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La miracolosa fuga di Mom, lo schiavo sulla sedia a rotelle

20.04.2005

Mom stava badando al suo orto, nelle campagne bulgare, quando due uomini lo avvicinarono e gli domandarono: "Vuoi venire a lavorare in Italia?". La proposta in sé non era strana, in effetti, molti suoi connazionali facevano altrettanto. Ma erano ragazzi validi, in grado di sopportare la fatica. Mom ebbe il dubbio che lo stessero prendendo in giro. Chiese che cosa poteva fare in Italia o in qualunque altra parte del mondo uno come lui, mutilato di una gamba e di una mano a causa di un incidente che gli era capitato tanti anni prima. I due, che erano turchi d'origine ma bulgari per cittadinanza, gli spiegarono che era proprio l'handicap il suo tesoro: "In Italia quelli come te non solo hanno l'assistenza medica gratuita ma anche una pensione d'invalidità che da sola basta a vivere, e avanza anche qualcosa da mandare a casa.

Mom, che ha 55 anni ed è analfabeta, chiese tempo per ragionarci, fece un po' di conti e alla fine accettò. Partì.

Alla macchina era agganciato un carrello dove erano state sistemate due sedie a rotelle. A bordo c'era, infatti, un altro mutilato, Svevo si chiamava, del quale perse le tracce poco dopo aver varcato il confine.

Naturalmente, non appena giunse in Italia, Mom fu costretto con la violenza a chiedere l'elemosina. Per tutto il giorno vagava con la sedia a rotelle per una città di cui non conosceva nemmeno il nome. La sera gli portavano via tutto. Era completamente in balia dei suoi padroni: la mattina lo accompagnavano nella zona da battere, lo controllavano a vista, intervenivano se avevano l'impressione che stesse comunicando qualcosa. Precauzione quasi del tutto inutile, visto che Mom non sa parlare altro che il bulgaro.

Alla fine, i controlli si affievolirono. O, più probabilmente, i suoi aguzzini non s'insospettirono nel vedere che Mom scambiava qualche parola con una donna, una mendicante come lui. Non s'accorsero che Mira era bulgara e che, in un attimo, aveva capito la condizione di schiavitù di quell'uomo sulla sedia a rotelle. Gli propose di scappare. Mom accettò subito. Guidato dalla sua nuova amica, arrivò in un'altra città e per la prima volta seppe come si chiamava: Padova. Mira gli spiegò di avere delle conoscenze tra i nomadi.

Restò impressionato quando, giunto nel campo, vide che c'erano moltissimi uomini in condizioni simili alle sue. Capì il perché di quell'affollamento di mutilati pochi giorni dopo, quando colse alcune frasi d'una conversazione tra Mira e uno dei boss del campo. L'amica lo stava vendendo.

In quell'istante decise di fuggire un'altra volta. E ci riuscì con facilità, forse perché nessuno pensava che fosse capace di farlo. Raggiunse la stazione e salì sul primo treno. Si ritrovò a Rovigo. Ebbe anche la forza di entrare in un commissariato di polizia. Provò a raccontare la sua storia, ma non c'era nessuno in grado di capirlo. Forse lo presero per pazzo per la concitazione con cui diceva quelle frasi incomprensibili. Alla fine temette d'essere fermato e andò via. Tornò alla stazione, salì su un altro treno, questa volta con una destinazione precisa. Aveva sentito che da Bologna partivano dei mezzi che avrebbero potuto riportarlo a casa.

Lo trovarono alcuni giovani operatori del comune mentre vagava per le strade del centro alla ricerca della fermata dei pullman per la Bulgaria. Sapeva che quella fermata esisteva, ma non era stato in grado di chiedere dove si trovava. Era agitatissimo, disperato, nel pieno d'una crisi d'ansia. Riuscì solo a dire di voler tornare a casa.

La sua storia non sarebbe altro che una delle tante di sfruttamento oltre ogni limite d'umana pietà, una delle tante cupe storie del nostro Medioevo, se non fosse accaduto un fatto strabiliante. Poche ore dopo aver parlato con qualcuno in grado di capirlo, Mom era un uomo felice. Raccontava con entusiasmo dei nipoti che aveva lasciato a casa, faceva progetti sulla sua vita futura. Trasmetteva ottimismo e voglia di vivere alle persone che l'assistevano. Ha gioito quando ha saputo che gli sarebbe stato dato un piccolo aiuto economico dall'Oim.

Quelli che l'hanno conosciuto raccontano la sua storia sbalorditi e quasi imbarazzati, come se temessero di non essere creduti. Un miracolo, avrebbe detto qualcuno se Mon, nel suo pellegrinare, si fosse fermato a pregare in qualche chiesa o avesse invocato qualche santo. Ma non risulta che qualcosa del genere sia accaduto. Pare che Mom il miracolo l'abbia in se stesso, semplicemente nella sua dignità di uomo, nella sua capacità di comunicarla con lo sguardo e col sorriso. Alla fine ha trovato la fermata: è tornato in Bulgaria e ha ripreso la sua vita di sempre.

La storia di Mom ci è stata raccontata dall'Oim (Organizzazione internazionale per le migrazioni) di Roma


Autore: Giovanni Maria Bellu
Fonte: La Repubblica




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