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3 marzo 1878: la liberazione della Bulgaria

03.03.2005

Il 3 marzo la Bulgaria celebra il suo anniversario più importante, quello della liberazione dal dominio ottomano. Per quasi cinque secoli le terre dell'odierno stato bulgaro, così come quelle di molti paesi vicini, sono state sotto il controllo di un impero, quello Ottomano, che come tutti gli imperi ha esercitato il proprio dominio mediante la violenza e l'oppressione. Cancellazione dell'identità nazionale, repressione di ogni libertà e sfruttamento economico sono i destini che gli abitanti delle terre bulgare hanno purtroppo dovuto condividere con le altre piccole nazioni dell'Europa Orientale.

La liberazione è venuta nel 1878, con la vittoriosa guerra della Russia contro l'impero ottomano, che ha visto una grande e coraggiosa partecipazione del popolo bulgaro. Se questo evento rimane impresso nella memoria dei bulgari come uno dei momenti più felici della propria storia, non bisogna dimenticare le enormi sofferenze che ha comportato, e non bisogna dimenticare che la guerra, da sola, non avrebbe mai potuto liberare il popolo bulgaro.

Quasi un secolo di lotte per l'affermazione della propria identità attraverso il recupero della propria cultura, la creazione di un sistema di istruzione ed il sacrificio della propria vita da parte di alcuni grandi patrioti come Hristo Botev e Vasil Levski, ma anche di migliaia di anonimi, non meno coraggiosi: è questo il patrimonio di libertà e coraggio che ha potuto trasformare un evento terribile e devastante, come la guerra tra due grandi stati, nella liberazione di un popolo oppresso.

Ma, vista a 125 anni di distanza, la data del 3 marzo sembra essere in realtà solo il primo giorno di un lungo processo di liberazione.

Subito dopo la guerra, i confini degli interi Balcani sono stati ridisegnati dalle grandi potenze senza assolutamente tenere conto delle popolazioni locali. Sono state create nuove forme di vassallaggio, diretto, come nel caso della Bulgaria, rimasta divisa ancora a lungo in una zona settentrionale libera e in una meridionale sotto il controllo dell'impero ottomano, o indiretto, tramite l'invio di monarchi stranieri o la tutela interessata degli stati più potenti. Ma anche a livello interno i nuovi stati balcanici si sono ritrovati tutti, senza eccezioni, ad affrontare enormi problemi e quelli primari della povertà e della convivenza tra diverse nazionalità sono stati spesso affrontati nell'interesse di pochi potenti, spezzando le reti di solidarietà che si erano create durante il processo di liberazione.

Il risultato, in Bulgaria come altrove, è stato quello di tragiche repressioni e di spostamenti di popolazioni, fino alle guerre balcaniche, il delirio di una ristretta casta di monarchi e militari, costato la vita a centinaia di migliaia di bulgari, così come di civili e soldati dei paesi vicini.

Queste guerre, insieme alla Prima guerra mondiale, hanno lasciato una pesante eredità alla Bulgaria: nel ventennio successivo le rivendicazioni di equità ed emancipazione, così come le questioni nazionali irrisolte, si sono continuamente scontrate o intrecciate con i piani di chi puntava solo al proprio potere o delle ben più potenti e ricche "grandi nazioni".

Alcune pagine tristi di questo periodo, come gli stretti rapporti con il fascismo e il nazismo, l'introduzione di leggi antisemite e la deportazione degli ebrei di Macedonia, o le repressioni contro la minoranza turca, hanno visto tantissimi bulgari coraggiosi che si sono battuti, anche a costo della propria vita, in solidarietà con i propri fratelli di altra nazionalità e per liberare il proprio paese.

Una menzione particolare va al salvataggio degli Ebrei bulgari, caso unico in un paese alleato della Germania Nazista: una pagina molto bella della storia bulgara, purtroppo non da tutti conosciuta. Nel marzo del 1943, quando erano stati già stati impartiti gli ordini per la deportazione degli Ebrei e predisposti i treni con destinazione Auschwitz, grazie alla mobilitazione e alla volontà di pace di moltissimi bulgari, tra i quali anche il deputato Dimitar Peshev, si riuscì a fermare questo crimine.

Nonostante una miscela potenzialmente esplosiva, come quella costituita dalle gravi persecuzioni della minoranza turca in Bulgaria subite negli ultimi anni del regime comunista, e dal protrarsi di una pesante crisi economica e sociale che ha caratterizzato il periodo successivo al 1989, la Bulgaria ha avuto la capacità di non essere sconvolta nella follia nazionalistica e trascinata nelle tragedie che hanno devastato i vicini paesi della ex-Jugoslavia.

Abbiamo voluto ricordare questi episodi, perché celebrare il 3 marzo oggi non è un atto di formalità, ma perché segna l'inizio di un processo di liberazione che è ancora vivo e attuale. I bulgari possono affermare con orgoglio di essere protagonisti di una storia tormentata, ma contraddistinta da grandi successi. Primo fra tutti l'aver costruito la propria libertà nella pace.

Relazione tenuta in occasione della festa nazionale bulgara organizzata dall'Associazione Bulgaria-Italia a Verona il 02 marzo 2003.


Autore: Andrea Ferrario




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