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La rosa bulgara in Afghanistan

14.11.2004

L’agenzia italiana Asianews ha fatto un annuncio molto interessante: in Afghanistan al posto dei papaveri da oppio fioriranno rose. Più di 100 contadini nella provincia sud orientale di Ningharhar, hanno deciso di abbandonare le piantagioni illegali di papaveri per campi di rose. L’Afghanistan è al primo posto al mondo di produzione di oppio, ma per via del progetto rilanciato dall’ONG tedesca e dell’ UNDP (United Nations Development Programme), questo autunno saranno piantate circa 40 mila rose per poter lanciare la produzione di olio di rosa all’posto della droga. Le piante arriveranno dalla Bulgaria! Altre 90,000 rose saranno piantate la prossima primavera.

L’investimento iniziale è di 100,000 dollari. Secondo UNDP, molti investitori internazionali hanno gia espresso interesse significativo per il progetto “rosa olifera”. Ercan Murat, direttore dell’ UNDP in Afghanistan dichiara che il progetto mira a sviluppare il settore del privato in un Afghanistan in via di ricostruzione agricola e rappresenta “la possibilità di inserire il paese in una nicchia di mercato attualmente in crescita”. Un indagine di questo mercato condotta dai tedeschi di Agro Action e della Altai Consultino, ditta con sede a Kabul, ha confermato che i profumi come prodotto di esportazione hanno un alto potenziale di guadagni.

Secondo lo studio, la richiesta di olio di rosa dall’industria delle fragranze in Europa e Stati Uniti è alta e gli acquirenti sono in cerca di nuovi fornitori. Le condizioni per realizzare il progetto in Afghanistan sono ottime: il clima e le condizioni del terreno sono adatte alla coltivazione delle rose; l’olio di rose non ha grandi spese di trasporto – peso leggero e volume non ingombrante. La produzione di olio di rose è stata una tradizione fino al 1970, quando nella provincia di Kabul si occupavano di questo settore. Secondo Agro Action, il “progetto rose” in Afghanistan può rappresentare un mezzo di sussistenza per i contadini locali e in futuro un possibile sostituto alle coltivazioni di oppio.

Nel suo comunicato, Asianews ricorda che l’Afghanistan è il più grande produttore mondiale di papavero da oppio, da cui si ricava l’eroina. L’80-90% dell’eroina consumata in Europa arriva dall’ Afghanistan. I guadagni annui si aggirano intorno ai 30 miliardi di dollari, dei quali 2,5 miliardi rimangono in Afghanistan e costituiscono un terzo dell’economia totale del paese. Le coltivazioni coprono oltre 30,000 ettari di territorio. In una nazione dove il reddito annuo pro capite è di circa 186 dollari e solo 12% della popolazione ha accesso al sistema sanitario, la droga rappresenta una prospettiva allettante. Le coltivazioni di oppio impiegano circa 2 milioni di afgani, che guadagnano 7 dollari al giorno – più del doppio dello stipendio di un afgano medio. Il commercio di droga è fonte di instabilità nel paese e i ricavi finanziano guerre locali e i gruppi terroristici.

Tempo fa, in un servizio televisivo, la televisione italiana ha fatto spiegare dai contadini afgani perché coltivano il papavero da oppio e non il grano turco o il frumento: perché il prezzo di vendita è cosi basso, non vale la pena strapazzarsi. Ecco perché, preferiscono il papavero, facile da coltivare e molto più conveniente economicamente.

Dopo tutto quello che abbiamo detto fin qui, arrivano spontaneamente tante domande e idee logiche. Nel materiale della Asianews non è descritto in che modo e chi dalla parte bulgara sarà impegnato nella esportazione delle piante di rose. E’ vero però, che la Bulgaria e conosciuta nel mondo con il suo olio di rose e adesso, dal punto di vista umanitario partecipa in una iniziativa molto generosa. Bisogna sperare che questa iniziativa non avrà un effetto contrario, cosi come è successo ai produttori tessili in Italia nella provincia di Biella. Non tanto tempo fa, loro si sono sbarazzati dai vecchi macchinari, rivendendoli senza pensare alle conseguenze, a produttori cinesi e coreani. Il risultato è che oggi le stoffe degli asiatici hanno conquistato il mercato mondiale per i prezzi bassi. Invece le industrie tessili biellesi falliscono una dopo l’altra, perché nonostante l’alta qualità del loro prodotto, date le condizioni attuali del mercato, non crea nessun privilegio.

Un’altra riflessione ancora: se un contadino afgano si è convinto di coltivare rose al posto dei papaveri da oppio per il quale impegno guadagna 7 dollari all’giorno, vuol dire che per la coltivazione delle rose non rinuncerà a questo guadagno. Da questo punto di vista quindi si deve capire se è stata valuta bene la tradizione bulgara ed il sacrificio di tutta la gente impegnata in questa attività nella Valle delle rose in Bulgaria? Bisogna ricordare che le richieste del mercato internazionale di olio prodotto dalle rose bulgare e di 1,300-1,500 kg annuo, invece secondo il ministro Dikme annualmente in Bulgaria si producono tra 700-800 kg. Una proposta di legge per la coltivazione delle rose e la produzione di olio di rose, si deve ancora discutere in Parlamento. La speranza è che un giorno non si arrivi al punto di fare dei sospiri come è capitato al notissimo Baj Ganjo (commerciante di olio di rose nel omonimo romanzo di Aleko Konstantinov):” Dov’è mai quel tempo quando, a dire olio bulgaro correvano come vespe al miele, ma adesso…”.


Intervento della corrispondente Elena Chahanova durante la trasmissione “Horizont za vas” della RNB


Autore: Elena Chahanova
Fonte: Radio Nazionale Bulgara


Per approfondire: Notizie di Economia



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