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Libia-Bulgaria: infermiere Aids, reazioni prudenti

31.05.2005 - Sofia

La Bulgaria giudica incoraggiante ma non completamente favorevole la decisione di oggi dell'Alta Corte di Tripoli di rimandare al 15 novembre prossimo la decisione sull'appello contro la condanna a morte di cinque infermiere bulgare e di un medico palestinese accusati di aver trasmesso l'Aids con sangue infetto a 426 bimbi ricoverati in un ospedale pediatrico a Bengasi.

Una notizia incoraggiante, ha detto il presidente della Bulgaria, Georgi Parvanov, che la settimana scorsa era stato in visita ufficiale in Libia e si é incontrato con Mouammar Gheddafi. In un comunicato stampa la presidenza bulgara valuta che “rinasce la speranza di chiarire la verità sulla tragedia e dimostrare l'innocenza dei bulgari”. Il premier della Bulgaria, Simeone di Sassonia Coburgo-Gotha, consiglia di agire con molta discrezione ed in una dichiarazione alla radio nazionale bulgara ha detto che la decisione di oggi della Corte suprema della Libia “non é favorevole” alle infermiere bulgare, in quanto dovranno rimanere ancora diversi mesi in prigione.

Secondo il ministro degli Esteri, Solomon Passy, il fatto che oggi non é stata confermata la condanna a morte degli imputati dimostra che la giustizia in Libia ha cominciato a considerare in maniera più attenta gli argomenti della difesa. Le cinque infermiere bulgare ed il medico palestinese il 6 maggio 2004 dal tribunale di Bengasi sono stati condannati a morte per fucilazione.

Durante l'intero processo, iniziato nel 2000, gli imputati si sono sempre dichiarati innocenti denunciando di aver subito durante l'istruttoria torture e sevizie: scosse elettriche, bastonate e pestaggi mentre erano legati ai letti. Nel corso degli anni il governo bulgaro si é impegnato a fondo per aiutare la difesa dei bulgari coinvolgendo anche gli ambienti politici di diversi Paesi, in primo luogo Usa e Gran Bretagna, affinché fosse garantita trasparenza e imparzialità del processo.

Su richiesta della difesa il tribunale di Bengasi ha esaminato anche un rapporto preparato da due esperti di Aids famosi in tutto il mondo, l'italiano Vittorio Colisi e il francese Luc Montagnier. Nel loro rapporto si afferma che a causa della scarsa igiene nell'ospedale pediatrico, già negli anni 1997-1998 - ovvero quasi un anno prima che le bulgare fossero assunte - circolava un'infezione di Aids.


Fonte: ANSA




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