronica, inserzioni su internet ma anche un capillare movimento casa per casa nella tradizione dei partiti radicati sul territorio sono state le mosse più consuete adottate dal grande partito di massa. Secondo i suoi vertici lo scopo principale è superare l’1,8 milioni di voti e raddoppiare il risultato del 2001. Per raggiungere l’obbiettivo la strategia di Stanishev è quella di puntare sulla solidarietà e sulla lotta ai bassi salari del paese. La promessa di annullare la tassazione sugli investimenti stranieri accompagnata dall’obbiettivo di creare 240.000 nuovi posti di lavoro oltre al fatto di accrescere la spesa sull’Istruzione al 5,8% e quella sulla sanità al 6% del budget sembra essere una politica di compromesso con le esigenze del mercato e delle necessità della maggior parte dei suoi elettori.

La terza forza del paese che in questi anni è comunque rimasta ai margini della vita politica del paese è la coalizione di destra “United Democratic Forces” che nel 2001 aveva ottenuto il 18,2% e che a questo appuntamento elettorale è quotata ad ottenere, secondo i sondaggi, il 6,1%. Molti analisti elettorali bulgari, tuttavia, dubitano che la destra possa ottenere il 4% richiesto per poter accedere in Parlamento e ritengono che la popolarità dei partiti che ne fanno parte è in estremo calo di consensi. La politica liberista per migliorare la condizione economica del paese sono apparse sotto certi aspetti eccessivamente populiste. La riduzione al 18% dell’Iva, la riduzione di 5 punti percentuali dell’imposta sui redditi personali e fino al 10% quella per le aziende, appaiono irrealistiche soprattutto in un contesto economico non particolarmente stagnante. I dati del 2004 parlano infatti di una crescita del 5,3% sebbene l’inflazione faccia altrettanto al tasso di 6,4%. Il leader del partito, Nadezhda Mihailova, ha inoltre aggiunto l’importanza della riduzione della spesa dello Stato nell’Amministrazione rendendo, secondo il dettame liberista, l’apparato quanto meno invasivo dell’economia e delle libertà individuali.

Il Partito risulta tuttavia diviso e contestato dall’interno come ha dimostrato la defezione del parlamentare Mihail Mihailov, vice responsabile della commissione elettorale del partito, che ha accusato Mihailova di condurre le sorti della coalizione in modo eccessivamente autoritario.

Ma a rappresentare un importante ago della bilancia nel sistema politico bulgaro è il partito della minoranza turca, Movement for Rights and Freedoms, a capo di una coalizione che nel 2001 aveva ottenuto il 7,5%. Guidato dal carismatico Ahmed Dogan, durante la legislatura che sta per concludersi ha rappresentato un importante alleato per il Movimento Nazionale grazie al ruolo di multietnicità che questo movimento rappresentava all’interno del Governo in vista delle trattatiive per l’ingresso nella Nato e nel 2007 nell’Unione Europea.

Tuttavia, il maggior partito della rappresentanza turca nello scorso febbraio si è opposto alla privatizzazione della maggior industria del tabacco del paese, la Bulgartabak, costringendo il vice primo ministro Lidia Shuleva alle dimissioni. Le motivazioni sono quasi ed esclusivamente di carattere elettorale e di protezione della minoranza turca. Nell’industria del tabacco, infatti, sono presenti un notevole numeroso di cittadini bulgari di origine turca e questo spiega l’opposizione alla privatizzazione che avrebbe portato certamente a licenziamenti alla vigilia delle elezioni politiche.

Molti analisti, nonostante i sondaggi non attribuiscano al partito più del 4,5%, sostengono che la figura politica di Dogan sia destinata a emergere da semplice leader di un gruppo nazionale ad un ruolo di carattere nazionale. Il suo radicamento nella comunità turca ed il suo popolare appeal potrebbero portare il suo partito verso maggiori ambizioni.

Ciò che invece ha probabilmente fatto abbassare il consenso complessivo nei confronti del Movement for Rights and Freedoms è da inquadrare in due fattori principali. Il primo è da ricercare nel fatto che la capitalizzazione di consenso dopo la fine del Comunismo è finito e, di conseguenza, il partito si ripiega verso quella che oggi appare l’unica sua dimensione: quella etnica. Ma la paura più preoccupante che in parte spiegherebbe il calo di consensi del partito turco consiste nella crescente intolleranza etnica nei confronti di Ebrei, Balcanici e soprattutto Turchi. La paura dell’espansionismo di Istanbul in seno all’Unione Europea, la considerazione pregiudiziali dei giovani bulgari riguardo alla minoranza turca bollata di fanatismo religioso (62%) sono elementi che hanno preoccupato le organizzazioni umanitarie e quelle della tutela dei diritti delle minoranze. I dati raccolti sono ancora più preoccupanti perché riguardano quasi ed esclusivamente i giovani e non coloro che sono cresciuti sotto il regime di Todor Zhivkov che aveva annullato ogni differenza etnica. In questo processo di espansione del nazionalismo estremo sono da considerarsi vittime anche i musulmani provenienti dai Balcani, meno organizzati ma numerosi (4,7%) e non solo i Turchi che raggiungono tuttavia il 9,4%.

Conclusioni

In Bulgaria si prospetta un cambiamento di leadership alla guida del paese. La politica dell’ex sovrano Simeon Saxe-Coburg alla guida della colazione nazionale, che aveva sbaragliato l’opposizione riducendola ad una rappresentanza particolarmente esigua, sia a destra sia sinistra dello schieramento costituzionale, non è riuscita a mantenere la popolarità del Primo Ministro scesa oggi intorno al 32%. L’ascesa del Partito Socialista è stata accompagnata da un generale apprezzamento dell’intera leadership del partito che ha raggiunto il culmine con il 72% di gradimento per l’attuale Presidente dello Stato Georgi Parvanov.


Autore: Giacomo Goldkorn Cimetta
Fonte: equilibri.net


Per approfondire: Speciale Elezioni 2005



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