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Genscher: Zhivkov amava la Germania ma non aveva un'alta opinione sulla DDR

13.10.2004 - Sofia

L’ex Ministro degli Esteri della Repubblica federale tedesca si ricorda che i dirigenti bulgari erano più aperti e flessibili degli altri leaders comunisti

Hans-Dietrich Genscher è nato il 21 marzo 1927 a Reideburg, Saalkreis nell’ex Germania Orientale. Durante la Seconda guerra mondiale per un breve periodo è prigioniero delle forze americane e britanniche. Dal 1946 al 1949 studia diritto e economia nelle Università di Halle e Lipsia. Nel 1952 lascia la DDR e passa nella Germania Federale. Diventa membro del partito liberaldemocratico (F.D.P.) e inizia una carriera politica. Nel 1954 diventa avvocato a Brema. Dal 1965 al 1998, senza interruzione, è deputato al Bundestag. Negli anni 1969-74 è Ministro federale dell’Interno. Dal 1974 al 1992 è Ministro federale degli Affari Esteri e Vicecancelliere. Nel maggio del 1992 all’età di 65 anni dà le dimissioni dalle due cariche di sua spontanea volontà. Da allora è presidente onorario del F.D.P.

Egregio sig. Genscher, Lei è uno dei maggiori diplomatici dei tempi della Guerra Fredda, forse il più grande. In questi anni Lei era in continuo contatto con i leader comunisti della Bulgaria – con Todor Zhivkov, con Petar Mladenov. Che tipo di persone erano?

Sia Zhivkov, che Mladenov, si presentavano come più aperti rispetto i dirigenti degli altri paesi socialisti. Parlavano in maniera meno convenzionale e con meno stereotipi ripetuti costantemente. Con loro era più facile scambiare qualche informazione privata e ridere su qualche fatto personale.

Che cosa pensavano loro dell’URSS? Erano dei fedeli alleati o erano semplicemente dei pragmatici perché capivano che non si poteva cambiare nulla?

Io penso che voi eravate un alleato dell’Unione Sovietica diverso. Sottolineavate la vostra identità bulgara con più forza rispetto gli altri . Succedeva in maniera più espressa con Zhivkov che con Mladenov. Voi agivate in modo del tutto consapevole, tenendo in considerazione le esistenti relazioni di potere, e rispettavate il limite delle vostre possibilità di movimento.

Che cosa speravano Zhivkov e Mladenov in questi frequenti incontri con Lei?

Loro vedevano in Germania Federale il partner più importante non solo economico ma anche politico. Anzitutto, Zhivkov non ha mai dato motivi di sospetti circa le sue simpatie nei confronti dei tedeschi, come non ha dato nessun motivo di sospettare che potesse raggirare la Germania e spostare i suoi interessi sulla DDR. Certo, loro promettevano di rinforzare le relazioni economiche per migliorare la loro condizione.

Che cosa sperava di ottenere da questi incontri?

Per me era molto importante mantenere i rapporti con i vari membri del Patto di Varsavia. A differenza di altri, io vedevo uno sviluppo completamente diverso e posizioni diverse nei vari paesi. Io dovevo prima di tutto convincere questi paesi nella correttezza della nostra volontà nello spirito della Ostpolitik* e nell’Atto conclusivo di Helsinki. Io, naturalmente, sapevo che Mosca sarebbe informata dei miei discorsi. Ma ciò poteva solo essere utile in attesa che anche lì si sarebbero convinti che noi pensiamo in modo leale e che tutto questo faceva parte dell’unità tedesca, così come è scritto nel Memorandum dei trattati di Mosca**.

C’è stato in Bulgaria il tentativo di creare il “comunismo gulash” per migliorare almeno le condizioni di vita?

L’espressione “comunismo gulash” viene associato meglio all’Ungheria. Però anche a Sofia si parlava di miglioramento delle condizioni di vita e di una determinata autonomia in limiti più ristretti. A Sofia esisteva un altro problema – era necessaria una modernizzazione industriale veloce, in modo da trasformare il carattere agricolo del paese.

Lei sperava di contribuire a questa apertura tramite le relazioni economiche?

La collaborazione economica porta sempre a degli effetti politici.

In Bulgaria non c’erano movimenti dissidenti importanti. Come si spiega questo?

Avevo una visione molto fugace sulla società bulgara per poter valutare. Mi sembrava che le due componenti, il sottolineare dell’identità bulgara e la modernizzazione del paese, fossero viste dalla dirigenza da raggiungere non tramite il marxismo-leninismo.

In questo senso Lei allude che Zhivkov fosse una specie di dissidente. Non pensa che i politici bulgari fossero dei dissidenti nei confronti dei sovietici? O forse si consideravano più furbi di loro? Zhivkov odiava i russi, li disprezzava?

Zhivkov sottolineava continuamente l’identità culturale della Bulgaria. Lui diceva ripetutamente che i russi hanno preso dai bulgari l’alfabeto cirillico. Sottolineava anche che nel suo paese non sono stanziate forze militari russe, e diceva anche che era stato il primo ad esprimersi in un incontro tra i dirigenti del Patto di Varsavia contro un’invasione militare in Polonia nei tempi di “Solidarnosc”.

Che cosa pensa dei progetti legati a sua figlia Ljudmila, morta nel 1981?

Penso che la nomina di sua figlia come Ministro della cultura e la sua attività fossero determinate dagli sforzi di Zhivkov di rafforzare l’identità culturale della Bulgaria.

Erano onesti i leader bulgari nel parlare con Lei?

Non avevo nessun motivo di dubitarne.

Sospettava che non si sentissero liberi di dire quello che pensano perché potesse essere riportato ai russi?

In tutte le capitali dei paesi socialisti avevo l’impressione che si parlasse in maniera da non lasciare intendere una critica a Mosca.

Lo spionaggio viveva il suo secolo d’oro. Ha da dire qualcosa in merito? Nel suo lavoro erano più importanti i rapporti dell’Intelligence o le informazioni della diplomazia classica?

Mi fidavo esclusivamente dell’informazione dei nostri diplomatici.

Ci sono stati dei momenti in cui i leader bulgari hanno aperto il loro cuore davanti a Lei?

Come ho già detto, in certo senso erano più aperti e più flessibili degli altri. Zhivkov sottolineava sempre i legami tra la Bulgaria e la Germania. Una volta ha fatto perfino riferimento all’alleanza tra i due paesi nelle due guerre mondiali.

Che cosa pensavano loro della DDR e che cosa pensava Lei dei suoi vicini orientali in quelli anni? L’unità della Germania non era un’utopia?

Non avevo l’impressione che avessero un’alta considerazione della DDR. In più, il mio parere era che loro non escludessero affatto un’unificazione tedesca. La fine della DDR come risultato dell’unificazione tedesca non era un’utopia ma l’obiettivo centrale della mia politica estera. Senza dubbio la DDR era l’anello più debole nella fila dei paesi socialisti. A essa mancava l’identità nazionale alla quale Zhivkov attribuiva tanta importanza. Per me la costruzione del Muro nel 1961 fu l’inizio della fine della DDR perché fu un’ammissione di debolezza, e non di forza. Uno stato che deve chiudere i propri cittadini perché non scappino, non ha futuro.

Quanto importanti erano i rapporti della Germania con la Bulgaria di allora? Avevate bisogno di un consiglio bulgaro su come comportarvi con i russi, su come capirli meglio?

Consideravo i miei rapporti con la Bulgaria come particolarmente importanti. Come ho già detto, tramite la Bulgaria si potevano far intendere a Mosca le nostre serie intenzioni di concordanza.

C’è stato un preciso momento in cui Lei si è accorto che il mondo cambia?

Io partivo sempre da questa posizione perché questo era il fine della mia politica. Nel settembre del 1988 a New York ho predetto a Shevardnadze che nell’estate del 1989 nella DDR si arriverà a grandi manifestazioni.

Che cosa pensava degli americani? Capivano loro l’Europa, capivano la Germania di quelli anni oppure si erano focalizzati principalmente su Cremlino?

Gli americani giustamente hanno visto in Germania Federale il loro partner più importante in Europa. Noi portavamo in tutti i sensi il peso fondamentale della difesa occidentale contro minacce di ogni tipo. Quando nella primavera del 1989 George Bush ci ha proposto la “partnership nella leadership”, per me questo non era che una conferma della posizione americana.

Che cosa pensa della “pista bulgara” nell’attentato al Papa? Che cosa pensa della CIA? E in generale dell’ Intelligence – sono utili per una comprensione migliore o al contrario?

Zhivkov sfruttava ogni occasione dopo l’attentato per difendersi infuriato contro le accuse sull’implicazione dei sevizi segreti bulgari. Per quanto all’altra parte della sua domanda, non mi considero un esperto in materia.

Che cosa pensa dell’odierna Europa allargata?

L’allargamento dell’Europa è una conseguenza logica del superamento della divisione dell’Europa. Spero che la Bulgaria diventi presto membro della UE.


* Ostpolitik – un termine cumulativo per riferirsi ai trattati firmati tra il governo social-liberale della Germania e i paesi dell’Est tra 1970 e 1973:

- Accordi con Mosca (agosto 1970)
- Accordo di Varsavia con la Polonia (dicembre 1970)
- Accordo di base con DDR (dicembre 1972)
- Accordo di Praga con la Cecoslovachia (dicembre 1973)

Si tratta dell’Ostpolitik di Willy Brandt e Walter Scheel per la quale Brandt riceve il Premio Nobel del 1971. Gli accordi riconoscono la non violabilità dei confini esistenti, il confine occidentale della Polonia, il confine tra la DDR e la Germania Federale, i paesi rinunciano all’uso delle armi.

** Memorandum degli accordi di Mosca – sotto l’insistenza della Germania Federale in un testo separato viene specificato che questi accordi non contraddicono la lotta del popolo tedesco per la sua unità. In questa maniera la questione tedesca rimane aperta.


Autore: Georgi Gotev
Fonte: Sega
Traduzione: Sonia Domoustchieva




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